Costruiamo il potere popolare. Non lasciamo il Paese in mano alle destre

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Sabato 18 si è svolta a Roma l’assemblea promossa dall’ex OPG occupato “Je so’ pazzo” per costruire un soggetto politico di sinistra in cui possano riconoscersi tutte quelle realtà schiacciate dalla crisi e dall’attuale modello economico. Abbiamo chiesto a Roberto Evangelista, un militante del centro sociale napoletano, di scrivere per i nostri lettori e le nostre lettrici un breve report dell’iniziativa 

“A furia di perdere pezzi, stiamo perdendo tutto. E quello che ci rimane non vale poi tanto”. Così si è aperta l’assemblea del 18 novembre tenutasi a Roma nel Teatro Italia, e organizzata dai militanti del centro sociale “Je so’ pazzo” di Napoli. Un vero e proprio appello all’unità delle lotte sociali, per costruire un soggetto politico di sinistra capace di candidarsi alle prossime elezioni.

La prossima campagna elettorale si caratterizzerà come la più retriva e reazionaria degli ultimi trent’anni: le “quattro destre” (Lega, Fratelli d’Italia, Movimento 5 stelle, Forza Italia e PD) si contenderanno una tribuna elettorale nella quale ciascuno cercherà di mostrarsi il più affidabile paladino della sicurezza e degli interessi delle imprese e delle banche, ignorando ancora una volta le esigenze dei disoccupati, degli studenti, dei lavoratori, degli immigrati. Per non parlare degli ultimi fuoriusciti dal PD (fino a ieri complici di alcune delle riforme più impopolari della storia repubblicana), che cercheranno di rincorrere i contendenti per assicurarsi l’ennesima poltrona in parlamento.

Cosa si oppone a questo scenario desolante? I ridicoli tentativi di Falcone e Montanari? O forse il silenzio di forze personalistiche come Sinistra Italiana, che strepita di voler chiudere al dialogo col PD, salvo poi ammettere di riaprirlo una volta in parlamento? La verità è che non importa proprio a nessuno fare gli interessi del popolo. Le uniche forze veramente popolari sono quelle realtà che tutti i giorni lottano sui territori, che hanno avuto il coraggio e l’umiltà di ripartire dalla pratica, dalle battaglie affianco dei lavoratori che chiedono condizioni di lavoro dignitose, dall’aiuto concreto ai terremotati, dal sostegno ai cittadini che si oppongono alla devastazione dei territori in Puglia, in Basilicata, in Molise, e in Val di Susa, dall’assistenza ai migranti che sono condannati alla clandestinità per colpa di leggi escludenti e disumane.

Realtà di questo tipo esistono, e sabato 18 novembre hanno riempito un teatro da 800 posti. L’appello lanciato dall’Ex-OPG “Je so’ pazzo” di Napoli è stato raccolto: presentare una lista alle prossime elezioni, che parta dagli interessi degli “ultimi”, ovvero di tutti coloro che in questi anni sono stati messi da parte, cui non è stata data la possibilità di parlare o di farsi sentire; una lista che riparta dai territori e dalle lotte per una sanità gratuita e di qualità, una scuola che educhi cittadini consapevoli dei propri diritti e non schiavi di doveri imposti, una politica di accoglienza e assistenza che non faccia più distinzioni tra italiano e straniero e che rifiuti la guerra tra poveri.

Non abbiamo niente da dare e niente da promettere se non il nostro cuore, le nostre braccia e il nostro cervello, per quel lavoro quotidiano che riparta dai bisogni concreti, che ascolti le esigenze di chi non ha mai avuto voce, che riempia del suo vero senso la parola democrazia che vuol dire, appunto,

POTERE AL POPOLO!

1 Comment

  • Giannantonio Zanolli Reply

    27 novembre 2017 at 9:05

    Se per ” politica di accoglienza e assistenza ..ecc. ” intendete cominciare a distinguere tra rifugiati e migranti economici con la regolamentazione dei flussi di questi ultimi e con un referendum con cui il popolo italiano si esprima democraticamente su modalità e numeri, sono con voi, se invece pensate di continuare la non politica della immigrazione incontrollata funzionale alla guerra tra poveri, alla militarizzazione dei territori e al mantenimento di una percentuale costante di disoccupazione funzionale al capitale per reprimere il diritto al lavoro.. ebbene non potrò essere con voi.
    Non potrò essere della vostra sinistra.
    Non potrò che stare con gli ultimi degli italiani.

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