South Beach in Montenero di Bisaccia, provincia di Campobasso, regione del Molise

di Francesco Manfredi-Selvaggi

È la proposta di un insediamento turistico caratterizzato da grattacieli e da una baia artificiale. È un progetto avveniristico che suscita molte perplessità a cominciare da quella della vicinanza del sito al tratturo l’Aquila-Foggia. Un contrasto tra visione futuristica e un’immagine arcaica del territorio molisano.

È da rilevare, innanzitutto, che una cosa simile, un complesso edilizio di tali dimensioni, è un fatto totalmente fuori dal consueto, un unicum sia nel panorama molisano sia in quello di larghissima parte della nazione. Non è compatibile, se non minimamente, con il Sestriere dove il grattacielo è uno solo, stazione invernale, o con la Costa Smeralda, località estiva. Non ha paragoni nel mondo, almeno quello occidentale, salvo Miami, rimanendo quale riferimento esclusivo il modello Dubai, città turistica anch’essa ex novo che è in Oriente.

Dubai dal punto di vista geografico in comune con la zona litoranea di Montenero ha, oltre ad essere in area pianeggiante, ben più estesa della marina montenerese, solo la vicinanza con il mare e, però, Dubai è in un deserto, mentre non si può di sicuro dire altrettanto della pianura sottostante al nostro centro abitato che è coltivata e che presenta diverse preesistenze, dalle tracce dell’epica opera di bonifica al tratturo L’Aquila-Foggia che se non è un manufatto antropico è, comunque, un segno culturale di grande rilievo entrato ormai nell’immaginario della comunità e, di conseguenza, nella percezione collettiva per il quale (in verità, per la rete tratturale nel suo complesso) c’è chi auspica l’inclusione nel Patrimonio Culturale dell’Umanità.

A quest’ultimo proposito è da aggiungere che la Transumanza ha già ottenuto il riconoscimento di Sito Unesco nella lista dei “beni immateriali” e non sarebbe male ai fini di una rappresentazione concreta, per così dire sul campo, di questo fenomeno salvaguardare i luoghi in cui essa si svolgeva, appunto i tratturi. Di precisazione in precisazione: i tratturi andrebbero candidati quali “bene materiale” anche se, trattandosi di una pista in erba, non, dunque, pavimentati non sono un oggetto fisico, distinguibili a terra, bensì assomigliano di più ad una linea ideale, è ovvio di un certo spessore (111 metri), una direttrice con l’orientamento che viene fornito da elementi puntuali (e verticali per essere visibili), una sorta di stelle polari, presenti all’esterno di questi tracciati erbosi.

I predetti punti possono essere una “morgia”, un campanile oppure una torre come la torre di Montebello. La normativa paesistica vigente qui da noi, va ammesso, non prevede la difesa delle vedute che si aprono dal suolo tratturale e, quindi, di tali presenze che sembrano star lì a indicare la “rotta” da seguire durante la transumanza. Il vincolo da rispettare di 50 metri ai lati della striscia tratturale lascia pensare, ad ogni modo, che si intendesse salvaguardare il contesto paesaggistico in cui è inserito il tratturo.

È una misura astratta, necessariamente in quanto concepita per l’intero territorio coperto dagli 8 piani paesistici regionali. L’uniformazione della disciplina di tutela è un’esigenza reale perché il paesaggio molisano è realtà unitaria. Il suo pregio maggiore viene proprio dalla sua varietà, la sua bellezza deriva dalla compresenza in un raggio territoriale ristretto, appena un centinaio di chilometri all’incirca, di ambienti tanto diversi fra loro, da quello delle vette appenniniche a quello dei rilievi montagnosi alto molisani alla teoria di colline della fascia centrale del Molise, fino alle piatte superfici che bordano la linea di costa.

Le forme più decise, che conferiscono a questi ambiti connotati addirittura di solennità, sono i massicci montuosi e le pianure costiere, tutto il resto, cioè tutto ciò che le separa può essere interpretato come una serie di paesaggi di transizione, nonostante i numerosi “ripensamenti” che sembrano smentire l’andamento degradante della morfologia molisana (la vallata di Boiano, Monte Mauro, ecc.). Il Molise, in definitiva, è diversissimo nelle sue parti esterne, l’Appennino e la costa le quali oltre a chiuderlo, rispettivamente, ad ovest e ad est ne rappresentano caratteri salienti, mentre l’unitarietà della configurazione paesaggistica regionale è assicurata da una larga fascia collinare all’interno della quale si colgono molti aspetti comuni capace di legare insieme mare e monti, allacciarli fra loro.

È da evidenziare che la lettura proposta del territorio è condotta secondo il suo asse principale che è quello che si sviluppa in longitudine, molto più esteso di quello che segue la latitudine. Se si concorda con l’analisi compiuta, allora se ne possono condividere le risultanze, le quali sono che l’alterazione di una sottozona, in particolare quella litoranea e quella montana, i panorami maggiormente celebrati della regione, rischia di compromettere l’integrità del paesaggio molisano nel suo complesso.

Il pericolo è, espresso con altre parole, quello della perdita dell’identità stessa del nostro territorio. L’iniziativa insediativa in questione rappresenta, per i suoi elevatissimi grattacieli e per il resto, una minaccia per l’immagine dell’intero Molise di cui i singoli quadri panoramici formano una specie di sfaccettature, ciascuna delle quali, peraltro, costituisce un paesaggio pregevole. Le interrelazioni tra le varie situazioni paesaggistiche descritte sopra hanno non solo valenza identitaria, ma sono pure alla base di strategie di sviluppo, compreso nel settore turistico a partire dagli itinerari, per la complementarietà delle risorse presenti in ognuno degli areali sub-regionali.

Al contrario, il progetto in discussione appare chiuso dentro i suoi confini incapace di porsi in relazione financo con l’ambito circostante. L’insediamento di cui si parla e per quanto è dato di sapere è nel medesimo tempo un insediamento turistico in quanto dotato di attrezzature ricettive e meta turistica per la sua evidente vocazione di “attrattore” di flussi di visitatori affascinati da strabilianti meraviglie tipo Expo Universale dai “memorabili” grattacieli ai canali navigabili come fosse una città lagunare, in definitiva dagli avanzamenti tecnologici che permettono queste realizzazioni  (vi sono anche centri congressi, sanitari, sportivi e così via, ulteriori motivi di visita).

Vi saranno ricadute sulla realtà locale bilanciate se non superate dalla perdita di occasioni di crescita quali quelle legate alla valorizzazione del patrimonio naturale (il Sito di Importanza Comunitaria che occupa l’arenile tra le foci del Trigno e del Mergolo, occasione di lavoro per le guide ambientali), culturale (il tratturo, a meno che agli escursionisti non piaccia provare l’esperienza di camminare attraverso un paesaggio post-moderno) e paesaggistico (sicuramente  non vi sono amanti di agriturismi con affaccio su un agglomerato futuribile, un contrasto fortissimo). In più, si paventa un allentamento per chi vive lì dell’attaccamento sentimentale al luogo, al proprio paese, a causa dello stravolgimento delle caratteristiche originarie del territorio se non, addirittura, uno smarrimento della coscienza di sé.

 

Francesco Manfredi Selvaggi604 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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