Tutta questa miseria è un lusso che non possiamo permetterci

La nomina/riconferma di Sandro Arco alla direzione della Fondazione Molise Cultura è un’ efficace metafora di come siamo messi fra il Trigno e il Fortore, schiavizzati da una mediocrità mefitica che rappresenta il contesto avvilente ma plausibile per l’iniziativa legislativa dei PD Morassut e Ranucci, che in una logica macro-regionale vorrebbero smembrare addirittura l’unità territoriale del piccolo, tenero, marginale e poco comunicativo Molise.

Sulla direzione della Fondazione Molise Cultura, da Iorio a Frattura, si è consumato un patetico ma significativo salto di qualità (diciamo così); il primo, alfiere di un centrodestra spregiudicato e maneggione ha premiato Arco passato dalla sua parte, tradendo il centrosinistra nel quale aveva inopinatamente ricoperto incarichi di rilievo; lo ha fatto nominandolo prima assessore regionale (esterno of course) alla cultura, e poi direttore della Fondazione che Arco medesimo, quand’era assessore, aveva progettato e costituito come un suo personalissimo progetto di vita. Fin qui Iorio, munifico riconoscitore del consenso che gli veniva tributato, con complicità larghe e smandrappate, premiava un suo sostenitore “acquisito” con l’imperio plenipotenziario di chi comanda. Poi viene Frattura, epigono di un centrosinistra rottamatore, giovanilista e legalitario, che decapita la Fondazione Molise Cultura e dopo aver cancellato dallo statuto il ruolo e la funzione del comitato tecnico-scientifico digressivo e ridondante, manda a casa Messere e Cufari che affiancavano il Presidente della Giunta in carica nel Consiglio d’Amministrazione e li sostituisce con una triade al femminile, composta dall’onnipresente Mariolga Mogavero, da Gabriella Santoro, in quota della provinciale Fondazione Teatro Savoia confluita nella Molise Cultura, e con la presidenza affidata ad Antonella Presutti, sua storica e fidata amica.

Arco, proroga dopo proroga, sopravvive a se stesso alla direzione del sodalizio, ruolo chiave per l’esercizio delle politiche culturali nella nostra sfortunata regione. Poi l’integerrimo e soprattutto trasparente Frattura, all’ennesima scadenza dell’incarico di Arco, più scaduto di uno yogurt di sottomarca in un discount, quando si è trattato di nominare chi dovesse dirigere il carrozzone che s’è insediato all’ex Gil come un ente di diritto privato ma finanziato totalmente dalla Regione e che di fatto ha cancellato l’assessorato regionale alla cultura, per segnare una differenza di metodo e di procedura nei confronti del suo predecessore, satrapo e clientelare, emana un avviso pubblico che però alle prime righe avverte che la nomina sarà di competenza insindacabile del Presidente della Giunta regionale. Va detto che l’avviso, per come è stato concepito, è stato cucito addosso ad Arco che, per esempio, ha potuto candidarsi, nonostante non fosse laureato, per un ruolo equiparato per stato e retribuzione a quello del livello dirigenziale della pubblica amministrazione, per il quale il “pezzo di carta” è requisito indispensabile.

Le domande pervenute entro il termine di scadenza previsto sono state 26 e una commissione composta da funzionari regionali (Vincenzo Rossi, Annamaria Mastronardi, Sarah Testa e Nina Antonietta D’Elia) ne giudica idonee sei (Arco, Battista, Palmieri, Lombardi, Sabelli e Trivisonno). E’ così che si arriva all’improvvida e inopinata decisione del “trasparente” Frattura, di affidare la direzione della Fondazione a Sandro Arco. Questo atto, comunque lo si voglia considerare, per la Giunta regionale costituisce un avvilente salto di qualità rispetto anche all’operato di Iorio. Se quest’ultimo si era “limitato” a premiare lo scherano che passava a sostenerlo dalla parte avversaria, Frattura, spalleggiato, consigliato e indirizzato dalla Presutti, presidente della Fondazione, con un’operazione trasparenza concepita e gestita in house, vuole farci credere che Arco, col suo curriculum, è quanto di meglio questa regione possa esprimere per la progettazione e per la gestione delle politiche culturali che, come viene ripetuto cialtronescamente senza sosta, rappresentano tutto il nostro futuro.

Infine, l’intera vicenda della resistibile ascesa di Sandro Arco e delle sue “liquide” protezioni, ci dicono in maniera esemplare come la politica sia diventata una casta auto refereziale, per la quale i valori, la proposta e il progetto, ma soprattutto la qualificazione e la competenza, sono diventati prodotti svalutati di un mercimonio quotidiano che funziona sottobanco e senza sosta; altro che trasparenza.

Davvero, tutta questa miseria è un lusso che non possiamo più permetterci. E qualcosa bisogna fare, da parte delle donne e degli uomini di buona volontà.

Antonio Ruggieri67 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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