In riva al mare

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Una lettura della fascia litoranea che da luogo desolato in passato negli ultimi decenni è diventato uno dei posti maggiormente frequentati della regione, anche se ciò è limitato al periodo estivo (Ph. Alessio Manfredi Selvaggi-Un dettaglio della spiaggia di Campomarino Lido)

La costa molisana è interamente una costa bassa, anzi può essere considerata un tipico esempio di tale categoria di costa. Si tratta di una costa sabbiosa che non costituisce una linea certa di delimitazione tra l’ambito marino e quello terrestre anche per la continuità morfologica tra la superficie emersa e quella bagnata in quanto qui in prossimità della riva vi è un mare poco profondo. La mutevolezza della fascia costiera, con l’arretramento e, meno spesso, l’avanzamento della spiaggia, è dovuta ad almeno tre fattori che sono le correnti marine (provenienti prevalentemente da nord), il moto ondoso e le piene fluviali, in particolare del Trigno e del Biferno.

Per quanto riguarda queste ultime è da dire che non si tratta di foci molto grandi perché la distanza comunque contenuta tra l’Appennino da cui nascono e la costa impedisce che si sviluppino fiumi, in lunghezza e, quindi, in portata idrica, notevoli. Se è vero che le spiagge sono il frutto, innanzitutto, degli apporti di sedimenti trasportati dai corsi d’acqua, questo continuo ripascimento si è rallentato a causa delle sistemazioni idrogeologiche effettuate negli ultimi decenni nei bacini montani.

Si ha, in definitiva, una condizione conflittuale tra le esigenze della difesa del suolo e quelle della protezione dei litorali per le ricadute negative degli interventi di stabilizzazione delle frane sul sistema costiero il quale risente della diminuzione dei materiali trasportati dai fiumi. L’assottigliamento della spiaggia è dovuto anche alla sua erosione da parte delle onde marine. Per contrastare ciò si è realizzata una lunga teoria di opere marittime le quali sono esclusivamente di tipo longitudinale e, quindi, parallele alla battigia.

Per evitare l’abrasione dei settori della costa posti sottoflutto tali barriere sono state estese progressivamente fino a coprire quasi per intero la linea costiera molisana; gli operatori turistici e i proprietari di case vacanze minacciati dallo scalzamento della riva operato dal mare sono stati spinti, negli anni, a richiedere l’apposizione di sempre nuove scogliere le quali, qualora si intensificassero ulteriormente, rischiano di compromettere l’integrità dei panorami marini che è l’attrattiva maggiore dell’area.

Si vuole dire che le scogliere possono rovinare proprio ciò che intendono salvaguardare e cioè il paesaggio costiero. Tornando alle foci dei corpi idrici è da dire che esse formano ecosistemi davvero particolari legati al mescolamento di acque dolci e salate e ciò non riguarda solo i corsi maggiori, ma pure i numerosi altri, dal Tecchio al Mergolo al Sinarca. Non sono, comunque, questi gli unici punti particolari della nostra costa la quale presenta una varietà di situazioni orografiche (prendi la falesia di Termoli), naturalistiche (gli ambiti rientranti nella Rete Natura 2000) e insediative, dalla quale, peraltro, discendono prospettive di valorizzazione diverse.

La larghezza della fascia sabbiosa è variabile e però non supera mai un centinaio di metri; in alcuni tratti, sempre nel comune di Petacciato, la sabbia è accumulata dal vento in piccole dune, a volte stabilizzate. Un altro elemento, questo di natura culturale, che porta a distinguere in parti singolari la costa sono le torri di guardia di epoca federiciana. Un inciso doveroso è quello che il vincolo paesaggistico fissato dalla legge Galasso in 300 metri dalla riva non appare coerente con la geografia effettiva nella quale, come si è visto sopra, dentro tale fascia vi è una pluralità di fatti. Pure sotto l’aspetto naturalistico la costa non è un tutt’uno.

I valori faunistici e floristici maggiori si trovano nei due Siti di Importanza Comunitaria del Trigno-Marina di Petacciato e Foce Biferno-Litorale Campomarino. A caratterizzare questi SIC non è la macchia mediterranea che è una formazione ricorrente sul versante tirrenico, mentre da noi a dominare è la gariga, una vegetazione meno rigogliosa che si adatta ad un clima più severo in cui prevale il rosmarino. Del resto la sabbia che caratterizza le coste basse qual è quella molisana, il vento che la fa turbinare insieme al calore del sole nei mesi estivi, il sale depositato dalle risacche marine di certo non favoriscono la crescita di specie vegetali.

Per quanto riguarda gli animali si segnala la presenza del fratino che nidifica proprio sulla spiaggia, le cui uova che schiudono all’inizio dell’estate possono essere danneggiate dai turisti oltre che dai cani e gatti randagi; i SIC sono stati trasformati successivamente in Zona di Protezione Speciale la quale mira alla salvaguardia dell’avifauna, in particolare quella migrante. La flora costiera comprende le pinete litoranee le quali non sono delle piantagioni moderne, non autoctone. Nel mondo vegetale rientrano le praterie di Posidonia che coprono il fondo del mare; più al largo vi è l’area marina protetta delle Tremiti, un gruppo di isole al quale si associano molte leggende tra le quali il mito delle diomedee.

La costa non è solo natura, essendo caratterizzata pure dalla presenza antropica. A causa dello scarso sviluppo della linea costiera la densità umana nel periodo balneare è elevata riversandovisi gran parte degli abitanti del Molise. Il mare è oggi una delle principali mete di villeggiatura ovunque. In questa terra la costa è pressoché sgombra da altre utilizzazioni essendo pochi i porti (i porticcioli di Campomarino e di Montenero di Bisaccia e l’approdo commerciale peschereccio di Termoli) e non esistendo attività produttive ubicate in vicinanza della riva (si pensi a Gela, Brindisi, ecc.) è perciò disponibile per la balneazione.

Negli ultimi tempi si sta assistendo ad un rinnovo delle attrezzature poste sulla spiaggia, il quale segue le nuove tendenze della grande fabbrica del divertimento che è diventato il settore balneare. Alle attrezzature funzionali di “divertificio” cominciano ad affiancarsi infrastrutture finalizzate alla valorizzazione ambientale: nella parte terminale di Campomarino Lido verso nord è stato realizzato un pontile che serve al bagnante di scavalcare la duna e di raggiungere così il bagnasciuga. Piccolo segno, lo si ammette, ma rivelatore di una concezione avanzata della fruizione dell’ambiente costiero che si spera andrà ad affermarsi sempre più negli anni futuri.

Francesco Manfredi Selvaggi578 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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