Qui Bologna, l’accoglienza diffusa che funziona

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In un anno e mezzo, grazie al portale ideato dalla cooperativa Camelot, 118 persone si sono candidate ad aprire le porte di casa propria per accogliere un rifugiato. Sono 28 le esperienze di accoglienza attivate, per 6/9 mesi. I nove ragazzi che hanno terminato il percorso ora hanno una casa loro, spesso un lavoro: storie di integrazione riuscita, presentate anche al Parlamento Europeo

Moussa Molla Salih è un rifugiato. Per nove mesi è stato ospitato da Antonella e Fabrizio, oggi ha un lavoro e sta portando a termine gli studi superiori: «Sono stato accolto da Antonella e Fabrizio come se facessi parte della famiglia, ora con il mio lavoro di operatore in una struttura di accoglienza spero di poter aiutare altri ragazzi a diventare autonomi e iniziare un nuovo percorso di vita, come è successo a me», ha detto Moussa davanti al Parlamento Europeo a Strasburgo. Già, perché lo scorso 12 settembre il progetto Vesta – Rifugiati in Famiglia è stato presentato nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, in occasione dell’evento “L’accoglienza è una questione di cultura. Un racconto di esperienze per una visione europea”, organizzato dal parlamentare europeo Daniele Viotti (S&D).

A presentare le 28 esperienze di accoglienza in famiglia che sono state attivate a Bologna da aprile 2016 ad oggi, è stata una delegazione della cooperativa sociale Camelot composta dalla presidente Patrizia Bertelli, dall’amministratore delegato Carlo De Los Rios, dalla responsabile del settore Società e Diritti Elisa Bratti insieme al giovane Moussa e a Laura Di Salvo e Francesco Malossi (in copertina e sotto), una giovane coppia di Bologna che ha accolto nella propria casa Becaye, un ragazzo rifugiato che ora ha trovato lavoro e sta per andare a vivere da solo: «Becaye si relaziona con la vicina di casa molto più di quanto non lo facciamo noi ed ora è parte del nostro gruppo di amici», hanno raccontato Laura e Francesco, a testimonianza di un’integrazione riuscita.

Vesta è un servizio per le famiglie e i cittadini che vogliono attivarsi in prima persona accogliendo i rifugiati (titolari di protezione internazionale) nelle proprie case, in una maniera strutturata e monitorata. La cooperativa Camelot ha progettato la piattaforma www.progettovesta.com che nel suo primo anno di vita è «riuscita a coinvolgere istituzioni, cittadini e operatori professionali del terzo settore, nella gestione dell’accoglienza in famiglia di persone titolari di protezione internazionale ed umanitaria», ha spiegato l’ad Carlo DeLos Rios.

La piattaforma raccoglie in modo strutturato le candidature delle famiglie e le informazioni necessarie per impostare il successivo percorso di conoscenza, attraverso uno staff formato da assistenti sociali e psicologi della cooperativa Camelot, con pluriennale esperienza nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, gestisce tutte le fasi del progetto e in particolare supporta le famiglie durante tutto il percorso di accoglienza; monitora l’accoglienza attraverso un sistema di feedback da parte degli ospitanti e delle persone ospitate; mette in connessione tutte le persone che prendono parte al progetto attraverso una community online.

L’accoglienza dura 6/9 mesi e alla famiglia viene riconosciuto una quota di circa 350 euro al mese a copertura delle spese, per rendere possibile a tutti di partecipare al percorso e per permettere alla famiglia di coinvolgere l’ospite nelle attività ricreative che normalmente svolge. Da aprile 2016 (lancio dell’iniziativa, ne avevamo parlato qui) ad oggi sono le 28 esperienze di accoglienza in famiglia partite. A Bologna sono state raccolte 118 candidature e formate 40 famiglie. A settembre 2017 sono 19 i ragazzi ancora accolti in famiglia, mentre 9 esperienze di sono concluse e nuovi abbinamenti sono in corso, con un nuovo percorso formativo in partenza in autunno.

Dopo i nove mesi trascorsi in famiglia, Sadiq ha trovato un lavoro e un alloggio e sta proseguendo la sua esperienza di vita in autonomia, Alhagie ora condivide una stanza in affitto in un appartamento con altri ragazzi e almeno una volta alla settimana pranza insieme a Giovanni, che l’ha ospitato. Sabiu ha deciso di trasferirsi a Mestre dopo aver trovato un lavoro e mantiene i rapporti con Carla e Michele che l’avevano accolto. Ahmed, concluso il periodo di ospitalità a casa di Elena e Stefano, è stato in grado di trovare una casa. Moussa come detto ora lavora per la cooperativa Camelot che lo ha assunto come mediatore interculturale presso il centro di prima accoglienza Mattei di Bologna.

Muhammad inizierà uno stage il prossimo anno e Solomon ha affittato una stanza con un amico ghanese. Jospeh, dopo i nove mesi trascorsi a casa di Maurizio, ora condivide un appartamento in affitto grazie al lavoro come operaio in una fonderia. Fire continua il suo contratto di apprendistato e divide una stanza con un amico. Ad aprire le porte di casa per un’accoglienza diffusa sono state famiglie di ogni tipo: single, famiglie numerose con figli minorenni, coppie adulte con figli fuori casa, genitori single, coppie giovani ma anche anziane. Ci sono dirigenti e operai, imprenditore e impiegati, pensionati, dipendenti pubblici e liberi professionisti: segno della trasversalità sia del progetto che della volontà dei cittadini di attivarsi.

I ragazzi rifugiati attualmente ospitati hanno tutti appena compiuto la maggiore età e provengono da Afghanistan, Benin, Burkina Faso, Gambia, Ghana, Mali, Guinea Conakry, Nigeria, Pakistan e Senegal. Tutti sono coinvolti in attività che puntano ad inserirli nel contesto sociale e lavorativo del territorio e a renderli progressivamente autonomi, alcuni hanno contratti di apprendistato a seguito di tirocini formativi (retribuiti dalle aziende o dai fondi SPRAR), qualcuno è riuscito a conquistare un contratto a tempo determinato nel settore edile e della ristorazione, una parte dei ragazzi sta frequentando corsi per adulti inoccupati finanziati dalla Regione Emilia Romagna, altri stanno concludendo percorsi di formazione professionale.

la maggior parte sta frequentando la scuola guida e alcuni ragazzi hanno deciso di iscriversi alle serali per conseguire il diploma superiore. Progetto Vesta per essere avviato anche nel territorio di Ferrara e la cooperativa Camelot è al lavoro per estendere anche ad altri Comuni la possibilità di prendere parte al progetto nell’ambito del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) del Ministero dell’Interno.

Fonte: Vita.it

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