I Portavoce questi misconosciuti/Se l’Avvocato del popolo fosse battuto dal Commercialista del Popolo

Five Star Movement (M5S) spokesperson Rocco Casalino speaks with the press on May 28, 2018 before entering the Chamber of Deputies in Rome, Italy.
Italian President Sergio Mattarella nominated Prime Minister the former director of the IMF Carlo Cottarelli, after Giuseppe Conte, precedent Prime Minister candidate, had quit after 5 Star Movement (M5S) and Northern League (LN) appointee as finance minister Paolo Savona was rejected by the Italian President.
(Photo by Michele Spatari/NurPhoto via Getty Images)

testata sblog tabassoLe pessime figure che hanno rovinato la reputazione di Rocco Casalino, il superpagato uomo della comunicazione giallo-verde e portavoce del premier Conte, hanno attizzato l’attenzione e la curiosità su ruolo, responsabilità e doveri di chi svolge la delicata funzione di portavoce.

Nella nostra dimensione regionale questa funzione è più che minuscola rispetto a quella nazionale, ma non per questo è meno rilevante in un mondo ormai dominato ovunque dalla Comunicazione.
Il Portavoce non è (non dovrebbe essere) soltanto uno autorizzato a comunicare a nome di un Premier o di un Governatore riassumendone (o interpretandone) pensiero e decisioni attraverso comunicati e dichiarazioni ai media. Egli ha anche la responsabilità di dirigere il servizio stampa di un’istituzione democratica in cui sono presenti minoranze politiche delle quali non si può non tenere conto.
Ricordiamo che tra i suoi compiti figurano la cura di una rassegna stampa quotidiana locale e nazionale, la risposta a quesiti e chiarimenti richiesti dagli operatori dell’informazione e, se necessario, l’invio di precisazioni su inesattezze pubblicate sui media.
A questi compiti “palesi” se ne aggiungono però altri più reconditi, quali l’attività di “ghost writer” consistente nel redigere testi di lettere, di interventi e di discorsi che il “Capo” non è in grado di scrivere, si spera per mancanza di tempo. (Se ricordate, a questa prassi si sottraeva il simpatico Big Gino Di Bartolomeo che non facendo mistero della sua scarsa dimestichezza con la sintassi, una volta disse: “Questo programma l’ho scritto io, errori inclusi”.)

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Il governatore Toma ha affidato le delicate mansioni di portavoce ad Antonio D’Uva al quale colgo l’occasione per formulare, pur ritardati, i miei migliori auguri di buon lavoro. Un lavoro che, rispetto a chi lo ha preceduto nello stesso incarico, ritengo piuttosto scomodo. Nel senso che, se uno lavorava per Frattura poteva contare su una governance relativamente compatta, mentre D’Uva deve sbrogliarsela invece con quel puzzle politico che è la più strana combinazione di equilibri e poteri triangolari alla guida della Regione.
La comunicazione Frattura a trazione Patriciello era in sé abbastanza “organica”, quella post-berlusconiana di Toma è friabile, quasi gassosa. Tuttavia, per una carta non scritta, il portavoce molisano potrebbe essere indotto a rendere meno opaco l’azzurro pallido del governatore rispetto ai forti colori giallo-grillino e verde-leghista che di fatto tengono in mano il gioco nel Paese e in Regione.
Ecco perché sulle spalle del povero (si fa per dire) D’Uva grava la speciale responsabilità comunicativa di conferire al governatore un’immagine meno sbiadita di quella che rispecchia il premier Conte, “Avvocato del popolo italiano”. Come Conte, Toma deve mostrare di non essere ostaggio del contratto grillo-leghista, superando però l’immagine di “Commercialista del popolo molisano”.

Giuseppe Tabasso58 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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