Regolarizzazione migranti, l’ira di Saviano: “Chi dice no è complice del caporalato mafioso”

di Fortebraccio

Mentre infuria il dibattito sulle regolarizzazioni dei braccianti stranieri, che dovrebbe trovare, da quanto ci risulta, uno sbocco positivo già nelle prossime ore o nei prossimi giorni, nonostante il niet delle destre, interviene, con la nettezza che gli è tipica, Roberto Saviano: “Spero”, dice l’autore di Gomorra, “che a questo squallido razzismo – perché girarci intorno e non chiamarlo col suo nome? – si opponga il buon senso per garantire diritti e per tutelare le aziende agricole che rischiano di fallire”.

Non le manda a dire, Saviano, a quelli che stanno provando a sabotare una misura che è allo stesso tempo di civiltà e di buonsenso, perché questo è la regolarizzazione di chi oggi, senza alcuna tutela, senza alcun diritto e in condizioni spesso disumane, lavora nelle campagne, soggiogato da schiavisti e caporali e da quella mafia delle campagne che dall’irregolarità dei braccianti trae grandi profitti. Per questo Saviano definisce “complice del caporalato mafioso” chi si oppone alle regolarizzazioni. Il riferimento sembra rivolto soprattutto a Matteo Salvini, ma non solo, che in questi giorni si batte come un leone per affossare le regolarizzazioni. Qui il post pubblicato dallo scrittore.

“Se non volete regolarizzare i braccianti stranieri – continua Saviano – perché avete convinto le persone che “prima vengono gli italiani” e ora credete di dover agire di conseguenza, sappiate che la vostra non è coerenza ma stupidità. Servono più diritti per le persone, ma che siano diritti duraturi, non a tempo e solo per far fronte all’emergenza, alla mancanza di braccia che curano la terra che muore. Servono diritti che restano, che non siano una concessione, ma il riconoscimento – finalmente! – che qui siano tutti uguali, qualunque sia la nostra provenienza, la nostra lingua e la nostra cultura. Che l’unico primato di cui gli italiani devono andare fieri è nel riconoscere diritti a tutte le donne e a tutti gli uomini, a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori. A tutte le persone a cui capita per nascita o per scelta di varcare i nostri confini. Questo ci rende orgogliosi: essere uno stato di diritto che aggiunge diritti e non li sottrae”.

Fonte: Fortebraccio

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