Sport outdoor, meglio se in area naturale

di Francesco Manfredi-Selvaggi

L’esercizio fisico è più salutare se si svolge in un contesto ambientale integro, lontano da fonti inquinanti. Praticare sport in ambiti paesaggistici di pregio appaga sia il corpo che la mente, è doppiamente salutare. In Molise è possibile.

L’attività fisica come gioco, e allora bastava il cortile di casa, l’attività fisica come disciplina sportiva e allora occorrono appositi impianti: son sempre, quelli che tratteremo, come vedremo, all’aperto. Il cortile di casa non c’è più perché è diventato un parcheggio e non ci sono, in sostituzione, neanche giardini pubblici a sufficienza nei nostri centri, vedi il sovraffollamento di bambini, con o senza famiglia al seguito, intenti a tirare quattro calci ad un pallone oppure a girare in tondo con la bici a piazza della Libera a Campobasso o nella villa comunale ad Isernia.

Il giocare è l’espressione più gratuita, non ci si guadagna niente, nella vita quotidiana non necessita di opere per il suo svolgimento, è gratis, è sufficiente uno spazio libero; è, in altri termini, a costo zero, salvo la superficie da mettere a disposizione, anche per l’amministrazione civica. Stiamo parlando, è ovvio, di giochi che si esplicano con il movimento del corpo, il quale ultimo quando viene “istituzionalizzato”, irretito in un regolamento, diviene sport.

Vi sono sport che anch’essi non richiedono attrezzature o perlomeno ne richiedono solo un minimo, e sono molti di quelli che si praticano all’aperto. Questo genere di sport è ancora meno oneroso per le casse del Comune, non impegnando suolo urbano, da reperirsi da parte dell’ente locale, in quanto ha quale sede d’elezione l’ambito extraurbano. Si sta parlando del ciclismo, l’ombrosa pista ciclabile tra il capoluogo regionale e Ferrazzano è piuttosto una passeggiata su due ruote, della canoa (non del canottaggio!) per la quale lungo il Tammaro sono stati predisposti dei semplici attracchi, galleggianti per seguire il livello dell’acqua quelli pensati e non attuati per il lago del Liscione, della pesca sportiva, lungo il Biferno, del golf, in radura boschiva assai ampia a Filignano, della corsa, di cui c’è una versione cittadina, o meglio stracittadina, la Su e Giù e ce n’era una rurale, la Tappino-Altilia, degli sport equestri, a Staffoli, dell’arrampicata, ormai quasi ovunque interdetta, dalla Morgia Quadra di Frosolone a Rocchetta al Volturno, del volo libero, specialmente il parapendio, uno dei siti è il Piano della Corte che affaccia sul Lago del Matese.

La qualità di tali opportunità trattandosi costantemente di luoghi di elevato pregio ambientale il quale rende maggiormente attraente l’esercizio fisico è considerevole. Se c’è qualche spesa da sostenere a carico delle istituzioni territoriali è quella relativa alla manutenzione di questi posti, da un lato, e dall’altro lato che è poi lo stesso lato perché riguarda sempre le valenze paesaggistiche, quella dell’acquisizione al demanio di emergenze naturalistiche “incredibilmente” ritenute di proprietà privata come, tanto per dirne una, la Morgia dei Briganti, un autentico monumento naturale, meta di escursioni, di “camminate dolci” alla portata di tutti, non solo degli sportivi, prevenendo, entrando con il suo intorno in mano pubblica, il sorgere di strutture impattanti nei pressi.

È immaginabile un ritorno di simili investimenti in termini di afflusso di praticanti e di appassionati in coincidenza di esibizioni o di gare agonistiche come sarebbe dovuto succedere a Prato Gentile in occasione dei campionati italiani di sci di fondo per cui era stato designato, un altro sport all’aria aperta, un altro sport che non richiede per la sua effettuazione lavori infrastrutturali, se non la battitura delle piste. Lo sport, infatti, è pure spettacolo senza necessariamente che si arrivi agli eccessi del calcio professionistico e semiprofessionistico con gli imponenti stadi, vedi quello di Campobasso, una specie di moderno Colosseo.

Accennando al fondo, come si è fatto poc’anzi, si è aperta una porta sullo sci, con la discesa se ne apre un portone; infatti sono moltissimi, più numerosi gli sciatori che frequentano Campitello rispetto a quelli di Capracotta. Sono ambedue sport invernali e ambedue in altitudine, ma le similitudini, per quel che interessa il nostro discorso, finiscono qui: lo sci nordico, il fondo, non necessita di impiantistica, lo sci alpino, la discesa, invece sì.

Gli impianti per quest’ultimo sport sono non da poco, risultando estremamente cari, alla pari di un palazzetto dello sport o di uno stadio e sono, peraltro, le uniche attrezzature sportive oggetto di contestazione da parte degli ambientalisti nonostante che l’impatto visivo sia inferiore almeno ai «templi» maestosi in cui si celebra il rito domenicale del pallone (officianti le squadre delle serie superiori). La ragione di tali polemiche, di certo, va ricercata nella loro collocazione in montagna la quale per la scarsa antropizzazione è assunta quale ultimo rifugio della Natura.

Ci si lamenta di più nell’Appennino che sulle Alpi dell’impatto sull’ambiente dei servizi di trasporto funiviario per gli sciatori forse perché, uno dei motivi, essi sono meno “sfruttabili” alla nostra latitudine essendo il periodo di innevamento dei rilievi montuosi più corto. Non si tiene conto del fatto che essi sono, in quanto a incidenza ambientale, poca cosa nei confronti della enorme colata di cemento che sta al loro contorno in stazioni turistiche come Campitello.

I residence, le seconde case, gli alberghi (pochi) hanno una ragion d’essere se vi sono impianti sciistici aggiornati in grado di spingere al soggiorno in quota, altrimenti si corre il rischio dell’abbandono della massa edificata, difficilmente convertibile per altri usi, tipo ricettività escursionistica e del suo conseguente progressivo deperimento. Meglio demolire, quanto meno si sarebbe in linea con la prospettiva del Parco. L’approssimarsi della scadenza della vita utile che è 50 anni delle seggiovie in quanto coeve alla nascita dell’insediamento montano, ha acceso un forte dibattito nella vallata matesina sulla convenienza, dovendo costruire ex novo strutture funiviarie in sostituzione di quelle da dismettere, o meno di allungarne il tracciato per allungare le piste, cosa gradita agli sciatori.

Le decisioni da assumere devono, comunque, fare i conti con l’aggravarsi della situazione climatica del Pianeta che fa prevedere un minor innevamento del carosello sciabile. Dai monti al mare dove, seppure non in maniera totalizzante, come nei primi, la vacanza si associa allo svolgimento di attività fisiche, dal nuoto alla barca a vela o, semplicemente, a remi (si è detto barca, non canotto oppure moscone).

Sulla costa molisana all’antesignano Circolo Vela Surf e al molo per imbarcazioni turistiche di Termoli si sono aggiunti i due porticcioli di Campomarino e di Montenero di Bisaccia e ciò rivela l’interesse che si sta sviluppando anche da noi verso i natanti chiamati da diporto e che, però, se non azionati a motore, richiedono per la conduzione, oltre che perizia nautica, impegno fisico.

Rimanendo al tema delle pratiche sportive outdoor in connessione oppure no con opere impiantistiche è lecito ascrivere i porti negli impianti, mentre la superficie marina che è il “supporto” del nuotatore non lo è di certo. Il nuoto come sport, ad ogni modo, ha come campo di elezione non il mare, anche se la traversata fino al alle isole Tremiti è un’impresa sportiva e nello stesso tempo un’impresa vera e propria, bensì la piscina, dunque un impianto, e ve ne sono tante scoperte, cioè outdoor.

Francesco Manfredi Selvaggi351 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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