La cacciata di Calenda e Romagnuolo/Favori, prebende, ripicche e scomuniche. Toma alle prese col governo giallo-verde bile

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nell'articoloLa sonnolenta scena politica molisana è stata terremotata dalla clamorosa espulsione dalla Lega delle consigliere regionali Aida Romagnuolo e Filomena Calenda. Diventate l’una capogruppo dell’altra, le due dinamiche cheerleaders elettorali del “Capitano” si aspettavano di entrare in Giunta. Succede invece che, su precisa richiesta di Salvini, il presidente Toma, berlusconiano sensibile agli scambi di favori, nomina assessore “esterno” Luigi Mazzuto, primo molisano convertito al verbo leghista. La storia c’insegna che è un caso di “sansepolcrismo” risalente cioè ai privilegi consessi ai fascisti doc “della prima ora”, quelli che cento anni fa, 23 marzo 1919, appunto in piazza Sansepolcro a Milano, si adunarono per fondare i Fasci di combattimento. Non si sa se Mazzuto abbia mai giurato a Pontida o bevuto ampolle alle fonti del Dio Po, ma di certo è stato un “sansepolcrista” del Carroccio molisano.

Farlo premiare con 150 mila euro l’anno era il minimo sindacale per un leghista della prima ora, con buona pace delle due galoppine della seconda ora, già ben stipendiate. Insomma, la solita vicenda a base di incarichi, prebende, favori trasversali, ripicche e scomuniche. Tutto il resto è solo bla bla. Tuttavia la sentenza senza appello emanata dal quartier generale del Carroccio rischia di diventare un boomerang per un Governo regionale che pare ormai un caleidoscopio politico dove non si sa bene chi sta con chi: una maionese impazzita in salsa azzurra e giallo-verde bile. Infatti le due biliose reprobe salviniane presentano ora mozioni di sfiducia, avvertono che “nulla sarà più come prima” e che “qualcuno inizierà a ballare la tarantella” perché “se questa è la democrazia che vige nella Lega questo non è il partito che sta dalla parte dei cittadini” e “se questa è la Lega di Salvini, allora è meglio essere lontani”.

OK. Lontani dalla Lega ma vicini a chi? No problem. Con un po’ di invitati a sbafo, oggi in Molise si può fondare un partito anche in pizzeria. Le due salviniane pentite penserebbero perciò a qualcosa tipo Rifondazione leghista, a una Lega degli Apolidi oppure a un più rappresentativo (di se stesse) Movimento 2 Stelle. Agli iscritti basterà a seguire corsi di tarantella, fox trot, paso doble e tip tap.

Giuseppe Tabasso93 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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