Sogni di gloria non solo sportiva/Mancini come Bartali

Domenica 11 luglio 2021 – giorno di grande ambizione e catarsi collettiva – rimarrà una data storica per il nostro Paese. Il sogno è diventato realtà, la realtà sogno. Ma, retorica a parte, dietro questa sofferta finalissima al cardiopalma c’è anche, forse soprattutto, un significato che va all di là di una vittoria sportiva. “Vinca il migliore” (May the best team win”) mi whatsappano ieri mattina amici inglesi. Rispondo: “Essere in finale è già una mezza vittoria”. Poi, ore 20,59, corro l’avventato rischio di messaggiare: “Ci riprenderemo l’altra metà della vittoria”.

E’ andata proprio così. E oggi passeremo ore a leggere, ascoltare e godere elogi, osanne, glorificazioni, contrizioni e conclusioni su quella che è stata una vittoria intera. Per mesi e settimane, partita dopo partita, le vittorie a ripetizione della spericolata Banda Mancini, ci hanno soggiogato. Il loro calcio ci ha fatto vivere momenti magici, ha unito e inorgoglito tutti, perfino le nostre mogli, quelle che una volta chiamavano “Vedove della domenica”.

Gli adorabili e cocciuti ragazzi del nostro calcio ci hanno somministrato vaccini di ottimismo per il ritorno alla normalità in un momento della nostra storia in cui l’opprimente cappa pandemica lasciava strascichi emotivi e ridefiniva le relazioni tra persone.

L’Italia è stata protagonista anche a Wimbledon dove la rivelazione Berrettini è uscito a testa alta nella sfida con il re della racchetta, il serbo Djokovic. In compenso ci siamo ripagati con la cocente l’umiliazione che la nostra nazionale di basket ha inferto in casa ai maestri serbi.

Del resto lo Sport ha spesso a che fare con la Storia. Nel tragico luglio del 1948, quando tre colpi di pistola colpirono Palmiro Togliatti, l’Italia fu sull’orlo di una rivoluzione che fu sedata dalla vittoria di Gino Bartali al Tour de France.

Insomma sembra che siamo tornati di moda, che c’è un’Italia da bere. L’Istat segnala “un marcato aumento della fiducia dei consumatori”, l’economia dà segni di ripresa, gli investitori consigliano l’Italia per una fase di “rinnovata espansione e credibilità internazionale”. Sembra dunque di essere beneficiati da congiunture che grazie allo sport ci rilanciano e ci fanno credere un’attesissima rinascita.

Coraggio ragazzi, il sogno è realtà. E ora “A far l’amore ricomincia tu”

*Postilla – Sarebbe bello che Ursula von Der Layen premiasse la squadra italiana per aver mantenuto la Coppa all’interno dell’Unione Europea.

Giuseppe Tabasso218 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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