Per chi suona la Campana

di Vincenzo Di Sabato

È faticoso poter amare la nostra terra, i valori, i tesori, il proprio passato in questi anni di irrimediabile e progressivo squallore, assediati, come siamo, in un mondo caratterizzato da atteggiamenti ottusi e crudeli e da  indifferenza a tutto ciò che non sia chiaramente venale e materiale, e che non tocchi la propria sfera di gretto egoismo. Così sollecitazioni accorate e fortemente motivanti, che tendono, con sano rigore, all’apertura generosa a problemi che riguardano arte e rispetto di valori ancestrali, prese di coscienza delle incancellabili radici che, anche sopite o tacitate, non fanno presa sulla massa, che vive solo di ottusa superficialità, senza stabili agganci al sacrosanto umanitarismo verso la comunità cui volenti o nolenti, si appartiene. 

Nel caso specifico, mi riferisco al tristissimo annuncio che la Campana più antica al mondo ancora efficiente – colata nel Molise nel 1598 della Pontificia Fonderia Marinelli – è compromessa. Ed è ovvio che sia salvata. Essa, però, è posta sul campanile di Guardialfiera, sfortunato punto geografico della Terra. Questa Campana di sei quintali è anche narratrice di epopèa e di religiosità: è lì a perpetuare l’Indulgenza Plenaria largita da Papa Gregorio XIII alla Confraternita del Sacramento. E lo racconta col brillare dell’Ostensorio effigiato sulla balza predominante del Sacro bronzo. 

La Campana è issata a Guardialfiera, non sul campanile d’una città ricca e famosa, richiamo di amanti dell’arte, dal prezioso passato denso di ricordi e, perché no, richiamo di turismo, molto colto o incolto che sia. Eppure “i piccoli Comuni non sono la periferia della Repubblica, sono la sua base!” Lo ha proclamato appena martedì 19 novembre, Sergio Mattarella – Capo dello Stato – davanti alla 36^ Assemblea dell’ANCI ad Arezzo. E, come al tempo di Isaia, anch’io “per amore di Sion non tacerò, né mi darò pace, finché non sorga come stella la giustizia e la salvezza non risplenda come lampada” (Is. 62,1).  

È scandaloso, in ogni caso, offendere e sminuire, col silenzio e  con un ascolto glaciale che ha come risposta un deciso “NO”, un bene comune di innegabile valore anche e forse soprattutto sentimentale, solo perché esso appartiene all’isolamento d’un paesino di periferia! O perché il nostro popolo – sempre virtuoso – drammaticamente falcidiato fino a ridursi a poche centinaia di superstiti, è ora incapace di affrontare un costo di 15 mila €uro: che costo esorbitante! Questa somma di danaro, corrispondente al costo della più modesta utilitaria, rappresenta proprio la cifra indispensabile al trasloco della Campana storica in altra monofora, laddove possa suonare ancora per secoli solo a scampanio; a ideare una ricchezza di nuovi programmi sonori e alla fusione di una nuova campana da slanciare a distesa. Da quella ridente Torre Campanaria troneggia anche il Campanone di 13 quintali, celebre per la “Croce Magica”: l’unicum e irresistibile bassorilievo e stimolante crittogramma, organizzato da copiose lettere dell’alfabeto latino, disposte in simmetria sul palo centrale e nelle braccia laterali della Croce. Si rivelano apparentemente di impraticabile lettura. Finché, individuata nelle lettera “C” centrale la chiave di decodificazione, è sorprendente leggere in direzione orizzontale, verticale, o a destra o a sinistra, addirittura a zig-zag, il termine “Crux” e, man mano, l’antifona al Salmo 2, nel breviario preconciliare per il tempo di passione. Ma che bellezza!

Ai molteplici appelli di solidarietà, diramati in questi giorni d’emergenza dai mass media, oso soggiungere quest’altro, teso ad ottenere un contributo liberale indispensabile a preservare e rivalutare i nostri gioielli nascosti. Confido molto nella sensibilità di spiriti liberi, di  munifici mecenati, di imprenditori, di cuori disposti a donare con liberale spontaneità un dono, il “suo dono”, che potrà essere accreditato, con Bonifico Bancario, alla Parrocchia di S. Maria Assunta – Guardialfiera Iban: IT26 CO3O 6941 13310000 0015 146

Sarà un gesto potente che potrebbe smentire l’alone di disinteresse, di apatia, di voluta nefasta sordità, che avvolge la nostra collettività e che uccide storia fede, civiltà. Io continuo a sperare perché “Dio può stancarsi dei grandi luoghi, mai dei piccoli fiori” (Tagore).

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