Il caso Cimino/Povero giornalismo se l’ingiuria si sostituisce alla dialettica

nell'articoloNel mio ultimo sblog (La morìa dei quotidiani cartacei molisani/Ma il vero problema è quella cosa coraggiosa e liberale chiamata pluralismo). Avevo preso spunto da un intervento a firma Vincenzo Cimino, consigliere nazionale dell’OdG del Molise, per affrontare lo spinoso tema dell’informazione regionale reso scottante dalla “morte” cartacea del “Quotidiano del Molise” e dalla conseguente unica presenza in edicola di “Primo piano”.

Una morte e una sopravvivenza che lasciano comunque aperto il problema di fondo del nostro sistema mediatico: quello di concepire il pluralismo come equidistante concessione di spazi sia a destra che a sinistra, anziché come apertura alle voci più disparate attraverso inchieste, approfondimenti, editoriali, pagine culturali, interviste puntute e controlli sul rendimento delle istituzioni.

Ci sono infatti solo due modi per assicurare lunga vita a un giornale (e a un’emittente TV): o contare su finanziamenti in perdita economica (ma non politica) oppure dotarsi di una autentica grinta pluralista sganciata dal potere in carica. E’ quest’ultima l’unica linea editoriale che può assicurare non solo la sopravvivenza ma il successo e la crescita di qualsiasi testata.

Quando il “Quotidiano del Molise” annunciò la sua scomparsa dalle edicole, accusò Toma di “assassinio” e affermò che “quando chiude un giornale, perde la democrazia, viene meno una voce del dibattito democratico ed è una sconfitta per il pluralismo”. Sicuramente la democrazia ci perde e non so se ne soffrirebbe il dibattito democratico. Quanto alla sconfitta del pluralismo, siamo alla corona che si depone sulla tomba di un milite ignoto.

Questo è il tema che mi ha indotto a polemizzare col suddetto Cimino per fargli notare che il suo invito a “stringersi tutti intorno a Primo Piano, ultimo baluardo che resta del cartaceo quotidiano” non sta nel cartaceo, di cui io sono orfano e idolatra, ma sta appunto nel milite ignoto. Da un consigliere nazionale dell’Ordine cui appartengo da ben 65 anni, mi sarei perciò aspettato un minimo di consapevolezza e di conoscenza e una risposta dialettica, anche dura, ma calibrata al livello dei problemi da me sollevati. E invece, messo evidentemente di fronte a cose più grandi di lui, sentite che cosa mi risponde su FB:

  1. Inizia scusandosi col Bene Comune per aver dato per morto il suo mensile cartaceo “a causa, scrive testualmente, di una distrazione dovuta all’aver inviato l’articolo al direttore di Primopiano, non chiedendogli la pubblicazione, alle 3 di mattina quando non ero particolarmente lucido”! Capite che con questo disarmante autogol, il caso potrebbe chiudersi qui, se non fosse che poi, sempre con la stessa lucidità mentale, il consigliere:

  2. Risponde con un pietoso “lei non sa chi sono io”, definendo me “l’ultimo arrivato in via XXIV maggio” (cioè all’OdG Molise) e definendo lui “difensore a gratis di una categoria in declino forse anche per colpa di chi, baciato dalla fortuna, scrive gratis”.

Non si dovrebbe nemmeno rispondere alle castronerie di questo martire del giornalismo che scrive in ore antelucane poco lucidamente e perfino gratuitamente con l’unico emolumento di viaggetti a Roma (rimborsati anche a spese di noi pensionati). Succede però che la sua mancanza di pudore e di ritegno morale è giunta al punto di chiudere la risposta dandomi della “capra”. Dunque il minimo che mi sento di rispondere a un interlocutore di tale sconfortante, ignobile e ingiurioso livello “dialettico” è che la sua poca lucidità va ben oltre le 3 del mattino.

Postilla – Un anno fa mi sono trasferito dall’OdG del Lazio a quello del Molise per chiudere la mia carriera dove l’ho iniziata insieme a Gaetano Scardocchia e Federico Orlando. Questo episodio non mi fa recedere dalla decisione ma non direi di sentirmi a mio agio.

Giuseppe Tabasso130 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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