Il Molise protagonista alla B.I.T di Milano

antonio meccanici

di Antonio Meccanici

Il 10, 11 e 12 febbraio, nei padiglioni di MilanoFieraCity, si è tenuta la Borsa Internazionale del Turismo, meglio conosciuta con l’acronimo B.I.T. È trascorsa già qualche settimana da quando l’Azienda Autonoma di Soggiorno Turistico di Termoli ha fatto conoscere, a visitatori e operatori turistici, il territorio del Molise come destinazione vacanziera. La nostra regione è stata proposta attraverso la promozione di offerte e la vendita di pacchetti turistici strutturati da aziende, lavoratori autonomi e associazioni molisane del settore. Nonostante il tempo corra velocemente, almeno per chi scrive, il ricordo e le belle sensazioni sono ancora vive nella mente.

Le fiere sono sempre luoghi di incontro fra tante persone, in cui vivere momenti di conoscenza e di scoperta. La B.I.T. non fa eccezione in merito alle caratteristiche appena menzionate. Durante i tre giorni di fiera, anche grazie agli incontri preliminari tenutisi a Termoli, diverse realtà molisane si sono conosciute, hanno interagito, si sono scambiate emozioni, hanno condiviso esperienze nel campo turistico e, si spera, abbiano iniziato un proficuo cammino insieme. In una terra abitata, a volte, da un individualismo esasperato, già questo è un aspetto da sottolineare, un buon punto di partenza. Senza tralasciare, naturalmente, i diversi contatti presi con tour operator, agenzie di viaggio, associazioni e singole persone, tutti potenziali ospiti.

In un ambiente fieristico in cui spersonalizzati parallelepipedi bianchi si affiancavano l’un l’altro, identici nella loro natura, differenziati solo grazie alle gigantografie e ai video che tentavano di personalizzare l’anonimo punto di incontro, sicuramente, lo stand molisano era fuori dai comuni modelli estetici delle fiere. Emanava, infatti, un messaggio ben preciso, già chiaro ancor prima di conoscerne il significato: un territorio per lo più naturale, verde, poco antropizzato; un’offerta turistica basata sulla sostenibilità, sulla convivialità e sui prodotti della terra. La sfera di legno, che ricopriva tutta la zona assegnata al Molise, infatti, è stata abbellita da diversi pannelli orizzontali, su cui erano presenti piante di ulivo, mele biologiche, oltre che autoctone di Castel del Giudice, piante officinali e altre essenze arboree naturali. Al suo interno era possibile sedersi e conversare, oppure ascoltare una presentazione sul territorio. Insomma, un piccolo teatro-luogo di incontro. In più, il pavimento dello stand era un tappeto di erba sintetica, a sottolineare ulteriormente il messaggio sul “carattere verde” del Molise.

La scelta di comunicare il Molise per quello che realmente è e per quello che può offrire, sembra sia risultata valida, stando all’interesse dimostrato nei nostri confronti. Certo, un conto sono le conversazioni e gli interessamenti superficiali, un conto è riuscire effettivamente ad aumentare le presenze di visitatori in regione.

Sono estremamente convinto, però, che questa terra possa e debba giocarsi le sue carte, facendosi conoscere da piccoli gruppi con una preparazione culturale medio-alta, una sensibilità ai temi sociali e buone capacità di spesa. Naturalmente, anche le offerte turistiche devono essere all’altezza dei potenziali ospiti. Serve una proposta di alto livello, non generalista, che possa interessare piccole nicchie, come quella del turismo lento e attivo (trekking, cicloturismo, alpinismo, arrampicata, ecc.), o del turismo esperienziale (comunità aumentate, laboratori artigianali, culinari, rurali, ecc.), tutte e due rientranti sotto il “cappello” del turismo sostenibile e responsabile (piccoli gruppi e scarso impatto sul territorio). Il tutto condito da operatori formati e comunicativi, per raccontare quello che sono, ciò che li anima, quello che il Molise è e che le altre aree d’Europa e d’Italia non sono più.

Ecco, sono queste le carte vincenti che abbiamo e che spesso vengono definite dai molisani “il nulla”: la natura, la ruralità, il silenzio, le piccolissime comunità, i rapporti umani. Questo “nulla” può essere un fattore di crescita economica, a patto che il turismo non stravolga eccessivamente l’identità di questo “arretrato” Molise.

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