Il privato travestito da pubblico: il bluff di Frattura

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Da qualche giorno circolava voce che tra Frattura, Leva e Ruta si fosse trovata la quadra su una nuova proposta di piano sanitario meno sbilanciata a favore delle strutture private.

La proposta originaria prevedeva che 380 dei 985 posti-letto complessivi (acuti e post-acuzie) toccassero alle strutture private, con un’incidenza di queste ultime sul sistema sanitario regionale pari al 39%. Un record assoluto in Italia, dove la media di incidenza del privato è di circa il 20%. Un’anomalia, peraltro, che non sarebbe di certo sfuggita al tavolo tecnico che in questo senso aveva già espresso seri dubbi in diverse altre occasioni.
Di fronte a una proposta così sfacciatamente favorevole agli interessi dell’Università Cattolica e della Neuromed di Patriciello, infatti, i parlamentari molisani del PD Ruta e Leva, comprendendo l’impopolarità delle scelte del Commissario, da circa un mesetto avevano iniziato il loro pressing  su Frattura affinchè rimodulasse la proposta.

L’8 Febbraio scorso, per mezzo di una conferenza-stampa, il senatore piddino detta le linee-guida per un piano condiviso, tra cui la rimodulazione dei posti-letto (75% al pubblico, 25% al privato convenzionato) e sostanziali modifiche al progetto di integrazione Cardarelli-Fondazione GPII.
Dopo diverse settimane di mediazione disperata, in cui non sono mancati strappi tra i due parlamentari (Leva ha recitato la parte più intransigente e meno ottimista rispetto ai margini di convergenza), venerdì scorso, in un’ennesima conferenza-stampa presso la sede regionale del PD, la triplice alleanza ha annunciato di aver raggiunto un accordo.
Lo ha spiegato con un intervento fiume lo stesso presidente della Giunta regionale. Degli 800 posti-letto per acuti, 603 saranno destinati alle strutture pubbliche, riportando così la percentuale di incidenza del privato sotto la soglia del 25%.  Un risultato che avrebbe dell’incredibile se non fosse per il trucco che lo ha determinato. Incredibile dal momento che avviene in un regime di tagli complessivi invariato rispetto alla proposta originaria (da 1269 posti complessivi a 1036) e con Neuromed che ne perderebbe appena 11 (da 156 a 145).

La domanda sorge spontanea: se i posti complessivi rimangono invariati come invariata rimane anche, in sostanza, la posizione di Neuromed, allora a rimetterci è la Fondazione Giovanni Paolo II?
Frattura, dopo aver ribadito per l’ennesima volta la scarsa agibilità dell’esecutivo a livello di programmazione sanitaria, e rivendicato la condivisione del piano – quello vecchio, a questo punto – con il Ministero della Salute, ha annunciato di voler puntare alla regionalizzazione della governance della Fondazione GPII. Niente di meno.  Per la precisione, ciò avverrebbe attraverso il ribaltamento dell’attuale composizione del CDA, arrivando la Regione a esprimere i 4/5 dei consiglieri. A dirla proprio tutta, il governatore ha parlato di accordo già raggiunto con il Rettore Anelli che però, a sorpresa (si fa per dire), ha smentito.
Il trucco è dunque svelato: i posti-letto della Fondazione vengono conteggiati tra quelli delle strutture pubbliche, essendo la Fondazione, per effetto della ricomposizione della sua governance, considerata un soggetto pubblico.

Qualche considerazione, a questo punto, è doverosa.
Innanzitutto sul metodo utilizzato da Frattura & Co.  Del piano operativo – quello di cui si è discusso finora con i Ministeri della salute e dell’economia – ancora non si conosce granchè salvo le linee contenute nella bozza trasmessa ai consiglieri regionali. Il Consiglio regionale è stato completamente esautorato e privato del suo compito naturale di esprimere quantomeno un indirizzo. Al tempo stesso, i parlamentari del PD – gli stessi che avevano architettato la candidatura di Paolo di Laura Frattura alle scorse elezioni regionali – irrompono sulla scena politica locale con la spregiudicatezza di sempre, e con modi e tempi non proprio rispondenti ai protocolli istituzionali. Con l’obiettivo, evidentemente, di confondere le carte. Lo dimostra il fatto che non si è tentato di imbastire una seria interlocuzione con il Forum in difesa della sanità pubblica e lo dimostra il fatto che non sia stato prodotto alcun documento da sottoporre a dibattito.

Nel merito, va detto che il controllo della Regione su un Ente di diritto privato non ne cambia affatto la natura. La Fondazione continuerebbe a godere di completa autonomia rispetto alla gestione del suo personale, come anche continuerebbe a essere confessionale, etc. Del resto, è fin troppo ovvio che eventuali dirigenti nominati dalla Regione non potrebbero costituire una garanzia, anzi, tuttalpiù, un ulteriore elemento di inquietudine visto la fine che hanno fatto negli ultimi dieci anni le aziende partecipate dalla Regione. Al di là di queste considerazioni, si tratterebbe, comunque, di socializzare le spese della struttura ospedaliera sottraendo, al contempo, la stessa alle regole cui sono sottoposte le altre. Un po’ come si è verificato per la Fondazione Molise Cultura riguardo alla programmazione culturale.

Per il resto, rimane difficile da immaginare la modalità in cui avverrebbe di fatto l’integrazione delle discipline all’interno di un’unica struttura dove dovrebbero coesistere, stanto a quanto ci ha raccontato Frattura, il personale del Cardarelli e quello della Fondazione GP II. Ad esempio: la scelta dei primari avverrebbe per nomina pubblica o dell’Ateneo privato?
Insomma, grande è la confusione sotto al cielo del Capoluogo molisano dove il Forum per la difesa della sanità pubblica, evitando accuratamente di dare credito alle ultime esternazioni di Frattura, per il prossimo 18 Maggio, ha annunciato una grande manifestazione.

Paolo Di Lella56 Posts

Nato a Campobasso nel 1982. Ha studiato filosofia presso l'Università Cattolica di Milano. Appena tornato in Molise ha fondato, insieme ad altri collaboratori, il blog “Tratturi – Molise in movimento” con l'obiettivo di elaborare un’analisi complessiva dei vari problemi del Molise e di diffondere una maggiore consapevolezza delle loro connessioni. Dal 2015 è componente del Comitato scientifico di Glocale – Rivista molisana di storia e scienze sociali (rivista scientifica di 1a fascia), oltre che della segreteria di redazione. Dal 2013 è caporedattore de Il Bene Comune e coordinatore della redazione di IBC – Edizioni. È autore del volume “Sanità molisana. Caccia al tesoro pubblico”. È giornalista pubblicista dal 2014

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