Il “sismabonus”: più resiste, più detrai

Sismabonus

Questa misura fiscale mira ad incentivare il miglioramento sismico dei fabbricati anche attraverso una progettazione semplificata.

Il cosiddetto Sismabonus ammette l’applicazione di metodi di verifica sismica semplificati per gli edifici in muratura, pur avvertendo che essi non sono sostitutivi delle analisi ordinarie per l’accertamento completo della sicurezza, per poter usufruire dei benefici fiscali previsti da tale misura di sostegno al miglioramento della resistenza del fabbricato alle scosse telluriche. Va precisato che anche le norme tecniche in vigore permettono l’impiego di queste metodologie confinandone l’uso alle costruzioni esistenti. Ulteriore sottolineatura introduttiva, per quanto si vedrà di seguito, è che il campo di utilizzo nel Sismabonus, ma non nell’attuale normativa tecnica, è quello delle strutture in muratura tra le quali rientrano anche quelle miste qualora prevalga questo sistema costruttivo in una organizzazione strutturale dove ci sono pure pilastri in cemento armato. È un notevole vantaggio poter fare ricorso a simili strumenti di calcolo, i quali poiché meno sofisticati di quelli, per così dire, normali sono meno onerosi economicamente oltre che meno complessi dal punto di vista computazionale.

Nonostante si tratti di un qualcosa di facilitato esso è da intendersi un approccio affidabile che fra l’altro consente una lettura intuitiva fornendo schemi di crollo di muri comprensibili per tutti. Tecnicamente ciò si chiama analisi limite e la calcolazione tende a stabilire quale è l’intensità dell’accelerazione sismica capace di innescare meccanismi di ribaltamento degli elementi costruttivi; si parte dagli elementi semplici, un setto murario, una colonna, e si giunge allo studio dell’intero manufatto edilizio che può collassare a seguito del cedimento dei primi. La micromodellazione si deve accompagnare, evidentemente, alla macromodellazione. Sempre in termini tecnici è da evidenziare che le verifiche a collasso, quelle dell’analisi limite, non tengono conto della deformabilità dell’apparato strutturale, la quale costituisce una sorta di riserva di resistenza della struttura favorendo la dissipazione dell’energia del terremoto (tale capacità è maggiore nei telai in c.a. rispetto alla muratura perché essi lavorano in fase plastica e non solo elastica).

Le norme tecniche e le istruzioni contenute nel decreto Sismabonus nel definire che cos’è l’analisi limite fanno riferimento alla teoria del cinematismo, cioè del movimento, dei corpi rigidi, i quali sono le pareti murarie; in parole diverse analisi limite equivale ad equilibrio limite, quello per cui una volta esso sia superato il corpo, che è inteso quale unico pezzo, cade al suolo. È ovvio che sia da sottolineare che siamo di fronte ad un meccanismo ipotetico e non al funzionamento reale se non in casi, appunto, limite. Lo spostamento di questo corpo è in effetti la rotazione intorno ad una linea che viene a rappresentare il suo perno e questa può essere l’attacco a terra della murazione o del pilastro, oppure quella che congiunge con qualche altro componente della struttura posto, magari, lateralmente o sovrastante al nostro “corpo”. Essa si denomina nella normativa «corda», parola che richiama la rotazione evocando il salto della corda e cioè intorno alla corda. Tra i meccanismi ipotizzabili vi è, insieme alla rotazione ed in alternativa a questa, occorre ricordarlo per completezza di esposizione, lo scorrimento. È scontato che precede l’analisi limite la conoscenza della fabbrica, dai materiali ai dettagli costruttivi, dalla tipologia delle mura agli elementi in c.a., dalla conformazione altimetrica a quella planimetrica e così via.

È importante conoscere, ad esempio, se vi è il cordolo in calcestruzzo armato che blocca nella parte sommitale il movimento sotto l’azione del terremoto del muro o del pilastro, così come comprendere il legame tra murature sovrapposte oppure, per quanto riguarda le colonne, se le armature di quelle sottostanti proseguono, almeno in parte, nella colonna calcolata al livello superiore. È, in definitiva, alla quota del solaio che è immaginabile la formazione della corda. È significativo, inoltre, vedere se il pilastro ha sezione quadra o rettangolare e in quale direzione quest’ultima è disposta nella considerazione che c’è una maggiore resistenza alla sua inflessione sotto la spinta del sisma poiché la rigidità di un’asta aumenta nel lato più lungo. Per i pilastri occorre aggiungere che essi, a differenza dei setti murari, sono soggetti pure al fenomeno dello svergolamento. Negli organismi murari anche in presenza di alcuni pilastri in c.a. al loro interno, minoritari rispetto alla componente muratura, è difficile che si verifichi un collasso globale specie se esso ha un comportamento scatolare, in cui, cioè, i muri portanti e di contenimento vengono a configurare una maglia regolare, tanto in pianta che in elevazione.

Le celle di questa maglia al fine di conferire regolarità alla struttura si devono affiancare fra di loro e nei diversi livelli dell’edificio, potendosi ammettere limitati «vuoti» coperti, in un certo senso dai pilastri; essi sono solamente di sostegno verticale e non collaborano alla risposta al sisma, ma, di certo, ne sono colpiti. Questo appena evidenziato è un ipotizzabile meccanismo locale di collasso parziale, con ridotta capacità, qualora i pilastri siano pochi, di incidere sul sistema strutturale complessivo, se lasciati liberi, beninteso, di muoversi. La macromodellazione ha finalità di cogliere con molta accuratezza quali sono i meccanismi semplici che si paventa rischiano di innescarsi. Giungere ad un’analisi globale pertanto partendo dalla individuazione delle porzioni, più o meno estese, del fabbricato vulnerabili nei confronti di meccanismi locali di collassamento; tale tipo di studio va escluso, è scontato, quando la peculiare conformazione strutturale rende improbabile la perdita di equilibrio delle parti che lo costituiscono.

La verificazione della stabilità al ribaltarsi, moto indotto da una forza, quella del terremoto agente perpendicolarmente al maschio murario, è assai differente di quelle previste nella procedura di analisi ordinaria che, invece, sono condotte presupponendo che le sollecitazioni agiscano nel medesimo verso delle murature: in ambedue le metodiche è fondamentale l’esecuzione dell’elaborato denominato valutazione della sicurezza (finanziabile con il Sismabonus ai condomini quando l’edificio è pluriappartamento) tanto più significativo quanto meno l’organismo architettonico è tipizzabile in schemi precostituiti, fatto che caratterizza le strutture miste, oggi rare nella produzione edilizia corrente, soluzione costruttiva che rimanda agli anni ’70 quando il cemento armato cominciava a diventare protagonista, in seguito dominante, del mondo edile.

Francesco Manfredi Selvaggi83 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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