Scetate Micaè’ ca ll’aria (non) è doce

fanelli

Rivolgendosi a un gruppo di amministratori locali, Paolo Frattura ha affermato tra il burbero e il faceto: “Il mio segretario si deve scetare”.

Non so se questo bel verbo onomatopeico napoletano il Governatore lo abbia dedicato a Micaela Fanelli ispirandosi alla celebre Marechiaro:

Chi dice ca li stelle só lucente?
Scétate, Carulí, ca ll’aria è doce…

Versi nei quali s’intavede un’allusione alle stelle ahinoi troppo lucenti nel cielo politico, ma può anche essere che Frattura si sia ispirato a un’altra immortale canzone del repertorio partenopeo, Scètate:

Si duorme o si nun duorme, bella mia,
Siente pe’ ‘nu mumento chesta voce!
Chi te vò bbene assaje sta ‘mmiez’â via
Pe’ te cantà ‘na canzuncella doce.

Essere infatti ‘mmiez’â via, deve essere decisamente scomodo per l’uscente Governatore a quattro settimane da una nuova, spaventevole chiamata alle urne regionali.
Debbo comunque riconoscere a Frattura che in materia di “sveglie” alla Fanelli, lui è stato – si parva licet – molto più incisivo e poetico del sottoscritto. Con la differenza però che lui suona serenate a Micaela per sollecitarle la ricandidatura di se stesso, mentre io faccio toc toc alla sua coscienza e le fischio da mesi nelle orecchie un fastidioso mantra affinché ella candidi se stessa.
E fino all’ultimo non mi arrenderò: Scetate Micaè’

Giuseppe Tabasso122 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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