Cosa sta cambiando nei sistemi dell’informazione

di Umberto Berardo

Da anni ormai il mondo dell’informazione sta attraversando un mutamento di sistema che vede precipitare le vendite del cartaceo sia nei quotidiani ma soprattutto nei periodici. Prima la radio e la televisione poi la telefonia mobile e il web hanno determinato una crisi profonda non solo nelle modalità di comunicazione, ma nella stessa concezione delle tecniche di trasmissione di dati, notizie e ricerche. Il difficile momento congiunturale della carta stampata ha sicuramente le cause più evidenti nella concorrenza della free press, ma soprattutto di internet e della televisione che stanno assorbendo la maggior parte della pubblicità; c’è poi anche il venir meno delle agevolazioni sulle tariffe postali per le spedizioni e il ridimensionamento dei contributi pubblici.

Internet è un canale informativo che trova i suoi punti di forza nella celerità e nell’immediatezza comunicativa, ma anche nella possibilità di essere fruibile su diversi dispositivi digitali garantendo alcune funzionalità tecnologiche come l’arricchimento dei testi con immagini, video e suoni, ma anche lo sfoglio veloce delle pagine, l’indicizzazione dei contenuti, l’ingrandimento del carattere dello scritto e la comparabilità veloce di diverse fonti informative. La posta elettronica, i motori di ricerca e i social network si sono dimostrati sistemi informativi molto appetibili dagli internauti.

Il precipitare delle vendite dei giornali in edicola ha spinto molte testate a garantire ai lettori anche un’edizione digitale. Mentre chiudono quotidiani cartacei locali tanto che qualche regione già ne manca e in altre, come il Molise, ne esiste solo uno, proliferano quelli on line riconducibili a fantomatiche società che alla fine si potrebbero definire di tipo personale perché si identificano di fatto con il giornalista, spesso molto giovane, che è allo stesso tempo imprenditore e direttore editoriale della testata. La fruizione delle notizie su internet interessa in netta prevalenza persone con un elevato titolo di studio che ricorrono confrontandoli a diversi siti web o mezzi informativi.

La diffusione della categoria dei consumatori delle notizie in movimento soprattutto sui social network è probabilmente determinata dalla possibilità che tali sistemi danno alla partecipazione personale in un confronto immediato che certo la carta stampata non è assolutamente in grado di garantire se non con la cosiddetta “posta dei lettori” non sempre libera come lo sono i commenti immediati e personali sul web.
La crisi dei giornali cartacei è tuttavia causata anche da una certa partigianeria o dai compromessi con il potere politico ed economico che spesso ne minano la libertà.

Se l’informazione su internet ha il pregio dell’immediatezza e della complessità dei contenuti associati ad elementi grafici e sonori di grande attrattiva, è altrettanto evidente che presenta aspetti problematici relativi alla verificabilità delle news che solo i più accorti riescono a controllare nella veridicità. Fake news e notizie volutamente nascoste sono il problema fondamentale di una rete che purtroppo manca ancora di controlli e regolamenti al punto che a chiunque viene ancora permesso di creare e gestire un profilo anonimo sui social network. Su internet ci sono siti informativi di tutto rispetto, ma ne esistono anche taluni di una superficialità tale che spinge ormai tanti internauti ad accontentarsi di stare sulla soglia della conoscenza seguendo i paradigmi di un pensiero veloce ma superficiale che tiene lontani dal confronto critico e dall’approfondimento.

Esistono anche testi talora aggressivi, vivaci e accattivanti ma davvero senza alcuna efficacia nella metodologia d’inchiesta o di ricerca culturale e privi di correttezza nelle regole grammaticali, nell’impostazione del periodo e nell’uso lessicale. È del tutto evidente come la chiarezza espositiva della comunicazione sia in tal modo penalizzata e rappresenti un ostacolo grave alla comprensione. Il linguaggio poi, lungi da una ricercatezza aulica e raffinata, scade sempre più spesso, soprattutto in sedicenti giornalisti alquanto improvvisati, nella volgarità e nella sguaiataggine.

Se il prodotto, pur con le tante eccezioni, diventa sempre più inaffidabile nella forma e nella sostanza, il problema non è solo il conflitto tra il cartaceo e il digitale, ma lo stesso sistema strutturale dell’informazione che è da ricostruire secondo logiche di libertà, di competenza e di abilità professionale. Rimuovere la crisi giocando sulla riduzione di decine di unità nel proprio organico, come fanno alcuni giornali, è solo rimandare le soluzioni ai problemi fuggendo dalla responsabilità di affrontarne la complessità. In Italia abbiamo l’Albo dei professionisti e dei pubblicisti; meno del 20% hanno un contratto giornalistico mentre altri sono collaboratori freelance a partita iva.

È difficile stabilire dati attuali aggiornati, ma dei 110.950 giornalisti e 10.273 addetti stampa solo il 68% pare abbia un titolo di studio superiore al diploma di scuola secondaria di secondo grado, mentre in Gran Bretagna sono l’86% e negli USA il 92%. Quali possono essere allora gli antidoti all’attuale situazione? Modificando la legge n. 69 del 3 febbraio 1963 la prima questione da affrontare è quella di un diverso accesso alla professione del giornalismo che deve prevedere rigorosamente il possesso di una laurea di secondo livello, di un master di giornalismo e di un esame di idoneità professionale per l’iscrizione ad un unico albo che dev’essere quello dei giornalisti professionisti. Sulle collaborazioni esterne, necessariamente gratuite, deciderà la direzione del giornale.

Una bozza del sottosegretario alla Pubblica Istruzione Maria Grazia Siliquini già nel dicembre 2005 prevedeva un’idea abbastanza vicina alle proposte ora formulate, ma il Parlamento non è mai riuscito a legiferare in merito. Non ci convince chi avanza l’ipotesi di abolizione dell’Ordine del Giornalismo che al contrario ha un compito importante: garantire la tutela degli iscritti e il rispetto dei principi deontologici come avviene d’altronde in tanti altri settori. I nuovi criteri di formazione e di accesso alla professione sono fondamentali per migliorare la cultura e le competenze di chi opera nel campo dell’informazione in cui c’è necessità di garantire serietà e competenza sul piano delle modalità di ricerca e d’indagine, un incrocio articolato delle fonti, affidabilità nella costruzione di un pluralismo di voci a commento della notizia, ampiezza, approfondimento analitico e confronto libero e aperto sui temi trattati.

La stessa informazione locale, che sicuramente ha bisogno di caratterizzarsi per tempestività e contiguità al territorio, deve anche perseguire ricchezza culturale e un forte rigore scientifico nella ricerca tenuto da persone competenti per arginare non solo la deriva mediatica, ma anche spesso la limitatezza degli organi informativi dediti talora in gran parte ad aspetti superficiali e cronachistici. È superfluo sottolineare che tali obiettivi si raggiungono garantendo maggiore spazio ai lettori con rubriche più articolate d’interventi partecipativi. Il sostegno all’editoria, che talune forze politiche vorrebbero abolire, deve al contrario, secondo criteri di equità e trasparenza, garantire il pluralismo delle voci per opporsi a una deriva dell’informazione senza regole e opportunista costruendone una aperta, rigorosa, attendibile e in grado di farci uscire dal pensiero unico assicurando così una tenuta democratica reale alla collettività.

Altro elemento di garanzia di un’informazione libera è ancora la ricerca di un azionariato sociale diffuso capace di dare vita a soggetti editoriali diversi da quelli tradizionali troppo legati ai poteri finanziari sperando che essi possano anche dare maggiori tutele a giornalisti esposti a intimidazioni criminali e mafiose. Ci sono perfino giornali e periodici che, uscendo dall’idea del direttore unico, hanno costruito gruppi redazionali collegialmente responsabili della direzione e gestione della testata per avere anche in questa direzione una maggiore garanzia di libertà e confronto nella scelta della linea editoriale e politica. È chiaro in ogni caso che una buona informazione si crea non solo con i cambiamenti sopra delineati, ma anche preparando nella scuola lettori attenti e pieni di spirito critico in grado di avere strumenti valutativi per discernere il vero dal falso.

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