Alice canta Battiato a Sulmona

“Alice canta Battiato” non è un concerto di musica pop. È un’opera completa. È un’opera costituita di parti coerenti e coese tra di loro, molte arie e pochi recitativi per usare termini specifici della grande tradizione italiana. È un’opera che coinvolge ed emoziona e racconta la grande maestria tecnica e il meraviglioso sentire, spirituale e umano, di Franco Battiato.

Al teatro comunale “Maria Caniglia” di Sulmona, Alice ha interpretato, con la solita eleganza e con la precisione tecnica a cui da sempre ci ha abituati, alcune delle innumerevoli canzoni del cantautore siciliano. La scelta del repertorio da cantare nei teatri è ricaduta sui brani in cui la ricerca spirituale viene fuori con maggiore evidenza, anche se la ricerca di cui Battiato ha nutrito per decenni i suoi ammiratori si trova facilmente, in modo del tutto naturale, anche nelle canzoni più specificatamente d’amore. “La cura” e “La stagione dell’amore” sono esempi davvero espliciti di ciò che si sta affermando.

Pochi i recitativi, si diceva. Pochi, cioè, gli interventi di presentazione dei brani da parte della cantante forlivese. Poche parole per dire della sua collaborazione con il musicista etneo e per raccontare la richiesta esaudita in pochi giorni di una brano di taglio spirituale. È il concepimento di «Eri con me», sulla scia di «Oceano di silenzio» e «Ti vengo a cercare».

Poi, solo canzoni, nel senso più alto e nobile di questa forma poetica. I brani di Franco Battiato, al di là del posto in scaletta in cui si decide di proporli, sono sempre uno stimolo alla riflessione profonda, un invito a fare silenzio nella propria interiorità, una esortazione a rilevare, senza infingimenti, le miserie umane e a eliminarle dal cerchio più vicino alla propria persona e alla propria esistenza.

Alice, con una capacità enorme di farsi mezzo e strumento di tanta qualità compositiva, mostrando un affetto profondo per il suo amico, è riuscita a dare densità ulteriore alla Bellezza che Battiato ha sempre cercato e trovato con le sue canzoni. Ha interpretato senza stravolgere, è stata Alice capace di penetrare Battiato ed è stata Alice capace di aggiungere se stessa – che non è cosa di poco conto – alla poesia dei versi e della musica. Lo ha fatto con le scelte dei tempi della scansione delle parole, con il sottolineare proprio vocalmente le sillabe più luminose, persino con i movimenti di scena, del proprio corpo, movimenti sobri e significativi.

Il silenzio e l’attenzione del teatro comunale di Sulmona, la restituzione affettuosa, con l’applauso pieno di calore, di quanto ricevuto dalle due ore di meditazione profonda sui mantra segnati dal maestro siciliano e recitati con tanta perizia da Alice, tutto ciò è stato l’esplicitazione migliore della qualità dell’intero progetto e della singola performance celebrata in questa occasione.

Le canzoni di Battiato hanno spesso subito repentini passaggi dal pop elettronico al classico con archi veri e senza sezione ritmica, nel senso di basso e batteria. E ogni volta, qualsiasi fosse la direzione del passaggio, dal primo al secondo assetto o viceversa, la riuscita è sempre stata sorprendente per la positività del risultato. Nel caso di questa versione, voce e pianoforte, Carlo Guaitoli è stato capace di immaginare un arrangiamento decisivo, pieno ma mai ossessivo, avvolgente nelle parti liriche e puntuale nelle parti solo strumentali e spesso fortemente ritmiche. Decisivo nel senso di necessario alla riuscita della interpretazione più efficace della cantante.

La scenografia era fatta di luce. Solo di luce. Immateriale. Come immateriale era ormai l’essenza della vita di Franco Battiato. Essere magnifico del secolo scorso, luce pura, segnale di riferimento per ogni individuo votato alla conoscenza di sé e impegnato nella propria evoluzione individuale. Alice e Guaitoli hanno dato continuità al percorso segnato dal Maestro, hanno permesso che si ripetesse il miracolo.

Il concerto, promosso dall’Associazione Culturale «Nomadi Fans Club», con il patrocinio del Comune di Sulmona, è stato organizzato per sostenere il progetto “Una colonna sonora per la vita” a sostegno del distretto sanitario Valle Peligna – Alto Sangro. L’obiettivo è quello di acquistare un ecografo di ultima generazione da destinare al distretto sanitario di Sulmona.

Giovanni Petta72 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017), «Cinque» (2017) e «Terra» (2021) ; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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