Tra obelisco e piramide: il monumento ai Caduti di Matrice

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È un segno a metà tra i due oggetti, entrambi con riferimento all’antico Egitto in cui era forte il culto dei morti. Il restauro è stato finanziato con i fondi previsti per la riqualificazione urbana.

L’intervento negli spazi collettivi è sempre stata la strategia principale perseguita dalle Amministrazioni locali per la riqualificazione dell’abitato. Nei centri storici, per limitarci a questi, sono stati finanziati il rifacimento della pavimentazione, la sostituzione dei corpi illuminanti, sempre “in stile”. Poche volte si è operato con fondi comunali, regionali o comunitari su immobili privati se non in occasione di uno stanziamento una tantum della Provincia di Campobasso per la redazione del Piano del Colore con il quale sono stati eseguiti, a scopo esemplificativo delle tipologie di colorazione ammesse, le ritinteggiature di alcune facciate come a Spinete: nel capoluogo regionale, a sostegno dell’azione che avrebbero dovuto intraprendere i proprietari di caseggiati, venne redatto un Piano di Recupero limitato a due comparti edilizi, solo due perché anche qui la logica era quella di proporre dei campioni delle modalità di recupero, ma in seguito si abbandonò la strada intrapresa e i soldi che sarebbero stati necessari per la sua attuazione vennero dirottati verso la concessione di contributi a coloro che dovevano effettuare ristrutturazioni, imponendo l’obbligo di rispettare le prescrizioni contenute in un Manuale del Recupero predisposto per conto della Città di Campobasso dall’architetto Maria Luisa Benevento.

Quello che finora si è esposto ha riguardato le parti antiche dei centri urbani, mentre minore interesse vi è stato verso le periferie; ciò ad esclusione dei comuni maggiori oggetto per tali ambiti di misure finanziarie, oltreché normative, specifiche, prendi i Contratti di Quartiere, perché in essi i problemi sono sicuramente più grandi data la crescita consistente delle zone periferiche a seguito dei fenomeni di immigrazione, specie “interna”, che si è verificata negli ultimi decenni. Torniamo alla generalità delle realtà comunali per evidenziare che quanto è stato realizzato è frutto innanzitutto di programmi di investimento nel settore del turismo (salvo che nelle periferie delle politiche abitative) e, del resto, per le opere che si è descritto, pavimentazioni, lampioni, ecc. il loro rifacimento dovrebbe essere garantito dagli Oneri di Urbanizzazione.

Il rilancio dell’economia molisana passa per l’incremento dei flussi turistici e così la valorizzazione dei borghi tradizionali è diventato un obiettivo centrale nei piani di sviluppo della Regione; ciò giustifica il restauro delle chiese altrimenti da eseguirsi con le disponibilità, invero limitate, della Soprintendenza ai Beni Culturali. Il tema che si è affrontato fin dall’inizio, la riqualificazione urbana, termine che ha in sé la parola qualità il cui significato si lega ad estetica, per cui vanno esclusi da questo discorso tutti quei lavori promossi per migliorare la funzionalità degli agglomerati residenziali e tra questi si cita, per intenderci, la circonvallazione viaria del nucleo medioevale di S. Giuliano del Sannio. Non conta molto se la scala del progetto sia minima o riguardi un insieme di iniziative, l’importante è la presenza di un quadro di riferimento preciso in cui collocare accanto alla realizzazione pubblica che dovrebbe fungere da volano le spese dei cittadini per il miglioramento delle proprie case.

Deve essere stata questa la motivazione che ha spinto la Regione a definire nell’apposita legge l’arte urbana, dunque cose minute, quale mezzo per perseguire la riqualificazione urbana. Prima si è messo l’accento sulla qualità nell’esame del senso di riqualificazione e adesso si sposta l’esame sul suffisso ri – che precede una serie di parole, da ri–strutturazione a ri-facimento a ri-vitalizzazione e così via per evidenziare che la riqualificazione si applica ad ambiti che abbiano subito una qualche forma di degrado. I centri storici sono stati oggetto di una consistente perdita di abitanti e ciò li rende, almeno dal punto di vista demografico cui segue inevitabilmente quello dell’aspetto fisico, delle «aree degradate» (espressione contenuta nell’art. 167 del Codice del patrimonio culturale).

Tra le proposte considerate congrue con il provvedimento legislativo regionale sulla riqualificazione urbana vi è il restauro del Monumento ai Caduti di Matrice collocato proprio ai margini dell’impianto urbano originario. Il Regio Decreto del 1926 voluto dal Sottosegretario all’Educazione Popolare Dario Lupi, che, va sottolineato, non è stato mai abrogato, stabiliva che in ogni Comune vi fosse un Viale o Parco della Rimembranza dove fossero piantumati alberi a ricordo dei militari deceduti in guerra. Le piante simboleggiavano la trasformazione della morte in vita e perciò dovevano essere specie sempreverdi, non unicamente cipressi, le essenze classiche dei cimiteri, ma pure, a seconda si presuppone delle condizioni climatiche sulle quali influisce l’altitudine, lecci (a S. Massimo), pini (la Collina Monforte) e tigli. In tantissimi casi i viali e i parchi sono addirittura scomparsi dalla memoria oppure sono diventati irriconoscibili e di essi rimane testimonianza esclusivamente in vecchie cartoline celebrative del momento dell’inaugurazione.

I monumenti con la lapide dei caduti non erano, dunque, oggetti isolati, bensì erano fatti per essere ammirati mentre si passeggiava all’interno di queste superfici alberate. Ben diversi, vale la pena fare questo paragone, da quelli che successivamente sono stati creati per commemorare le persone che hanno perso la vita in missioni di pace in Afganistan e in Libano che costituiscono episodi isolati e non inseriti in luoghi di raccoglimento come quelli dedicati ai soldati delle Guerre Mondiali. A Matrice la piramide in pietra la quale è l’emblema della morte richiamando l’immagine delle sepolture dei Faraoni alla stessa maniera dell’albero che troneggia su un cumulo di terra, in qualche modo l’obelisco, al quale pure assomiglia il Monumento di Matrice, anch’esso di derivazione egizia, nel capoluogo regionale dedicato ai Caduti posto su un’aiuola rialzata, il quale rimanda figurativamente al Mausoleo di Augusto a Roma, ora è un oggetto a sé stante che fa da sfondo al corso principale del paese (un po’ come l’obelisco di Campobasso).

Il giardinetto retrostante in cui dovevano esserci gli alberi, alla stregua di un minuscolo parco, è diventato una piazzola pavimentata già da molti anni e neanche in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia si è pensato di varare qualche norma che obbligasse al ripristino delle superfici alberate. Tale monumento versava in condizioni critiche prima del suo restauro effettuato con una modesta somma erogata dalla Regione per la finalità della “riqualificazione urbana” considerando il suo stato indecoroso tanto per i valori che rappresenta quanto per la dignità dell’ambiente cittadino, trovandosi peraltro in prossimità del Municipio.

Francesco Manfredi Selvaggi138 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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