Appunti sulla Brexit/La Lega e la grande frittata sovranista

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nell'articoloIeri sera, nel corso della trasmissione “Otto e mezz0”, Lilli Gruber ha dovuto sbugiardare il suo ospite on. Claudio Borghi, per aver messo la Spagna tra i Paesi fondatori dell’Unione Europea.

Borghi, che presiede la 5ª Commissione Bilancio della Camera, è un noto antieuropeista, ma proprio per questo dovrebbe conoscere la storia dell’Unione meglio di altri. Poi ha minimizzato ma ha tenuto a chiarire il pensiero suo e della Lega: “Ci vuole meno Europa”.

Dunque a poche settimane dal voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, dobbiamo essere ben coscienti che l’obbiettivo di Salvini e dei suoi sodali francesi (Le Pen), ungheresi (Orban), austriaci (Kurz) e polacchi (Kaczynski) è quello di indebolire l’Europa.

Viene perciò da chiedersi: comincia tra gli elettori a farsi strada la consapevolezza del progetto sovranista e della sua pericolosità? Cambiare l’Europa lo vogliono proprio gli europeisti più ortodossi che da sempre denunciano i famosi “costi della non-Europa”. Dunque attenzione, perché una cosa è cambiare l’Europa, ben altra indebolirla come vuole la Lega & Co..

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Avremo sicuramente modo di riprendere l’argomento da qui al 26 maggio, ma intanto ai sovranisti che si guardano l’ombelico molisano, andrebbe chiesto se hanno mai ragionato sull’enorme pasticcio combinato dai loro colleghi britannici, quello che i giornali inglesi chiamano “Horror show” e “House of fool”. Si rimane infatti basiti dinanzi a un grande Paese che ha perso la bussola in preda a un ingannevole nazionalismo antieuropeo.

Oggi l’Ukip (United Kingdom Independence Party), un tempo ingruppato a Strasburgo con i 5 Stelle, si è dissolto insieme al suo fondatore Nigel Farage, quello che lanciò la famosa bufala dei 35 milioni di sterline che Londra pagava ogni settimana a Bruxelles. Allora vinsero milioni di spauriti contro milioni di giovani che issavano cartelli con la scritta “We are nothing without Europe”. Ora il Paese è allo sbando totale. E in un cartello della foto qui sopra si legge: “Nessuno ha votato per diventare più povero”.

Beppe Severgnini, uno che gli inglesi li conosce come pochi, scrive che “gli elettori britannici sono diversi: certe cose non se le aspettano. Non lo ammettono, ma credono nella professionalità dei propri governanti. E lo spettacolo politico cui assistono da quasi tre anni è imbarazzante. Anzi: dilettantesco. E il dilettantismo, per gli inglesi, è imperdonabile”.

Eppure, la rauca e super sconfitta Theresa May, ha mostrato un professionismo impeccabile di cui il tempo le darà forse ragione.

Ma cosa ne sarà di quello che Severgnini chiama un “manicomio democratico”? Forse lo vedremo nei prossimi giorni, ma gli ospiti del più scomodo Parlamento del mondo sono andati troppo avanti per poter riparlare di Europa, di Schengen e di frontiere aperte.

La frittata sovranista è fatta e nel “manicomio democratico” non ci sono mica politici all’italiana che prima chiamano l’euro “moneta assassina” (Salvini) o affermano che “uscire dall’euro non significa uscire dall’Europa” (Di Maio, Di Battista), salvo poi spacciarsi quasi per discepoli di Altiero Spinelli.

Giuseppe Tabasso93 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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