Il caso Calenda. Tra baratti e ricatti il Governo Toma è ormai uno sputtanato morto che cammina. Requiescat

Sulla ribalta politica molisana è andata in scena un dramma in tre atti.

Atto Io: Il Ricatto. La consigliera regionale Filomena Calenda, ex leghista QB (“quanto basta”), sottoscrive una mozione di sfiducia che, con la sua firma, avrebbe fatto saltare in aria il Governo Toma.

Atto IIo: Il Baratto. Il Presidente Toma sfodera una contromossa, punta sulla debolezza umana e sventa il pericolo. Disarciona dalla Giunta il leghista doc Marone e offre l’assessorato alla consigliera Calenda.

Atto IIIo: Il Misfatto. Nel giro di secondi Filomena Fenomeno svende per sempre ogni sua credibilità, accetta raggiante e in un comunicato stampa ringrazia il presidente Toma che “ha voluto fortemente la mia presenza”.

Cala il sipario. Per la maggioranza è tutto a posto ma fuori niente è in ordine. Dinanzi a cotanta spregiudicatezza sul mercato delle poltrone, scoppia il finimondo. Scrive Stefania Potente che “è’ l’operazione più licenziosa che si ricordi negli ultimi 15 anni della storia politica del Molise”. Sui social imperversano reazioni furibonde. Sui i media “governativi” si parla invece di “soluzione lampo”.

A scatenare ulteriore sdegno femminile è la dichiarazione della la neo-assessora: “Sarò la voce di tutte le donne”. Micaela Fanelli che ha condotto una battaglia per le quote rosa, sbotta denunciando che “la presenza della Calenda in Giunta è un atto di ipocrisia che ammanta giochi di potere. Proprio il contrario del nuovo modo di fare politica che non vogliamo rappresentare”.

E ora? Si dice che Toma deve ora vedersela con la Lega, ma questo è il minimo. Siamo al punto più basso di questa legislatura e il vero problema è che questo Governo prima si è sputtanato sotto pandemia e poi suicidato. Per l’opinione pubblica è ormai un morto che cammina nei cui confronti l’unica pietà possibile è somministrargli l’estrema unzione.

Giuseppe Tabasso218 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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