Bene Comune Festival: seconda giornata

il bene comune festival

La seconda giornata del Festival ambientato nell’accogliente Casacalenda ha esordito a mezza mattina, con un reading che ha visto protagonisti Massimo De Vita, attore e regista teatrale, direttore artistico del “Teatro Officina” di Milano e Daniela Bianchi Airoldi che per il “Teatro Officina” è responsabile dei progetti e la giovanissima Marisol che ha recitato con grande perizia e senso scenico una poesia di Gianni Rodari. Titolo della performance “E sia pace nel mondo”, con testi di Papa Giovanni XXIII, di Martin Luther King, del Mahatma Ghandi, di Bertold Brecht e di altri.

A seguire e chiudere la mattinata, gli interventi dello storico e condirettore di “Glocale” Gino Massullo e del genetista docente Unimol Fabio Pilla; il primo ha fatto un inquadramento storico per contestualizzare lo sviluppo locale e la sua cultura, uno dei temi centrali del Festival, il secondo ha delineato prima un quadro di riferimento internazionale per la pratica della transumanza, e poi ha riferito in dettaglio sulle prime due edizioni della manifestazione “Transumando” organizzata con la famiglia di allevatori Innammorato di Boiano e con il suo gregge composto da circa cinquecento pecore.

Il pranzo, come la cena del giorno prima, è stato preparato con gentilezza e professionalità dalla cooperativa Koiné che a Casacalenda gestisce un centro di accoglienza per migranti minori non accompagnati. Il pomeriggio è cominciato con una visita guidata al museo all’aperto di Kalenarte che negli anni, con un coraggioso progetto culturale è stata capace di situare nel tessuto urbano di Casacalenda una quantità di opere d’arte contemporanea che lo hanno abbellito e valorizzato. La visita è stata preceduta da un incontro con Massimo Palumbo, ideatore del progetto culturale e presidente dell’associazione Kalenarte, che ne ha illustrato gli scopi e l’attività messa in opera negli anni, anche in collaborazione con Achille Pace e con il “Premio Termoli”.
Con garbo e perizia la visita è stata condotta da Paola Di Tullio, socia di Kalenarte, formatasi inappuntabilmente nell’ambito del sodalizio.

Il Festival è ripreso con la presentazione del volume “Quando il Molise fermò il nucleare”, a cura di Aldo Camporeale e di Enzo Gallo. Il libro è una ricognizione ragionata delle lotte bassomolisane della fine degli anni ’70, contro il piano che voleva costruire una centrale nucleare a Montalto di Castro nel Lazio e un’altra nel Molise, fra Campomarino e Termoli. I due curatori sono stati introdotti da un intervento di Rossano Pazzagli, docente Unimol, che ha firmato anche la presentazione del volume.

E’ intervenuto poi Paolo De Socio, segretario generale della camera del lavoro del Molise della CGIL, che ha delineato la cultura e la proposta del più grande sindacato italiano per affrontare la prima è più drammatica emergenza del nostro Paese, quella della disoccupazione e della precarizzazione del lavoro. E’ stata la volta poi di Antonietta Caccia, presidente del Circolo della zampogna di Scapoli, che ha tracciato la storia e un bilancio dell’attività del sodalizio scapolese, in particolare a riguardo del suo accreditamento come referente tecnico dell’UNESCO.

A seguire Luigi Barbieri, sindaco di San Giuliano di Puglia per 15 anni, quelli della ricostruzione dopo il terremoto del 2002, ha illustrato alcune buone pratiche messe in opera nel suo comune. La serata si è chiusa con l’intervento colto e appassionato di Brunetto Mori, dell’associazione “Pepe Mujica” di Arezzo che ha spiegato perché il sodalizio hanno voluto intitolarlo all’ex presidente dell’Uruguay e quali sono gli scopi che persegue per statuto.

La giornata, assistita tecnicamente da Franco Spetrini che ha manovrato i microfoni, il videoproiettore e tutte le presentazioni in programma nella splendida e attrezzatissima “Sala Libertucci”, si è conclusa con l’appuntamento alla mattina seguente, per l’ultima giornata del Festival.

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