C’è un’altra banda che suona il «rock»

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di Giovanni Petta

Parte l’«Abbi cura di me tour» di Simone Cristicchi

Stiano tranquilli gli ammiratori di Ivano Fossati. L’artista genovese ha un erede: Simone Cristicchi.

La qualità dei concerti del cantautore romano, partiti il 19 maggio dall’Auditorium Parco della Musica di Roma, rasserena gli amanti di quella canzone che diverte ed emoziona, che dice con le parole senza tenere in secondo piano melodie e armonie, che osserva la realtà per cercare risposte o anche soltanto per vivere in modo consapevole.

Il concerto di Roma – con la Bellezza di Chagall in gigantografia alle spalle dei musicisti – ha proposto un equilibrato dosaggio di ritmo e ironia, insieme a momenti larghi utili per cogliere la verità tonda delle parole. E le parole hanno veicolato messaggi mai didascalici o definitivi… il concerto è una riflessione sull’essenza dell’uomo contemporaneo, insomma, che prova a navigare senza bussola nella frammentarietà del presente.

Strepitosi i musicisti. Riccardo Corso, chitarre e altri strumenti a corda, preciso nella ritmica e attento e delicato nei colori; Andrea Rosatelli, basso, capace di disegnare linee che costruiscono «insieme»; il violoncello di Giuseppe Tortora, come fosse voce umana, avvolge le esplicitazioni più profonde del front-man e lo accompagna sottolineando i momenti maggiormente espressivi; la batteria di Valter Sacripanti, un metronomo che corre su linee ritmiche tracciate con cura al di sotto delle melodie e al di sotto delle parole cantate; il pianoforte, la fisarmonica, le tastiere di Riccardo Ciaramellari, maestria che colora e sostiene, che guida con serenità, raziocinio e con una partecipazione emotiva forte ed efficace.

Dire che Cristicchi è l’erede di Fossati piacerà poco a Cristicchi e piacerà poco a Fossati. Non certo per mancanza di stima reciproca ma perché ognuno dei due ha una strada percorsa e da percorrere. Ognuno dei due ha una sua propria originalità e una sua poetica.

È una frase, dunque, grossolana… che disturba, forse, chi viene citato. Ma è una frase che rende il concetto, anche se va spiegata, e che dà gioia a chi ama la musica e la poesia. Che dà speranza a chi ha sentito, nell’abbandono delle scene dell’autore di «C’è tempo» e «La mia banda suona il rock» – per citare solo due degli infiniti antipodi della sua produzione –, un punto di non ritorno dalla linea continua di quel piacere estetico a cui era stato abituato, che sembrava non avere fine perché mai era stato negato per oltre quarant’anni.

Fossati è del 1951. Cristicchi è del 1977. Punti di partenza che potrebbero dimostrare immediatamente la fragilità dell’affermazione utilizzata per l’incipit. Fossati insegue e coglie momenti di profondità interiore, trovando nelle immagini – prodotte dalla realtà o dal ricordo e subito regalate alla metafora – la possibilità di restituire la Bellezza alla vita quotidiana degli uomini. Ecco, allora, l’abbraccio «alla mia giacca sotto il glicine», lo stare «arruffato» nella «sala d’aspetto di un tram che non viene», il cantare la donna amata «come un’orazione» qualora si potesse essere, per un attimo, «un sacerdote».

Cristicchi, novello Nicanor Parra, prova a rispondere alle «Preguntas a la hora del tè» con esplorazioni di manicomi e case di riposo per anziani, fatte con una scientificità empirica e fortemente umana; con osservazioni, su quanto accade nelle nostre vite, che non disdegnano la personificazione di oggetti di uso comune come, per esempio, i cellulari.

Ma, pur nelle diversità che delineano le differenti personalità, c’è, ad accomunare i due, la ricerca della Bellezza delle piccole cose, degli oggetti più desueti che passano tra le mani senza che gli oggetti stessi vengano mai gratificati di una qualche attenzione.

Ancora… la cura della Bellezza delle donne che attraversano la vita: che siano studentesse universitarie oppure splendide ragazze che, alle tre di notte, «camminano dondolando sulla strada di casa» e che «in qualche vetrina buia si staranno specchiando»

Infine… le solitudini. Quella metafisica e insieme umana di Lindbergh (Fossati) e quella quasi patologica ma densamente umana del custode dei musei (Cristicchi), tanto per citarne qualcuna. La proposta dell’«Abbi cura di me tour» offre due ore di emozione pura e di divertimento. Di spunti per una riflessione matura sulla quotidianità, anche nell’ironia più esplicita. Di risposte mai esaustive perché trovate dall’uomo. Di una poesia che penetra perché contemporanea e popolare, così tanto umana da coinvolgere e abbracciare.

La canzone d’autore italiana – in questo senso… «erede di Fossati» – avrà sorprese, nel futuro, belle e convincenti, da questo cercatore di Bellezza. Da questo «rigattiere» che lavora con la musica e con la poesia trovata nelle minuzie trascurate della vita. Piccole cose che diventano preziosità necessarie all’esistenza.

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