Milleproroghe, Legge editorìa, Ordine dei Giornalisti/Che ne sarà di noi e di voi?

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testata sblog tabassoIl portavoce del Governo Rocco Casalino che, vai a capire perché, è giornalista di professione (con una paga di 170 mila euro che nessun giornalista si sogna), ha minacciato con irriferibili trivialità i tecnici del ministero del Tesoro. Per questo motivo l’Ordine dei giornalisti – che è la magistratura della categoria – ha aperto un procedimento disciplinare a suo carico per inottemperanza alle norme che regolano la deontologia professionale.
Risultato: i Cinquestelle se la son presa molto male al punto di decidere addirittura l’abolizione dell’Ordine Nazionale Giornalisti Italiani (ONGI). La FNSI, che è il sindacato dei giornalisti, lo ha definito “un attacco alla democrazia” e il “Times” ha aggiunto che la ritorsione “echeggia i toni di Trump contro il sistema mediatico statunitense”.
Sta di fatto che, condivisibile o no, si tratta di una decisione politica della maggioranza di governo e come tale va rispettata oltre che criticata. Va poi tenuto conto che trattasi di una battaglia storica del fondatore del Movimento, Beppe Grillo, che ha gratificato I giornalisti di epiteti d’ogni genere (vedi Florilegio in coda) e contro di loro istituì addirittura un tribunale dell’Inquisizione.

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Detto questo ci si deve interrogare sulle conseguenze che potrà avere, almeno in Molise, l’abolizione dell’Ordine, operazione che rispetto all’abolizione della povertà, è uno scherzetto.
La redazione del Bene Comune ha denunciato che dietro il funesto decreto Milleproroghe (si legga anche l’intervento di Silvio Arcolesse) c’è “un disegno preciso e non dichiarato sui fondi spettanti all’editoria per sostenere la concentrazione delle testate mettendo l’informazione professionale in pochissime mani ammanigliate e per utilizzare la rete spalancando le porte alla disintermediazione che ha cannibalizzato il sistema dell’informazione, così come lo abbiamo conosciuto”.
Non c’è altro da aggiungere. I matadores giallo-verdi agitano panni rossi e banderillas contro i torelli (e gli asinelli) mediatici nostrani. Ora che il sistema dell’informazione regionale abbia bisogno di una terapia d’urto per rinnovarsi non c’è dubbio, ma quello che ora gli si profila dinanzi è un requiem. Se infatti colleghiamo il Milleproroghe con il de profundis per l’Ordine dei giornalisti, non ci resta che piangere.

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Mi si perdoni se aggiungo un dato personale che mi tocca sul vivo. Mi onoro di essere iscritto dal 3 marzo 1964 all’Ordine dei Giornalisti (nato nel 1963). Al primo esame per ottenere la qualifica di Professionista parteciparono perfino scrittori, come Moravia e Arbasino, oltre che giornalisti di gran futuro (sottoscritto escluso). Ebbene, dopo ben 54 anni di appartenenza all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nel giugno scorso ho chiesto di essere trasferito presso l’Ordine del Molise per il sentimentale desiderio di chiudere la mia carriera dove l’ho iniziata. Mettetevi nei miei panni. Ma proprio ora mi dovevano abolire l’Ordine?

Florilegio grillino“leccaculo”, “sdraiati e supini al potere”, “tromboni a libro paga”, “specialisti nel bacio della pantofola”, “incapaci”, “specialisti del nulla”, “walking dead”, “carogne”, “schiavi degli editori”, “pennivendoli”, “inchiostratori”, e infine  “vi mangerei solo per il gusto di vomitarvi”.

Giuseppe Tabasso115 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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