L’ambientalismo con le treccine che spaventa la destra

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nell'articoloVenerdì 15 aprile Roma ha vissuto sotto un cielo azzurrissimo una giornata verdissima. Per l’età dei partecipanti e per il tema climatico che in 1300 città del mondo ha fatto scendere in piazza milioni di giovani. Tutto grazie a Greta Thumberg, uno scricciolo di ragazzina tosta e implacabile, divenuta simbolo di una sfida planetaria che coinvolge sempre più i futuri elettori di domani.

Il giorno dopo, a Bruxelles, la ragazza con le treccine ha rivolto ai deputati dell’Europarlamento un discorso durissimo: «Avete tenuto tre vertici sull’emergenza Brexit ma neanche uno sulla crisi climatica e ambientale. Eppure la nostra civiltà è fragile come un castello che affonda nella sabbia. La facciata è splendida ma le radici non sono solide». Un discorso di dieci minuti, interrotto da applausi e conclusosi con una standing ovation.

Dinanzi a questa presa di coscienza giovanile, Paul Romer, Nobel per l’Economia 2018, studioso di climatologia, ha affermato: “Questi ragazzi che scendono in piazza per il clima sono i veri adulti. Noi adulti invece ci stiamo comportando come bambini».

E cosa fanno questi adulti che si comportano da bambini?

Pubblicano sui loro giornali pagine come quella riportata qui sopra che, nella sua oscena trivialità, dimostra la paura che la destra nutre verso questi “rompiballe” di ambientalisti.

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La pagina di cui sopra ha suscitato indignazione e disgusto, a me che sono del mestiere ha suscitato anche vergogna e amarezza per la deriva in cui possono precipitare certi giornali.

Ogni santo giorno nelle redazioni di tutto il mondo viene esercitata la nobile arte della titolazione. I titoli sono lo stile distintivo di un giornale e i titolisti sono una élite della categoria.

Cito solo un esempio. Dopo l’incendio della più famosa cattedrale francese, la prima pagina del quotidiano “LIberation” recava un titolo di due parole, semplici, Incisive: “Notre drame”.

Il giornalismo è fatto anche di sarcasmi, ironie e perfino di cattiverie, ma quella gag da avanspettacolo “Vieni avanti Gretina”, dimostra che è cambiata pure la cattiveria. È diventata ferocia.

Giuseppe Tabasso100 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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