Arriva la bufera e il Molise non sa che mettersi/Ci pensa Mazzuto

Ci incoraggiamo come meglio possiamo e il popolo italiano (soprattutto il popolo) è un maestro nell’arte di arrangiarsi. I cartelli e i disegnini, “Andrà tutto bene”, “Ce la faremo”, fanno tenerezza, ma in tutto il mondo, in Europa, in Italia e nel Molise la situazione è devastante.

Tutto sta cambiando sotto i nostri occhi: scuola, sanità, rapporti umani, turismo, ambiente, territorio, ristorazione, trasporti, perfino l’approccio religioso. Si chiudono cinema, teatri, alberghi, ristoranti, bar, si abbassano saracinesche e le chiavi delle botteghe vengono restituite a incolpevoli e imbarazzati sindaci confusi al punto di diventare pistoleri.

L’opposizione legopopulista è la più confusa di tutti e mentre centinaia di bare non trovano posto nei cimiteri, chiama i cittadini a manifestare nelle piazze e nei supermercati contro un malcapitato professore di diritto costretto a indossare l’elmetto invece che la toga nella guerra contro il Covid-19.

Intanto l’Uomo della Provvidenza che ha già salvato la Patria dall’invasione dei barbari, ora scende in trincea, pardon nei supermercati, per salvarla dal Covid con la mascherina al posto dell’elmetto. Riconosciamo tuttavia che fare l’opposizione oggi è quanto mai disagevole e dunque c’è da credere che Salvini non dorma la notte sormontato com’è da problemi più grandi di lui, tra cui quello della progressiva perdita di consensi.

E invece sapete cosa fa l’uomo del Papeete? Scrive a Donato Toma per notificargli un guai a chi tocca Mazzuto, “altrimenti faremo opposizione su tutto il territorio”. Come dire che questo territorio, paradiso in terra grazie alla presenza di Mazzuto, lui lo renderà un inferno. E Toma, custode del paradiso, invece di scacciare il demone, dice testualmente: «Ho risposto conciliante che avremo molto da ricostruire insieme. Il Carroccio è stato ed è un pezzo importante della mia maggioranza». (Traduzione: arriva un bazooka da 57 milioni e anche Mazzuto avrà la sua brava figura da fare.)

La verità è che il governo regionale, oltre ad essere ridicolmente appeso alla presenza di un assessore esterno imposto da Salvini, non ha una cabina di regìa. “Fermo il Consiglio, ferma la Giunta, ferma l’economia”, tuona l’opposizione (Fanelli). E la maggioranza di centro-destra (senza centro) è un teatrino di bizantinismi, surroghe, surrogati, equilibrismi, giochi e fuorigiochi di potere, pedine spostate, siluri, addirittura epurazioni.

Come se tutto intorno non succedesse niente.

Giuseppe Tabasso184 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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