Elezioni/Facciamo due chiacchiere sull’Europa

“Papà – chiede Giorgia De Caro al padre Sindaco di Bari e candidato europeo – ma se vinci come te la caverai con le lingue?”. “Non ti preoccupare, mi sto allenando” è la risposta via social.

In effetti si deve prevedere a cosa va incontro. L’inglese è la lingua del mondo e devi studiarla pure se non ti candidi. Figuriamoci poi se ti votano, ti ritrovi a Strasburgo, ti saluta in inglese un collega lituano o bulgaro e rimani come un allocco. (Nota: Gli eurodeputati si raggruppano per affinità politiche, non per nazionalità. Attualmente i gruppi sono 7 e partono da un minimo di 25 componenti.)

A proposito di lingue, ricordo che Marco Pannella interveniva in aula solo in francese, superando sempre i 2 minuti concessi. Ma il più indimenticabile – siamo negli anni ’80 – era il socialista catanese Antonio La Pergola che interveniva sfoggiando un Oxford English talmente incantevole da stupire pure gli inglesi. (Corre voce che un eurodeputato nostrano non spiccica l’inglese: chi sarà?)

Si usa spesso il termine “andare a Strasburgo” dove il Parlamento europeo si riunisce in seduta plenaria una volta al mese, 12 all’anno. Ma è a Bruxelles che si svolgono ulteriori tornate, riunioni di gruppi politici e di Commissione (Nota: la Commissione è il Governo del’UE). Ma è bene ricordare che Strasburgo è il simbolo della riconciliazione franco-tedesca e della costruzione dell’Europa. A Strasburgo c’é un tram che attraversa il Ponte d’Europa sul Reno e in 13 minuti vi trovate nella graziosa cittadina tedesca di Kehl.

In materia di Etica e Trasparenza, l’Unione Europea ha un codice di condotta che impone ai deputati l’obbligo di dichiarare in dettaglio i loro patrimoni e interessi privati, nonché eventuali conflitti di interessi con l’impegno di porvi rimedio. Per fare un esempio ravvicinato, uno come Patriciello avrà dovuto, non si sa come, porre rimedio ai suoi tanti conflitti d’interesse politico-mediatico-ospedaliero.

Ma sulle tante vicende dell’UE ci sarebbe da raccontare migliaia di vittorie e sconfitte, di passi avanti e indietro, di punizioni, generosità, egoismi nazionali e via dicendo. Ora però siamo noi elettori a decidere il futuro di questa Mamma più bisognosa di figli che figliastri.

Giuseppe Tabasso350 Posts

(Campobasso 1926) ha due figli, un nipotino e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Il Molise è la sua Heimat. “Abito a Roma - dice - ma vivo in Molise”. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1964. Ha iniziato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, La Repubblica d’Italia, Annabella, Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo e Bruxelles, a New York presso la Rai Corporation e a Londra e Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Deutschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Bene Comune; Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile ( 2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008); Moliseskine (2016). In corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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