Cuori, batticuori dei 5S/ Divisi a Roma, uniti in Molise, per fare cosa? Il Fattore P

di Giuseppe Tabasso

Per il bene di questo nostro Paese, siamo tutti interessati e preoccupati su come i 5 Stelle riusciranno a superare la caotica deriva del MoVimento. Imploderanno, si scinderanno, si riappacificheranno, si rifonderanno? Sono dilaniati tra l’Avvocato del popolo e l’Arruffapopolo? Ma insomma: chi andrà con chi?

La domanda pareva fino a ieri improponibile perché, come dice Simone Canettieri, è come chiedere a un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà. Non a caso ieri Grillo ha insistito a definirsi “Papà, non Padre-padrone”. Ma può anche finire che il fondatore del MoVimento diventi – titola il Manifesto – “Il Padre affondatore”.

In tanti abbiamo apprezzato l’autocritica del M5S e la sua saggia trasformazione dai tempi del populismo anti-sistema. Una palingenesi che l’on. Antonio Federico aveva riassunto in una frase: “Non siamo più quelli del Vaffanculo”.

È dunque naturale che gli iscritti e gli eletti del MoVimento siano oggi imbarazzati e dilaniati al loro interno sia a livello nazionale e forse ancor più a livello regionale. Gli esponenti molisani del MoVimento hanno, comprensibilmente, le bocche cucite, ma è facile capire cosa bolle e ribolle in queste ore nei loro cuori e batticuori.

Luigi Di Maio, che alcuni ritengono paladino del Molise, è una sfinge. La sua speranza di fare da paciere è stata un flop. Mettetevi quindi nei panni di Andrea Greco che verso “Giggino” nutre da sempre una venerazione pari a quella di Roberto Gravina per Conte e per Grillo. Ormai la rottura interna del MoVimento è irreparabile e alle sue dilaniate “anime” molisane non rimane che ostentare una sola compattezza: quella di continuare a “lavorare per i molisani”. Che in effetti è una scelta obbligata, l’unica possibile per salvarsi dalla scomparsa politica.

Su questo terreno i pentastellati nostrani hanno tuttavia una grande occasione di “lavorare per i molisani”: quella di concentrarsi con determinazione per abbattere il sistema che incombe sul destino di questa regione, chiamiamolo Fattore P. (P come Patriciello).

Naturalmente è un’operazione da concordare con spirito unitario, avendo cioè ben presenti “punti di riferimento progressisti”, gli stessi che a livello nazionale Enrico Letta ancora spera di raggiungere con Conte.
Non sappiamo se il grillismo è riformabile, ma lo speriamo. Sta di fatto che il futuro e la sopravvivenza del MoVimento molisano è fatalmente legato alla condivisione di una meta comune.

Giuseppe Tabasso218 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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