La guerra nel Golfo di Trieste e l’immagine di Maria sui militari guardiesi incolumi dal massacro

Trieste

Don Stefano Lamera – pioniere di spiritualità evangelica e personalità di spicco nella Congregazione Paolina – sul finire del secolo scorso, infiamma un gruppo di intellettuali cattolici ad Ariccia, dimostrando loro la crescente offensiva di Satana nel mondo, a scadenze bicentenarie.

E delucida: Anno 1517, “Riforma Luterana”: Dio sì, Cristo sì, Chiesa no. 1717, “Massoneria”: Dio sì, Cristo no, Chiesa no. Anno 1917: “Marxismo in Russia”: Dio no, Cristo no, Chiesa no. Ma altolà! Nel 1917 don Lamera blocca le scadenze. “Interviene Maria – egli tuona – a sgominare l’avanzata diabolica ed a riportare il tutto a Dio”. Appare a Fatima.  E quei messaggi, e quei segreti, quelle rivelazioni, hanno incrementato nell’ultimo secolo, la devozione al cuore di Maria e generato uno dei progressi più alti e vigorosi della pietà cristiana.

Anno 1917, il 10 settembre, in piena Guerra Mondiale, perfino Guardialfiera, piccolo punto geografico sperduto nell’universo, avverte la vicinanza della Madre di Dio. Un drappello di “paesani”, viene infatti stravolto in mezzo ad una dirompente battaglia cielo-terra-mare sui pendii collinari e nel golfo di Trieste. E’ carneficina. Ma quel plotone resta illeso! I componenti della piccola unità militare, storditi, gridano al miracolo. Si palesano vicendevolmente d’aver intravisto, fra un bagliore sfumato nel cielo, i lineamenti ed il volto della B.V. del Carmine, proprio come scolpito da Gabriele Falcucci sulla statua di Guardialfiera.

L’Arciprete Donato Caluori, al commovente racconto dei militari tornati in paese, non si scompone. Né pensa di convalidare canonicamente il fenomeno. Non vuole altre prove. Egli crede! Crede in ciò che Dio ha fatto fuori d’ogni ordine naturale. Gli basta la grazia ricevuta. Ammette però l’esistenza di una “grandezza”, quella cioè che i nostri uomini sarebbero stati“trincerati” in guerra dallo Scapolare di Maria, l’”Abatello” infilato da lui stesso al collo d’ogni militare, prima della loro partenza in guerra. Essi erano, in realtà, sotto il potere protettivo duna striscia benedetta, simbolo e frutto della promessa suggellata da Madonna nel 1251 a Simon Stok, sul Monte Carmelo. E, così, il prete decide di santificare e perpetuare il favore divino.

Commissiona subito un quadro su tela ad Arnaldo De Lisio, maestro del colore di Castelbottaccio il quale, sotto la fulgente e grande immagine di Maria, sintetizza con mirabile sobrietà, il racconto storico nel belligerante scenario triestino. A proclamazione della vittoria, nel secondo anniversario dell’evento, il Quadro è pronto! E da allora e nell’ora di quel segno divino, passa in processione crepuscolare tra festoni e luminarie; gira in paese in mezzo a palloncini e stelle colorate. Soprattutto sotto intense miniature di aeroplani e navi di canna e carta velina – simboli perenni di quella battaglia e di quella Grazia – sospesi da funicelle da un balcone all’altro dell’intero percorso processionale.

Anno 2017. Sabato 9 settembre, dal crepuscolo, a Guardialfiera è Centenario. Qui, dove il divino irrompe ancora nel tempo dell’uomo, come dono, grazia e luce che rimane, stringe e parla alle generazioni di oggi che riscoprono la fede semplice e profonda. E, quest’anno, anche attraverso la”Evviva Maria”, il canto di fine ‘800 sgorgato dal cuore pellegrino di Amiteto Venturini, che, sbraiato o sussurrato o singhiozzato dal 1919 ha accompagnato la processione del Quadro fino al 1073. Sabato sera, dopo 44 anni, torna a sottolineare momenti salienti di vita della Madonna e di Gesù, anche in quel ritornello, affidato alla possente massa corale di tutto il popolo.

Fonte Vincenzo Di Sabato

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