Dopo la vittoria del sì al referendum

di Umberto Berardo

I risultati del referendum sulla diminuzione del numero dei parlamentari hanno visto prevalere nettamente i sì per il 69,64% a fronte del 30,36% dei no.

Dunque due terzi dei votanti, con un’affluenza alle urne del 53,8%, hanno deciso di confermare il taglio deciso in Parlamento, mentre un terzo vi si è opposto.

In Molise i sì hanno raggiunto un record nazionale con il 79,89% e un’affluenza del 47,5%.

Il numero dei deputati passa da 630 a 400 mentre quello dei senatori da 315 a 200.

La prima riflessione che andrebbe fatta a nostro avviso è quella relativa al fatto che decisioni di tale importanza non possono essere lasciate alla metà degli aventi diritto al voto perché un referendum senza quorum rende difficile il principio della sovranità popolare.

Questo riguarda le regole di svolgimento di tali consultazioni popolari ma ovviamente anche la responsabilità partecipativa dei cittadini.

Il Movimento Cinque Stelle rivendica la paternità della legge che riduce il numero dei parlamentari, ma forse dovrà piuttosto analizzare il crollo elettorale registrato in queste amministrative in cui il consenso è franato paurosamente riflettendo se non sia l’inizio della dissoluzione.

Probabilmente anche chi ha votato la loro proposta di modifica del numero di deputati e senatori non ne condivide la linea complessiva né ha fiducia nelle loro competenze sul piano amministrativo.

Di sicuro le idee oltranziste di alcuni leaders del Movimento potrebbero continuare a bloccare lo stesso su posizioni populiste e talora puramente demagogiche.

Tuttavia l’antipolitica dovrà pur fare i conti con proposte di organizzazione della società di livello nazionale e locale altrimenti una china disfattista segnerà appunto la fine di un’esperienza.

I risultati del referendum dicono anche che il fronte del no è mancato di rappresentanza perché la cosiddetta Sinistra ormai dimostra con chiarezza la sua incapacità ad uscire dal vuoto di analisi e di proposte concrete sui problemi.

Ora i suggerimenti per integrare questa modifica monca ed al momento pericolosa per il Paese dovranno arrivare, perché senza una legge elettorale decente che rispetti il diritto di scelta del popolo una democrazia vera non potrà esistere.

Per manifestare coerenza occorrerà altresì metter mano ai privilegi dentro e fuori del Parlamento costituiti da indennità scandalose percepite oltretutto da soggetti spesso non sottoposti ad alcun controllo nella responsabilità degli impegni assunti.

Abbiamo già scritto prima della consultazione che il confronto sui temi posti dal referendum è stato molto approssimativo né si è occupato delle vere questioni che riguardano il corretto funzionamento e l’efficacia rappresentativa delle istituzioni democratiche.

Pochi ad esempio si sono domandati come mai si è chiesta la diminuzione del numero dei parlamentari senza prevedere l’eliminazione dei senatori a vita che, con il massimo rispetto per chi ricopre quel ruolo, nulla hanno a che vedere con la rappresentanza e la sovranità popolare.

La sensazione avuta è che talune ragioni sulla composizione, sui meccanismi e sui parametri di rappresentanza del Parlamento ma anche delle altre istituzioni non abbiano avuto lo spazio adeguato per indurre i cittadini a riflessioni razionali, articolate e funzionali al bene di una vera democrazia partecipata.

Le funzioni delle due Camere non cambiano in quanto il Parlamento rimane un bicameralismo perfetto.

Il risparmio del taglio, non facilmente calcolabile, sarà intorno agli ottanta milioni di euro annuali.

Soprattutto per regioni quali il Molise, il Veneto, l’Abruzzo, l’Umbria, la Basilicata, ma non solo, la rappresentanza subisce tagli che vanno dal 33% al 57% .

I seggi avranno una contrazione notevole di due terzi anche per gli eletti all’estero.

Con l’attuale legge elettorale questa riduzione della rappresentanza riguarderà lapalissianamente le piccole forze politiche concentrando il potere verticistico nelle segreterie dei partiti più grandi.

Il rischio è, come sta già avvenendo ora, che il sistema elettorale possa essere sempre più controllato da lobbies economiche e finanziarie attraverso l’apparato dei feudi elettorali.

Questi sono i dati oggettivi di un cambiamento che dunque ora interroga le forze politiche, ma soprattutto i cittadini, per evitare che la nuova legge, confermata dal referendum ed in vigore dopo sessanta giorni dall’entrata in vigore con la definizione dei nuovi collegi elettorali, possa determinare storture pericolose per lo stesso funzionamento del Parlamento.

L’opinione pubblica allora, se ha a cuore un funzionamento sempre più partecipato della democrazia, ha una necessità operativa impellente e continua ed è quella di organizzare team di studio e di proposta su questioni che riguardano la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, i collegi elettorali, una riorganizzazione amministrativa dei territori, la gestione e la garanzia dell’uniforme e puntuale diffusione in tutte le aree del Paese di servizi fondamentali quali la sanità, l’istruzione, i sistemi di comunicazione e di trasporto.

Lavorare sui meccanismi che costituiscono il fondamento della democrazia significa anzitutto non avanzare idee generiche, ma definire principi, criteri e regole in progetti di legge di iniziativa popolare possibilmente superando le tante distinzioni ideologiche di lana caprina che molto spesso servono solo a creare dissidi incomprensibili lasciando ad altri decisioni che riguardano gli aspetti essenziali della qualità della vita di un popolo.

La presenza dei cittadini soprattutto nella definizione della legge elettorale è di fondamentale importanza per tornare a riaffermare con forza uno dei principi basilari della Costituzione Italiana che è quello affermato nell’art. 1 e cioè che “la sovranità appartiene al popolo”.

Questo potere decisionale va garantito, come abbiamo più volte scritto, non solo con la possibilità di scegliere con le preferenze i propri rappresentanti nelle istituzioni, ma senza sbarramenti, prevedendo piuttosto sistemi di valutazione della loro attività a metà mandato ed eventuali criteri democratici di revoca della delega per gravi motivi di carattere penale.

Questo percorso di strutturazione della legge elettorale va avviato quanto prima perché le ipotesi avanzate dalle forze politiche francamente stanno solo alimentando preoccupazioni.

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