Ripartire dai beni comuni

beni comuni

Editoriale del numero di luglio 2016

E’ uscito da qualche giorno il numero 9/10 della rivista molisana di storia e scienze sociali Glocale, dedicato ai beni comuni.
Non fosse altro perché il giornale che avete sotto mano, per un ragionamento che parte da lontano s’intitola “il Bene Comune”, noi attribuiamo importanza particolare a questo numero di Glocale, che si avvale dei contributi, fra gli altri, di Piero Bevilacqua della Sapienza di Roma, di Alberto Magnaghi, fondatore della “Società italiana delle territorialiste e dei territorialisti” e docente emerito dell’Università di Firenze, di Luca Mocarelli dell’Università di Milano Bicocca, di Augusto Ciuffetti, dell’Università Politecnica delle Marche, di Alessandra Bulgarelli dell’Università Federico II di Napoli, di Carlo Alberto Graziani, dell’Università di Siena, e di Ugo Mattei, dell’Università di Torino, docente di diritto internazionale comparato all’Hastings College of the Law, dell’Università della California a San Francisco. Insieme a Stefano Rodotà, Ugo Mattei ha ispirato e contribuito a scrivere lo Statuto della Fondazione del Teatro Valle, il più antico di Roma, occupato dai lavoratori dello spettacolo, al quale dedichiamo la copertina di questo numero.

Con la presentazione del direttore di Gocale Gino Massullo a questo fondamentale di Glocale, apriamo “il Bene Comune” di luglio, per ribadire come ci si debba ancorare all’interesse collettivo, universale, alla coltivazione e al decoro dello Spirito Pubblico, per fronteggiare il disorientamento frutto della crisi strutturale, di un capitalismo finanziario, planetario, affamatore e rapace, che dissipa l’ambiente, destabilizza il clima, mettendo a repentaglio la stessa vita del genere umano sulla Terra; “quello che stiamo distruggendo – avverte Magnaghi nel suo intervento su Glocale – è l’ambiente dell’uomo, il territorio, vale a dire il prodotto culturale del nesso inscindibile fra le comunità insediate ed il loro contesto locale”. All’esordio il capitalismo si è alimentato del conflitto fra il padrone e il lavoro salariato, che è stato anche il cuore pulsante della Storia mentre s’inverava. Nel tempo che viviamo però, il capitalismo ha smesso di svolgere la funzione progressita e modernizzatrice che ha svolto negli ultimi due secoli. L’economia reale è sempre più marginale rispetto alla Finanza, che vive senza complessi e senza remore il delirio della globalizzazione, della sua innanzitutto. La dinamica fra il denato, il capitale per l’appunto, e la merce che lo rigenera, lo riproduce mentre si trasforma, è arrivata al capolinea.

“I soldi si fanno con i soldi”, recita un adagio che ha trasformato l’economia in un osceno gioco delle tre carte, in mano a pochissimi potentati senza volto e senza cuore, in combutta tattica e strategica con la malavita organizzata e con le sue enormi ricchezze da ripulire e da far rientrare nel gioco, quello delle tre carte al quale s’è accennato. Nell’epoca della globalizzazione la Finanza ha messo fuori causa gli Stati nazionali e i suoi finti reggitori; il governo del mondo passa attraverso la Troika (in classifica di potere il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la Commissione) che lo amministra avendo cura esclusiva per le banche, rappresentazione equivoca e per molti versi patetica della nostra economia finanziarizzata. Per fronteggiare questo “nazismo bianco” – così chiamò la Finanza Giulio Tremonti, uno che la conosce per averla frequentata da vicino – abbiamo un’unica possibilità: ripartire dai beni comuni.

L’acqua, l’aria, la cultura, la scuola, la salute, la terra da coltivare, l’ambiente, rappresentano lo scenario esistenziale e politico dal quale si deve ripartire per costruire un altro mondo possibile. Per la riuscita di un’impresa così difficile e definitiva sarà decisivo il metodo. Il mondo nuovo non sarà, non potrà essere un’elargizione magnanima, non potrà essere nemmeno il frutto di aggiustamenti e riposizionamenti delle logiche e degli interessi che ci stanno portando allo sbaraglio. Il mondo nuovo, mano a mano che si realizzerà (alcuni segnali sono ben visibili per chi li vuole vedere) sarà il frutto della partecipazione, primo e fondamentale bene comune, minacciato su più fronti.

Antonio Ruggieri62 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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