Nuovo Governo (2)/Scampato il pericolo Salvini, ora incrociamo le dita

Luigi_Di_Maio

testata sblog tabassoNel Governo Conte bis figurano ministri amici del Molise: Franceschini (Cultura e Turismo) marito di Michela Di Biase, da Bonefro, tosta capogruppo PD al Comune di Roma; Boccia (Affari regionali), docente di economia aziendale all’Unimol; Speranza (Sanità) legatissimo a Danilo Leva; De Micheli (Infrastrutture e Trasporti), di casa a Termoli e amica di Laura Venittelli. “Siamo in una botte di ferro?”, si chiede con giusta ironia Monica Vignale. Di sicuro il Molise ha bisogno di riguardi ma non tramite amicizie e parentele. Per ora incrociamo le dita aggrappati alla famosa luna di miele governativa di 100 giorni che potrebbe allungarsi fino a Natale e alla calza della Befana. La temperatura del governo “a fusione fredda” (definizione di Repubblica) potrebbe alzarsi al punto da bruciare gli animal spirit del sovranismo.

Intanto l’antieuropeismo è in soffitta, Salvini in cantina, lo spread in picchiata ha ridato ossigeno e l’Italia ha ripreso il posto che le compete nella UE, grazie anche al voto 5Stelle per Ursula von der Leyen. E poi, diciamolo, la compagine ministeriale del Conte Due è di molto più presentabile dello scombinato Conte Uno. Poi ognuno ha le sue simpatie e antipatie. In fatto di simpatia la mia palma va a Teresa Bellanova, vera ministra del popolo, una vita di lotta al caporalato e figuratevi che se facevano paura gli insulti di chi scambia il Quirinale col tappeto rosso di un Festival.
Quanto agli incarichi, ho brindato per quello all’Economia affidato a Roberto Gualtieri, una delle figure più autorevoli della UE, apprezzatissimo presidente della Commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo.

Confesso invece di aver preso un calmante nell’apprendere che Luigi Di Maio ha preteso l’incarico degli Esteri. Niente di personale per carità, apprezzo l’incoscienza dei giovani e mi guardo dal mutuare battute sui suoi sfondoni geografici e sul conoscere lingue. (Gentiloni ne parla perfettamente tre, tedesco incluso, ma lasciamo perdere altrimenti dovremmo alludere ai nostri Patriciello).
Ho frequentato per mestiere vari eventi internazionali, ho avuto per amici gli ambasciatori molisani Ezio Di Ricco e Federico Barberio (che parlavano correntemente il turco) e su cosa significa guidare la Farnesina ho qualche idea.

Uno dei nostri massimi diplomatici del ‘900, Roberto Ducci, non amava la diplomazia come mestiere: “solo i profani ne ignorano la pesantezza e la distruttività” affermò, ma l’adorava come “arte in cui l’intelletto ha la massima parte”. Scrisse che “il diplomatico eccellente è vicino al letterato, al musicista e al pittore per l’acutezza di osservazione e di percezione che deve possedere” (I Capintesta, Rusconi 1982). E pensare che Ducci lavorò in un tempo di equilibri mondiali decisamente meno complessi di quelli odierni: la Cina era in disparte, l’Europa era coccolata da Stati Uniti e Russia, oggi Trump e Putin vorrebbero disgregarla. Perciò al neofita ministro Di Maio facciamo i migliori auguri, fidando soprattutto sui collaudati apparati della Farnesina che gli faranno da scuola-guida.

Giuseppe Tabasso117 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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