Polemiche/Gravina, il gossip e l’arte del pettegolezzo

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nell'articoloFrequento Facebook poco e talmente male da aver messo un like a me stesso (dio, che vergogna!). Corrispondo soltanto via mail, però su FB mi tocca andarci per verificare commenti ai miei sblog. Me ne sono beccato uno, genere “o tempora o mores”, postato da Paolo Di Lella, colto e stimato collega col quale ci scambiamo affettuose e non acritiche polemiche. Se l’è presa perché, prendendo spunto da un pezzo di Primonumero sul successo che il neo sindaco Gravina riscuote tra le donne, ho scritto che per la stampa molisana è “una inedita occasione per fare del sano gossip”. Quasi imputandomi d’istigazione a delinquere a mezzo stampa, Paolo mi fulmina: “Mo’ ci mancava il gossip sessista di primonumero… davvero desolante”.

Il “sessismo” non c’entra, però Paolo ha aperto un tema – il Gossip – complesso e non liquidabile col termine “desolante”. Capisco il suo radicalismo, io stesso del resto criticavo “giornali e talk show che campano di gossip e chissenefrega se l’idolo del giorno ha frequentato più palestre che scuole”. Né risparmiavo i giornali che non chiedono mai ai politici quali libri, stages, seminari e autori hanno letto, amato, frequentato e perfino che figli, padri e mariti sono e sono stati. Che non è gossip. Esiste un trash giornalistico che lucra su surrogati della realtà, su sputtanamenti e personaggi assurdi (vedi il caso Pamela Prati-Paola D’Urso): questo però non c’entra nulla col mio “sano gossip”. Vale a dire con l’arte del Pettegolezzo praticata nel giornalismo attraverso il cosiddetto “Colore”, grande risorsa espressiva che non si sostituisce ai fatti ma li mette in camera di rianimazione.

Umberto Eco si è occupato molto dell’impatto sociale al gossip. Alcuni anni fa il CNR promosse un seminario presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione dal titolo “Le virtù del pettegolezzo”. E quanta letteratura è frutto di pettegolezzi. “Sono come punture di vespa, scrisse Matilde Serao, fanno male ma durano poco”. Oso dire che da Proust alla Cantina Iammacone è tutto un volare di vespe. Lo storico Nicola Tranfaglia rileva che “la stampa quotidiana italiana è nata come strumento politico che parlava alle classi dirigenti e perdeva copie per essere poco preoccupata dei lettori. La spinta modernizzatrice si ebbe dopo il 1945 grazie ai settimanali e al loro interesse diffusionale verso strati più vasti di pubblico che rinnovò profondamente impianto e linguaggio giornalistico”.

Francesco Merlo è arrivato a scrivere che il “colore” è un vanto del nostro mestiere: “Ciò che rende democratico il giornalismo è l’articolo-racconto usato come specchio che riflette i pregi e i difetti del Paese senza soggezione di appartenenza. È la concretezza di fatti e fatterelli, la capacità del cronista che divagando rivela storie e personaggi pastosi e pieni, ricchi di quei dettagli dove sta nascosto il senso delle cose”. E conclude: “Ai grandi autori di questo genere si deve la sola, vera opposizione, democratica e mai di principio, irrispettosa ma mai volgare, che è stata esercitata in Italia”.

Un politico che rappresenta una città sa bene d’essere oggetto di osservazione e curiosità umana da parte dei cittadini (e della stampa, quando li rappresenta). Perciò, raccontare che Gravina piace alle donne non è né “sessista” né “desolante”. Uguale se la mancata sindaca D’Alessandro fosse piaciuta agli uomini. Ai lettori interessano dettagli che nascondono “il senso delle cose” (per esempio se Scarabeo ha un busto di Mussolini sulla scrivania o che Di Marzio si addormenta al Senato). Come lettore m’incuriosisce cosa pensa Gravina della vita in generale, di Fico, di Bagnai, di Trump, di Putin, dell’Italexit e anche delle sue cantanti, attrici e scrittrici preferite. Posso disprezzare gli oroscopi non chi ci crede. Insomma, il gossip è una questione di “colore” e di aria fresca che manca nei giornali più attenti ai politici che ai lettori.

Perciò, caro Paolo, al tuo “mo’ ci mancava il gossip”, rispondo “ah, quanto ci manca”. Dagospia, regno del gossip italico, ha un motto: ”Il gossip di oggi è la notizia di domani”. Sta a vedere che, con i pessimi tempi che corrono, a salvarci sarò un irriverente gossip.

P. S. Ogni commento è benvenuto a <gius.tab26@gmail.com>

Giuseppe Tabasso117 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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