La morte del giornalismo?/Una fake news. Lo salveranno i giovani

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nell'articoloTwitter sta diventando uno dei principali (per Trump l’unico) dei mezzi di comunicazione politica. Giustamente quindi il New York Times ha sferrato un duro e allarmato attacco al popolare sistema di comunicazione invitando i giornalisti di tutto il mondo a non arrendersi alla sua micidiale invadenza che “sta uccidendo il giornalismo perché previlegia l’immagine sulla sostanza e penalizza l’approfondimento”.

Rischiamo forse di umiliare a colpi di sbrigative battutine un bene comune decisivo come l’informazione e la comunicazione? Per noi operatori del ramo, la prospettiva è inquietante al punto da aggrapparci a ogni segnale in controtendenza. Come quello che ho colto scoprendo un giornalismo giovanile allergico alla volatilità della twitteratura.

Mi è successo imbattendomi in un giornalino redatto da studenti dell’Isis Majorana Fascitelli di Isernia del quale mi ha colpito la freschezza, il gusto illustrativo, la grinta, l’apertura all’esterno, l’europeismo, la curiosità, l’ironia, l’indignazione e perfino la capacità investigativa. Quindi mi sono subito complimentato con quella gagliarda ciurma di millennials e con il loro Referente di pubblicazione, prof. Massimo Campanella.

Da lui ho ricevuto una risposta che c’induce a guardare con più ottimismo alle nuove generazioni. Ed è per questo che vale riportarne uno stralcio. “Questi nostri giovani – mi ha scritto – non sono dementi digitali con la testa sempre china sullo schermo di un telefonino. Per noi sono la meglio gioventù che studia, lavora, s’impegna, immagina e coltiva progettualità e slancio verso il futuro. Quella crede che con l’impegno, la disciplina, la passione si possano realizzare i sogni, in un contesto sano cui non fanno mai mancare solidarietà, altruismo e attenzione per gli altri. Pensi che hanno donato alla scuola tutto l’incasso del loro veglione per riacquistare i pc rubati.

È la meglio gioventù alla quale noi insegnanti puntiamo, fatta di portatori sani di determinazione scolastica e civile. Giovani capaci di trasmettere se stessi agli altri attraverso la scrittura, la fotografia, la parola espressiva, la grafica, l’immagine eloquente. Saranno loro, al termine di questa avventura editoriale, ad aver insegnato delle cose a noi docenti”. Conforta dunque che nel nostro Paese, e in questa nostra regione, l’insegnamento persegua il suo vero scopo: far nascere delle passioni. Conforta che un gruppo di redattori in fasce si appassioni a praticare un giornalismo sperimentale e immune da twitter. Conforta infine noi vecchi e preoccupati cronisti che le notizie sulla morte del giornalismo siano (come disse Mark Twain nel leggere la fake news della sua scomparsa) leggermente esagerate.

Giuseppe Tabasso80 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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