Dopo la Brexit e l’addio a Filippo di Edimburgo/Dio salvi la Regina e il Regno (dis)Unito

Gli odierni funerali in forma privata del Principe Filippo, che per 74 anni è stato al fianco e a un passo indietro da Elisabetta IIa, segnano un capitolo nuovo ma fatalmente finale per la sovrana più longeva del mondo, che mercoledì prossimo 21 aprile – quattro giorni dopo le esequie dell’amato marito – compirà 95 anni, il più triste compleanno della sua vita.

Non sono un patito cultore di storie e genealogie monarchiche, ma non mi sono mai perso i genetliaci di “Lilibeth”, come la chiamavano da giovane, sia per essere suo coetaneo e sia per aver avuto l’onore di incontrarla nel 1980, in occasione della sua terza visita a Roma quando era presidente Sandro Pertini.

Facevo parte di un gruppo di giornalisti che l’Ambasciata britannica invitò a un meeting pomeridiano con Sua Maestà presso il Grand Hotel di Roma. Prima dell’incontro il capo dell’ufficio stampa s’incaricò di ricordarci di dare per scontato che la Regina fosse informata su tutto e che non le si potevano porre domande o chiedere giudizi specie politici, cioè nulla che odorasse di intervista.

L’approccio con Sua Maestà era insomma soggetto a un protocollo preciso ma talmente problematico che quando Her Majesty arrivò insieme al sorridente consorte Filippo, tutti la riverimmo con doverosi inchini ma nessuno di noi osò avvicinarla e men che meno porle delle domande. Del resto, potevamo mai passare per perfetti cretini propinandole banalità tipo “Vostra Grazia, ha visto che bella giornata?” “Do you like Rome? “Are you enjoing your trip to Italy”?

Fu il Principe Filippo, evidentemente esperto di queste situazioni, a cercare di rompere il ghiaccio incoraggiandoci ad avvicinare la Regina. E fu allora che un perfido collega gli indicò me come “uno che parla l’inglese”. Un tiro mancino che mi gettò nel panico. Anzi ero letteralmente paralizzato. Al di là di presentarmi con nome, cognome e testata, non sapevo proprio che dire. Per un attimo pensai di aggiungere il mio anno di nascita, 1926 come il suo: se lo avessi fatto mi sarei vergognato tutta la vita per una tale gaffe.

Sapevo che era nata il 21 aprile, giorno in cui si celebra la nascita di Roma ottavo secolo A. C., perciò mi parve originale segnalarglielo. Segnalarlo? Sua Altezza sa tutto, non si può. Così, pur di non fare scena muta, azzardai semplicemente un “Sua Maestà, tra lei e Roma dev’esserci un feeling speciale se ogni 21 aprile si celebra anche qui un compleanno ”.

La battuta funzionò, ma francamente non sono sicuro che i Reali fossero ferrati in storia di Roma.
E ora? Aneddoti personali a parte, per Elisabetta IIa, Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ora si apre in vedovanza una fase del suo trono che pur contando su una longevità di famiglia (sua madre morì nel 2002 a 101 anni) è fatalmente avviata alla sua fine naturale.

La Monarca innamorata della monarchia ne ha viste di tutti i colori, ma ha saputo sempre mantenere la barra del trono con una fermezza esemplare, eppure si comincia già a parlare di eredi e di dubbi che il figlio di cotanta sovrana, sia in grado di reggere una così formidabile immagine materna. E sappiamo che il potere di quel trono si fonda soltanto su un’immagine quasi sacrale.

Ora, dopo una Brexit pare subita dalla Regina, il Regno Unito deve rifare i conti non solo con l’economia ma con antiche lacerazioni, dalla Scozia non rassegnata a lasciare l’UE, all’Irlanda del Nord dove la Brexit ha messo a repentaglio gli enormi sforzi diplomatici per riappacificare le due Irlande.

Come ci racconta Antonello Guerrera da una Belfast sconvolta da durissime violenze tra cattolici e protestanti, questi ultimi hanno giurato che riprenderanno gli scontri subito dopo i funerali del Principe Filippo.

Non ci resta che dire God save the Queen, Dio salvi la Regina.

Giuseppe Tabasso207 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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