Post elezioni/Letterina a un giovane collega

testata sblog tabassoPaolo Di Lella, mio giovane collega col quale trattengo da anni sinceri rapporti di amicizia e stima, ha scritto su questo sito un commento sui risultati delle elezioni comunali che parla della vittoria dei 5Stelle con un fervore pari  al disprezzo per i Dem. Ai primi attribuisce una “visione della politica come strumento di cambiamento” e l’essere (fosse vero) “ultimo baluardo contro l’avanzata leghista”; al PD e alla “buonanima del centrosinistra” ascrive invece cose come “subalternità agli interessi particolari degli speculatori e della grande distribuzione”. E siamo quasi al vilipendio di cadavere quando ritiene “una fortuna se gli appelli Dem a votare il M5S non abbiano prodotto il risultato opposto”.

Detto questo, voglio precisare che verso il promettente Gravina nutro tanta simpatia e mi auguro di cuore che egli riesca a rilanciare la mia cara città nativa malgrado la convivenza in consiglio comunale con quella sporca quaterna di “buonanime”. Ho la precisa sensazione che il pezzo di Paolo sia stato scritto per reazione a quello da me pubblicato all’indomani dei risultati con un titolo – “Come il PD salvò l’onore nazionale del M5S” – che deve avergli fatto ribrezzo. Però lo capisco: Io mi riferivo allo spropositato effetto che ha avuto a livello nazionale il voto dei campobassani (di sinistra inclusi). Grazie ad esso e dopo la perdita di Livorno e Avellino, il M5S si è risparmiata l’umiliazione totale di un “cappotto” e, dal canto suo, Campobasso ha incassato la gratitudine e l’ammirazione di tutto il mondo pentastellato. Ne è eloquente dimostrazione l’annuncio dell’imminente arrivo di Di Maio per la sfilata dei Misteri. So che il saggio Gravina si asterrà dal fare del Capoluogo una Grillo City per interposto Di Maio, ma so anche che se dipendesse da te, caro Paolo, sul sesto Mistero, quello della Donzella, tu metteresti i Dem non i leghisti al posto dei diavoli.

Metafore a parte, capisco che tu, come tanti di noi nostalgici della sinistra sparita, te la prenda con quello che ne resta, e so anche che quello che ne resta per te non è sinistra. Sta di fatto però che quella è l’unica sinistra che ci rimane, visto che il sole dell’avvenire è tramontato anche dalle tue romantiche parti di Potere al Popolo. Perciò in un momento in cui i nostri comuni valori sono gravemente alla deriva, io continuo a credere da vecchio illuminista veltroniano che, pur se ti fa schifo, quello rimane l’unico porto dove poter attraccare i nostri barconi di naufraghi. Ovviamente continuerò a volerti bene se approderai la tua zattera sotto un cielo a 5 stelle. Aggiungo anzi che quando i tuoi nuovi compagni (pardon sodali) usciranno dal limbo della post-ideologia per accorgersi che destra e sinistra ancora esistono e che l’unico vero nemico è, anche per loro, la destra leghista, io starò spassionatamente al tuo e al loro fianco.

Giuseppe Tabasso178 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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