Cambiare passo rispetto al flop della politica in Molise

di Umberto Berardo

Il 25 maggio 2020 viene pubblicato dalla Regione Molise un “Avviso pubblico per sovvenzioni a fondo perduto di piccola entità alle piccole e medie imprese sospese o con grave calo di fatturato” in relazione alla pandemia da Covid-19.

Leggendo attentamente il bando dopo qualche giorno sui social abbiamo sottolineato la sua assurdità ed iniquità nella determinazione delle modalità di attribuzione delle sovvenzioni affidate al criterio del Click Day mentre emergeva chiaramente che su settemilacinquecento aziende poco più di mille avrebbero beneficiato del contributo a fondo perduto.

Il criterio stabilito colpiva ovviamente soprattutto quanti avevano una connessione internet lenta.

La pubblicazione successiva sul MOSEM delle modalità di partecipazione telematica al bando stesso in una forma estremamente farraginosa ha fatto il resto per penalizzare ancora di più gli indifesi costretti tra l’altro a ricorrere a pagamento a professionisti esperti per compilare la Proposta Progetto sulla piattaforma regionale gestita da Molise Dati sulla quale nel frattempo arrivavano nuovi avvisi di variazione nelle indicazioni come l’eliminazione della firma digitale prima reclamata e subito dopo con la richiesta della PEC che in ogni caso le aziende sono tenute ad avere.

Ci si riempie tutti i giorni la bocca con l’eliminazione della burocrazia e poi ci si serve al contrario della stessa per rendere la vita sempre più difficile e complicata in particolare a quanti avrebbero bisogno di veloci semplificazioni nelle pratiche rivendicative di diritti socio-economici.

Su tale vicenda nessuna forza politica presente in Consiglio Regionale si è mossa per chiedere una revisione sensata del bando in questione.

Qualche organizzazione di categoria ha minacciato il ricorso al giudice amministrativo, ma tutto è andato avanti secondo le linee già fissate.

Per settimane, se si esclude qualche isolata presa di posizione, sulla vicenda si è tenuto un silenzio assordante.

Il giorno 12 giugno, data stabilita per l’inizio del Click Day, la piattaforma MOSEM si blocca subito dopo la partenza alle ore 10,00.

Quanto accaduto era facilmente prevedibile.

Naturalmente è montata la rabbia di tanti interessati al bando beffati doppiamente dai criteri iniqui dello stesso e da un sistema telematico tecnicamente del tutto inefficiente.

Solo, come dice il proverbio, quando le mucche erano scappate qualcuno ha inutilmente pensato che si dovessero chiudere le stalle.

Fuori da metafora le proteste, le dichiarazioni o le interrogazioni urgenti a Toma da parte di qualche consigliere regionale lasciano il tempo che trovano.

Qualcuno paradossalmente ha pensato di lavarsi la coscienza chiedendo unicamente le dimissioni del vertice di Molise Dati.

Tale richiesta ci sta tutta, ma le organizzazioni di categoria e soprattutto le forze di opposizione in Consiglio Regionale non possono pensare che gli errori nella vicenda riguardino unicamente carenze gravi di ordine tecnologico.

Questo, come abbiamo già scritto, è l’ennesimo teatrino grottesco con cui si prova a distrarre l’opinione pubblica sulle responsabilità politiche di chi nella dirigenza regionale ha elaborato il bando in questione, correggendolo tra l’altro dopo qualche giorno unicamente appunto solo con l’eliminazione della firma digitale; c’è poi chi lo ha firmato e quindi avallato lasciando che si pubblicasse secondo logiche così palesemente discriminatorie.

Siamo ancora una volta davanti ad errori tecnici, ma soprattutto politici di dirigenti ed amministratori che manifestano un assoluto pressapochismo pur essendo retribuiti senza risparmio.

I dieci milioni a disposizione per il sostegno alle piccole e medie imprese avrebbero dovuto chiaramente essere redistribuiti secondo criteri legati all’equità, come ad esempio la consistenza delle perdite, il numero degli addetti, l’obbligo a svolgere in futuro l’attività d’impresa almeno per un quinquennio oppure, vista l’esigua disponibilità finanziaria, erogati a tutti, come avvenuto in qualche regione, per dare un respiro minimo di sollievo generale dopo il disastro economico dovuto alla pandemia.

Sulla vicenda, dopo il chiasso di qualche giorno, sembra tornato nuovamente il silenzio.

Con le dovute eccezioni gli stessi organi d’informazione al riguardo non possono limitarsi ad essere cassa di risonanza delle dichiarazioni di consiglieri regionali o di associazioni, mentre c’è necessità d’informare in maniera completa su fatti, atti e relative decisioni.

Se dopo la beffa assistiamo in silenzio alla farsa e nessuno si decide a chiedere l’annullamento del bando dopo quanto accaduto chiedendo la sua completa revisione, a poco servono dichiarazioni demagogiche.

Sull’annuncio di Toma di un nuovo bando per contributi a fondo perduto di altri dieci milioni e dell’attivazione di un microcredito con FINMOLISE al momento non ci sono dati per una valutazione dei criteri di assegnazione dei fondi, ma appare davvero immediatamente un rifugio in calcio d’angolo rispetto agli errori commessi.

Siamo di fronte all’ennesimo episodio dell’incapacità politica di un governo regionale che vediamo molto impegnato in manovre di palazzo per disfare e rifare giunte secondo i desiderata di questo o quel leader di partito unicamente per tenere in piedi esecutivi pressoché simbolici che servono momentaneamente a conservare posti di potere, ma che certo non contribuiscono affatto a risolvere i gravi problemi di una regione come il Molise dove talora molti cittadini per sopravvivere ricorrono da tempo ormai alle associazioni benefiche.

Assistiamo così a posizioni interessate o stucchevoli su aspetti fondamentali come quello della difesa della salute della popolazione che ha avuto in questo periodo aspetti di forte precarietà, mentre l’economia affonda con la chiusura di tante aziende e nulla si vede all’orizzonte non diciamo per una seria programmazione, ma almeno nell’immaginare qualche decisione urgente o qualche provvedimento razionale in questo momento così difficile per dare un’immagine decente al quadro culturale, alla ripresa economica, alla rete scolastica, al sistema educativo, alle comunicazioni, ai trasporti ed alla promozione turistica.

Se le promesse dei fondi europei si concretizzeranno, alle regioni potrebbero arrivare disponibilità economiche consistenti che di sicuro hanno tuttavia bisogno di progettazione preliminare che ancora non si intravvede.

Ciò che francamente lascia assai perplessi è l’assuefazione dei molisani rispetto al decadimento della regione in tutti i settori della vita sociale, ma anche il preoccupante conflitto tra i comitati di base che, pur tante volte sollecitati, non riescono a cercare un confronto capace di fare sintesi tra le diverse proposte e costruire sinergie di azione che solo possono cambiare situazioni incancrenite.

I sogni di quanti tra noi hanno scelto di vivere in questa regione immaginando una qualità della vita accettabile per le future generazioni si stanno infrangendo davanti all’incapacità progettuale di chi la sta amministrando da decenni.

Uscendo allora dalle logiche di attribuzione discriminanti dei posti di lavoro disponibili e dalle immorali protezioni delle raccomandazioni dei finti samaritani come dai feudi elettorali pensati ad arte da quanti hanno ridotto il diritto e la libertà di voto ad una finzione, occorre riappropriarsi del proprio senso di dignità che deve portare in cabina elettorale al ritorno del voto di opinione eliminando quello di scambio.

Se non vuole morire allora il Molise ha bisogno di un grande impegno di carattere culturale e politico per formare un’imprenditorialità autoctona magari legata all’idea di un’economia sociale e per dotarsi di classi dirigenti con grandi qualità etiche, lontane dai conflitti d’interesse e con solide competenze nei ruoli dirigenziali da assumere.

Senza una tale svolta si continuerà stancamente a vivacchiare.

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