Una bizzarra rigorosa

Editoriale del numero di febbraio 2017

Maria Concetta Barone ci ha lasciati e per tutti noi, addirittura anche per chi non la conosceva, l’orizzonte è più tetro e complicato. Il mondo, la sua prospettiva civile e auspiciosa, si alimenta senza sosta del lavoro di chi, senza chiedere nulla, coltiva il patrimonio e il sentimento del bene comune; Maria Concetta ha fatto così per l’intera sua esistenza. Ha operato in ambiti differenti, armonizzati da una sensibilità e da un impegno profusi con garbo e determinazione.

Di mestiere ha fatto l’insegnante, a beneficio di giovani di generazioni differenti, educate dal suo esempio e dalla sua opera formativa. Insieme all’amato Franco, compagno amorevole della sua vita e a un nutrito gruppo di cittadini di età e estrazione politica e culturale diversa, ha dato vita a “Libera contro le mafie” nella nostra regione, combattendo in prima fila battaglie per la tutela dell’integrità del nostro territorio, contro il malaffare, per l’affermazione del diritto e della legalità. Ma oltre a questo vero e proprio fronte, universalistico, sociale, politico e culturale, Maria Concetta, con gioia, era impegnata in un ambito più intimo e privato; si occupava di letteratura, con la competenza di chi ne ha studiato approfonditamente il codice e la struttura.

Conosceva approfonditamente la lingua che adoperava e che leggeva con una intensità evocativa fuori dal comune. Aveva il dono, il talento della narrazione Maria Concetta; ne padroneggiava il ritmo e la cadenza, ne stabiliva l’epilogo e lo preparava con perizia rasserenante. Noi, per parte nostra, abbiamo avuto il privilegio di pubblicare il suo splendido “Le stanze della luna”, che trae spunto da “Lucicabelle”, una silloge di poesie di Eugenio Cirese. Per meravigliosa e feconda intesa con suo fratello Roberto, “Le stanze della luna” è diventato un oratorio, andato in scena su diversi palcoscenici, suscitando un entusiastico e plebiscitario successo di pubblico e di critica; la nostra innanzitutto. “Le stanze della luna” seguono la raccolta di liriche “I canti della bizzarra” e raccontano del nostro passato prossimo rurale, fragrante d’odori antichi e intriso di fatiche dolorose; utilizzano una lingua profonda, importante, originaria e colta, conficcata nei riti di passaggio di quello che c’è accaduto, ma frutto distillato delle influenze più sofisticate della nostra condizione contemporanea.

Più ancora dei fondi per lo sviluppo per un sistema produttivo allo stremo, prima addirittura delle infrastrutture (strade e ferrovie uniformate finalmente al limite della decenza) e delle infostrutture (la mitica “banda larga” di cui sentiamo blaterare da anni), il Molise, questa nostra terra negletta e marginale, endemicamente ai confini dell’impero, ha bisogno d’identità, di uno storytelling che ne sappia raccontare le mancanze e le ansie di trasformazione, emendandosi dalla mediocrità provinciale che permea la vita pubblica, istituzionale, di chi abita fra il Trigno e il Fortore, ma soprattutto a cavallo del Biferno. Per un’operazione così indispensabile e strategica, Maria Concetta ci mancherà.

A noi di certo, ma anche a chi non l’ha mai conosciuta; che lo sappia oppure no.

Antonio Ruggieri75 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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