La “secessione dei ricchi” e il Molise, piccolo tenero e marginale

editoriale

Editoriale del numero di Febbraio 2019


di Antonio Ruggieri

Gianfranco Viesti insegna economia applicata all’Università di Bari; è stato di recente a Campobasso insieme al direttore dello Svimez Luca Bianchi, per presentare il suo ultimo libro intitolato La secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale che l’Editore Laterza ha voluto mettere gratuitamente a disposizione in formato e.book, nella speranza di favorire – soprattutto nel Meridione, fra la classe dirigente meridionale – un dibattito che ancora arranca, fra la sottovalutazione e lo stolido disinteresse.

Il fatto è questo e non è di poco conto: il 22 ottobre del 2017 in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna ha avuto luogo un referendum consultivo che, nella sostanza, ha chiesto ai cittadini di quelle tre regioni italiane se volevano che la loro Regione d’appartenenza godesse di maggiore autonomia nei confronti dello Stato centrale.

L’impianto del quesito referendario è stato “appoggiato” all’art.116 della Costituzione che prevede particolari attribuzioni di autonomia in alcune limitate materie per le Regioni, anche associate.

Mentre era ancora in carica il Governo Gentiloni poi, a soli quattro giorni dalle elezioni del 4 marzo 2018 che hanno consentito la nascita del Governo giallo/verde attualmente in carica, il Sottosegretario Gianclaudio Bressa, del Partito Democratico, bellunese con delega agli affari regionali, firma una preintesa con i Governatori di Veneto (Zaia), Lombardia (Maroni) ed Emilia Romagna (Bonaccini), affinché il Governo uscito dalle elezioni imminenti, definisse in dettaglio il regime e il finanziamento dell’autonomia differenziata di queste tre Regioni in ben 20 materie di concorrenza con lo Stato; di esclusiva competenza di quest’ultimo sono rimaste la giustizia, l’istruzione e la tutela dell’ambiente.

Questo processo del quale affatto casualmente si compiacciono soprattutto i governi leghisti della Lombardia e del Veneto, da Gianfranco Viesti è stato definito una “secessione dei ricchi”, perché lo si intende finanziare con il cosiddetto residuo fiscale, cioè con la somma delle tasse dei contribuenti delle tre regioni “padane” rimanente, una volta coperto il costo dei servizi che lo Stato eroga in quei territori.

Questa prospettiva – sottolinea con preoccupazione il docente barese – sovverte l’impianto e l’indirizzo della Carta costituzionale che non contempla l’imposizione fiscale in rapporto ai territori bensì agli individui, allo scopo di perequarne la condizione sociale ed economica.

Le Regioni più ricche, insomma, vogliono tenersi le tasse che pagano, per finanziare il processo di autonomia differenziata, la quale finirebbe per approfondire ulteriormente le differenze che già separano il settentrione italiano dal Mezzogiorno.

Tutto questo è già accaduto e l’attuale Ministra per gli affari regionali, la leghista Erika Stefani, intende perfezionarlo entro il 15 febbraio, esautorando il Parlamento, che avrà solo il compito di accettare o rigettare le decisioni già assunte, senza poterle discutere.

In questo scenario il Molise si muove con grande difficoltà, quasi a tentoni, appesantito dalla crisi di defuturizzazione che lo attanaglia e minacciato ormai su fronti innumerevoli.

La spinta della sua modernizzazione (di media incidenza) è andata via via scemando a cominciare dagli anni ‘90; i Centri di spesa (Roma e Bruxelles) che avevano finanziato e sostenuto la trasformazione della regione con l’espansione della spesa pubblica per il controllo clientelare del consenso politico, sono diventati ragionieri occhiuti di come ma soprattutto di quanto sia improbabile la sopravvivenza di una regione autonoma con meno di trecentomila abitanti, la cui ricchezza consiste essenzialmente nella circolazione e nella distribuzione degli stipendi dell’impiego pubblico.

Se vorremo fronteggiare le minacce che attentano non solo alla nostra autonomia istituzionale ma addirittura alla nostra coesione culturale e territoriale, noi Molisani dovremo diventare una comunità competente in grado di leggere e di analizzare la nostra difficilissima condizione, per investire sulle vocazioni antropologiche e territoriali che deteniamo; riconosciute e messe a sistema.

Dovremo immediatamente valutare e opporci alla “secessione dei ricchi” perché proprio il residuo fiscale delle regioni con gettito maggiore ci assicurano una sopravvivenza a tempo determinato, nell’ambito della quale dovremo definite tempi, modi e forme di un futuro del tutto differente dal passato prossimo ormai arrivato a consunzione.

Innanzitutto, la nostra classe dirigente dovrebbe essere protagonista consapevole di un dibattito così insidioso e complesso; invece arranca addirittura sul piano dell’informazione propedeutica e di base.

I risultati delle ultime elezioni abruzzesi sono un paradosso dal quale dovremmo ripartire con rigore analitico e conseguenza di comportamenti.

Antonio Ruggieri61 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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