La cura delle parole, degli elettori e di se stessi

La cura delle parole – Il nuovo logo dei Movimento 5 stelle è più gradevole con la scritta “2050” e con un bel tocco di rosso (forse per adescare i Dem). Peccato però che ostenti sempre la pur ripudiata V del Vaffa. Una vera contraddizione di termini rispetto alla Carta dei Valori del nuovo Statuto timbrato da Conte con una lodevole raccomandazione: «La cura delle parole». Che è un’esortazione profumata di contrizione e inedita nella comunicazione politica. Nel testo statutario si leggono infatti frasi come: «L’attenzione per il linguaggio è importante anche al fine di migliorare i legami di integrazione e di rafforzare la coesione sociale. E più avanti: Le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti».
Se si pensa al deputato che scambiava la concisione con la circoncisione, è una specie di rivoluzione rispetto all’agonistico e poco conciso lessico grillino della prima ora. Si vede che Conte deve aver letto molto Carofiglio (suo corregionale) e che ora, per non essere da meno, vuol fare il verso al compassato Draghi.

La cura degli elettori – Dopo il terribile disastro che ha colpito la Germania, Robert Habeck, filosofo ed ex ministro dell’Ambiente nello Schleswig-Holsteinche, oggi alla guida del partito dei Verdi con Annalena Baerbock, ha scelto di non presentarsi nelle zone colpite «So per esperienza – ha detto – che i politici in visita, quando non sono specialisti, danno solo fastidio ai soccorritori». In sostanza i Grünen hanno capito che strumentalizzare la catastrofe a elezioni vicine sarebbe stato controproducente. Ora la loro parola d’ordine è: guai a chi s’azzarda a dire “Noi l’avevamo previsto”. Tanto di cappello a tanta avvedutezza e serietà.

La cura di se stessi – L’ineffabile Aida Romagnuolo, ex leghista andata in soccorso di Fratelli d’Italia, consigliera che non ha remore a dichiararsi “punto di riferimento nell’assise regionale”, ha postato sui social una specie di supplica dal titolo “Il Molise non chiede la luna, anzi.”
In effetti finge di non chiedere la luna per intestarsi il sole, ma ciò che colpisce è il senso di «ultimità» con cui una classe politica provinciale e senza visione esercita l’accattonaggio governativo all’insegna del “fate la carità a una povera regione”.
Ma non basta. La “sorella d’Italia” aggiunge al post questo P.S.: “Dimenticavo, anch’io sono da mesi in contatto con i vertici ex Fiat per evitare la chiusura dello stabilimento del Basso Molise e, a quando pare, (sic!) il mio impegno è stato premiato”. A quando pare l’Amministratore delegato di FCA, John Elkann, se l’è fatta sotto dinanzi a tal punto di riferimento dell’assise regionale.

Giuseppe Tabasso212 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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