Il darwinismo sociale e gli opposti estremismi (parte 2)

di William Mussini

Riceviamo e pubblichiamo da William Mussini 

Benché Darwin universalmente sia indicato come il più importante biologo ad aver perfezionato la teoria sull’evoluzione delle specie, il primo a formulare l’idea di evoluzione su basi scientifiche fu in realtà il biologo francese Jean Baptiste de Lamarck.

Dal blog scientifico Neureka apprendiamo che: “Lamarck tra il 1768 e il 1778 a Parigi studia medicina, botanica, chimica e fisica. Poco dopo pubblica il Flore Francaise, il metodo dicotomico per la classificazione delle piante, tuttora utilizzato, e diviene assistente di botanica”. Successivamente svolge il ruolo di curatore e di esperto in zoologia e paleontologia degli invertebrati presso il Museo di Storia Naturale di Parigi”.

Esistono differenze sostanziali fra le due teorie evoluzionistiche: secondo Lamarck le cause che spiegano come e perché le specie cambiano ed evolvono sono sia interne all’organismo (esso tende naturalmente alla perfezione), sia esterne (il corpo si adatta all’ambiente e si modella di conseguenza). Durante la vita di un organismo, pertanto, le varie parti del corpo si modificano a seconda di come vengono attivate e usate portando a un graduale perfezionamento degli organismi e generando forme via via più complesse.

La teoria dell’evoluzione di Lamarck, a differenza di quella darwiniana, pone anche l’accento sull’importanza dell’adattamento (concetto centrale per il pensiero evolutivo) che nel singolo individuo è il risultato dell’uso o del disuso di un determinato organo (“la funzione crea l’organo”), per cui ogni essere vivente sviluppa gli organi di cui ha bisogno per la vita in un certo ambiente. È chiaro come l’importanza di Lamarck nella storia della biologia risieda nell’importanza da lui attribuita all’ambiente come causa delle trasformazioni evolutive, che gli consente di superare la classificazione degli esseri viventi basata sulla nozione di specie, concezione statica (o fissista) di specie formulata da Linneo.

Cosa sarebbe successo al mondo se la teoria evoluzionistica di Lamarck avesse preso il sopravvento? Oppure se lo stesso Darwin si fosse convinto della logicità delle teorie di Lamarck confermando che l’elemento determinante per l’avanzamento evolutivo non è la competizione bensì la cooperazione? Che mondo avremmo oggi se nelle scuole e nelle società in continua metamorfosi avessero insegnato a cooperare per il bene comune e non a combattere per la propria affermazione?

Quale sarebbe stato oggi il grado di consapevolezza dell’umanità se si fosse radicato, da sempre, il paradigma della cooperazione e l’idea che un mondo di predatori carnivori e vincenti non potrebbe di fatto esistere per ovvie ed evidenti ragioni?

In effetti, l’occasione per lo scambio di binari l’abbiamo avuta. La teoria del biologo francese, infatti, suggeriva l’idea che l’evoluzione si basasse su un’interazione “istruttiva” e cooperativa fra gli organismi e il loro ambiente, interazione che consente agli esseri viventi di sopravvivere ed evolvere in un mondo dinamico, senza essere costantemente in competizione.

Ricordiamo che la teoria di Lamarck fu immediatamente osteggiata, criticata e denigrata dalla Chiesa Cattolica. Non a caso il concetto che gli esseri umani si fossero evoluti da forme di vita inferiori venne denunciato come eretico e il suo ideatore fu preso di mira e ridicolizzato anche da colleghi creazionisti ortodossi, evidentemente limitati dal dogma scientifico o da interessi economici.

In buona sostanza, senza stupore, potrei affermare che: una delle costanti storiche dell’umanità risulta essere l’azione ostativa e conservatrice degli apparati di potere, di quelli economici, politici e religiosi. Appare così inevitabile l’affermazione di teorie funzionali ai diversi e preesistenti paradigmi sociali di matrice aristocratica ed elitaria, a scapito di quelle antesignane e scomode, troppo “eretiche” appunto, per essere accettate dall’ortodossia dei baronati ai posti di comando.

Ad oggi, nonostante secolarizzazione, Illuminismo e Rinascimento, la tendenza a dividere e competere continua a prevalere in tutti i modelli sociali mondiali, e anche laddove esistono apparati sociali più eticamente evoluti, come quelli dei Paesi nordeuropei votati alla cooperazione formale fra le varie componenti della comunità Stato, non esistono ancora vere e proprie democrazie paritarie, eque e libere dal classismo figlio del paradigma evoluzionistico.

Il progresso antropico raggiunto attraverso le guerre, lo sfruttamento di intere generazioni di schiavi, le conquiste di territori e il conseguente annientamento di etnie e popoli, sono il risultato della divisione indotta dalla cupidigia tecnocratica di pochi semidei mortali, predatori sociali, votati al conseguimento del profitto e della vana gloria terrena. Di quanto sia sbagliato, autodistruttivo ed effimero il progresso conseguito con il sangue ed il sudore di creature innocenti, menti libere e spiriti consapevoli ne hanno parlato a lungo e in molteplici occasioni. Sta a noi abbandonare l’effimero per spalancare occhi, cuore e cervello a verità eretiche che potrebbero liberarci, se accolte, dall’ombra dei mantelli di tanti piccoli, miseri, arcigni e malvagi Re del Mondo.

“Nei vestiti bianchi a ruota. Echi delle danze Sufi. Nelle metro giapponesi, oggi, macchine d’ossigeno. Più diventa tutto inutile e più credi che sia vero e il giorno della fine non ti servirà l’inglese. E sulle biciclette verso casa, la vita ci sfiorò ma il Re del Mondo ci tiene prigioniero il cuore.” Franco Battiato (Il Re del Mondo – album Mondi lontanissimi 1985).

William Mussini76 Posts

Creativo, autore, regista cinematografico e teatrale. Libertario responsabile e attivista del pensiero critico. Ha all'attivo un lungometraggio, numerosi cortometraggi premiati in festival Internazionali, diversi documentari inerenti problematiche storiche, sociali e di promozione culturale. Da sempre appassionato di filosofia, cinema e letteratura. Attualmente impegnato come regista nella società cinematografica e teatrale INCAS produzioni di Campobasso.

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