In città la salute non ci guadagna

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di Francesco Manfredi-Selvaggi

È nelle aree urbane dove le condizioni sanitarie sono più critiche. Qui le persone sono minacciate da molteplici forme di inquinamento. Per migliorare il benessere fisico degli individui occorre incrementare gli spazi verdi, favorire il moto, potenziare il trasporto collettivo.

La salute è, di certo, più a rischio nelle aree urbane. Qui i cittadini sono esposti a minacce ambientali di tutti i tipi che si traducono in differenti fattori di rischio per l’integrità fisica della popolazione; si va dall’inquinamento dell’aria (per il traffico e per la vicinanza di stabilimenti produttivi come succede a Venafro) a quello dell’acqua (si intende, ovviamente, quella potabile e un episodio di tale genere ha riguardato Termoli circa due anni fa), da quello acustico (vedi le barriere antirumore poste nel quartiere di S. Giovanni a Campobasso attraversato da una tangenziale) a quello elettromagnetico (diverse sono le proteste degli abitanti dei maggiori centri molisani contro l’installazione di antenne della telefonia mobile nel proprio quartiere), dalla spazzatura delle strade allo smaltimento dei rifiuti domestici alla depurazione dei reflui fognari.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha promosso nel 1990 il programma “La rete delle Città Sane” alla quale si auspica aderiscano anche i principali nuclei urbani del Molise. Ogni città è un caso a se, è vero, ma nello stesso tempo vi sono best practices, buone pratiche, che sperimentate in un luogo possono diventare modelli da imitare in altre località; c’è, in definitiva, la necessità di scambiarsi le esperienze e quindi collaborare a quella rete ideata dall’OMS.

Tra le azioni che vengono messe in campo usualmente dalle città “virtuose” un posto di rilievo lo assume l’incremento degli spazi a verde. I giardini pubblici e, in generale, la piantumazione di essenze vegetali all’interno del perimetro urbano migliorando la salubrità dell’aria concorre al benessere del fisico; nello stesso tempo, anche se non veri e propri parchi, purché, comunque, di dimensione adeguata, le superfici libere, dotate di alberi e siepi e, magari, pavimentate con erba, si prestano particolarmente per lo svolgimento di esercizi fisici i quali sono essenziali per la salute di un individuo. Occorre, pertanto, che tali ambiti non siano troppo lontani dalle residenze.

La soglia massima della distanza è di 5 chilometri. È bene che per raggiungerli ci siano percorsi pedonali alberati e meglio che essi siano sicuri, protetti da fioriere come si usa fare e con attraversamenti di strade carrabili segnalati in modo adeguato. Ci si è soffermati sugli accorgimenti da adottare a protezione dei pedoni essendo i traumi causati da incidenti stradali, è scontato, un problema sanitario. Percorrenze da fare a piedi in sede separata oppure accostate alle arterie automobilistiche che se disposte ambo i lati di queste e se arredate con specie arboree vengono a costituire nel loro insieme, sezione viaria più camminamenti, quelli che si chiamano viali: la loro larghezza consente alle correnti d’aria di penetrare nell’agglomerato edilizio liberandoli di miasmi che vi si formano, salvo a detrarre dai benefici che i viali apportano alla città in termini di miglioramento della qualità dell’aria, le emissioni gassose delle auto che vi transitano.

Le stesse considerazioni valgono per le piste ciclabili per le quali va aggiunto, rispetto a quanto detto sui tracciati destinati a chi si sposta camminando, che esse devono costituire una maglia in quanto la bicicletta è adatta piuttosto che a superare brevi tratti, beninteso, può essere utilizzata anche solo per questi, a movimenti a più largo raggio. Sono le bici, lo si ritiene, più del cammino a piedi l’alternativa al trasporto motorizzato, contribuendo, da un lato, alla diminuzione dei consumi energetici e, dall’altro, alla si munizione del traffico urbano, a volte caotico il quale provoca stress, un’altra problematica sanitaria.

Una ricetta urbanistica per risolvere i disagi causati dalla circolazione delle macchine potrebbe essere quella di puntare ad una densificazione dell’abitato, prevedendo un elevato indice di fabbricabilità, perché questa riavvicina le case ai servizi, rendendo meno necessario impiegare l’automobile nella vita quotidiana. Ciò all’esterno della propria dimora, ma vale anche all’interno, si fa per dire, rinunciando a prendere l’ascensore che pure è indispensabile per il superamento delle barrire architettoniche negli edifici moderni che sono alti; si conseguirebbero due obiettivi, quello dell’esercitazione fisica e quello del risparmio di energia.

Per incentivare, ulteriormente, l’acquisto di auto elettriche, poco inquinanti, si potrebbero riservare dei posti nei parcheggi cittadini, è preferibile muniti di colonnine di ricarica già oggi obbligatorie in un certo numero in quelli, al chiuso o all’aria aperta, dei centri commerciali, delle strutture direzionali, ecc.. Un rimedio efficace alla motorizzazione eccessiva dei nostri tempi è quello di migliorare il trasporto collettivo destinando al transito degli autobus delle corsie dedicate (aumentando pure la quantità di corse giornaliere che richiede, conseguentemente, un ampliamento della flotta dei bus i quali, anch’essi, dovranno essere a trazione elettrica).

Una questione a parte è rappresentata dai centri storici, tanti dei quali sono stati pedonalizzati o sono diventati zone a traffico limitato. Poiché l’attenzione è stata posta sulla salute si sottolinea il bisogno di una facile accessibilità alle sedi dei servizi sanitari potenziando i collegamenti con navette per gli ospedali di Tappino, il Cardarelli e la Cattolica, stiamo parlando, lo si è inteso, del capoluogo regionale; nella medesima area vi sono le attrezzature per il tempo libero del parco naturalistico di Montevairano che per poter essere fruite regolarmente dalla cittadinanza sarebbe opportuno che fossero servite da qualche forma di trasporto collettivo.

La stessa cosa dovrebbe valere per gli impianti sportivi essendo lo sport utile per mantenere in salute il corpo. In linea con il terzo programma 2014-2020 dell’Unione Europea di promozione della salute occorre incoraggiare ambienti “favorevoli” congiuntamente a “stili di vita sani” e, dunque, dobbiamo porre attenzione alle tematiche riguardanti gli abitati, specie i grandi dove vivono tantissime persone (a Campobasso, Isernia e Termoli si concentra quasi un terzo della popolazione molisana), agendo con la pianificazione urbanistica, la programmazione dei trasporti, il contenimento degli sprechi di energia e così via in quanto la salute deve entrare in tutte le politiche e questo è un principio comunitario.

Francesco Manfredi Selvaggi138 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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