Trivento: un territorio in evoluzione, cioè un suolo in movimento

trivento

L’agro è interessato da fenomeni franosi importanti, ma nonostante ciò l’attaccamento a questi luoghi è sempre stato fortissimo tanto che si ha una continuità di vita plurimillenaria.

Per iniziare a comprendere il rapporto di questo centro con il suo territorio dobbiamo partire proprio dal nome. Trivento ha un’assonanza nel prefisso “tri” con un altro nome, Trigno che è poi il fiume sul quale sorge. Se, invece, pensiamo al termine latino Terventum, con ter che significa tre, vediamo che non è solo il corso d’acqua l’elemento saliente dell’ambito in cui ricade, ma che vi sono anche le tre montagne della strofetta «Trivento tremendo, circondato da tre monti, protetto da tre santi è una “maniata” di briganti», le quali sono, probabilmente, il monte Lungo, località Montagna e il monte di Schiavi d’Abruzzo.

Un nome, dunque, quello di Trivento che è quasi un toponimo, fatto che rivela la stretta aderenza ai luoghi del nostro insediamento. La lettura di questo comune non può, perciò, non partire che da tali componenti del paesaggio. Cominciamo dal Trigno il quale assume a partire dalla confluenza con il Verrino l’orientamento classico delle aste fluviali del versante adriatico che è di essere perpendicolare al mare; nel tratto tra Salcito e Trivento, peraltro, il Trigno segue tale direzione con un andamento del tutto rettilineo favorito dal passaggio su un substrato che si presta ad essere eroso con facilità.

È lo stesso andamento che ha il Biferno ed entrambi hanno affluenti che si innestano su di loro in modo perpendicolare, quindi, grosso modo, in verso nord-sud, mentre i corpi idrici principali vanno sempre approssimativamente, da ovest ad est. Si viene a costituire dal punto di vista paesaggistico una specie di griglia regolare fatta di corsi d’acqua che si contrappone o cerca di dare ordine all’affastellarsi abbastanza confuso di fatti morfologici diversi, argillosi e calcarei che formano il territorio in questione. Lì dove domina l’argilla si hanno forme più morbide perché modellate da un reticolo idrografico diffuso favorito dalla bassa permeabilità di tale materiale e che causa l’erosione del suolo e, di qui, l’addolcimento delle pendenze.

Quando, invece affiora una litologia maggiormente resistente, il terreno risulta acclive: la “formazione di Tufillo”, costituita da strati calcarenitici intercalati da livelli terrosi, sorregge l’abitato storico di Trivento (ben visibile sul lato che affaccia verso la vallata del Trigno e le sue sottili sfoglie ne fanno qualcosa di davvero pittoresco) e il crinale che comprende i monti Lungo e Piano. Per quanto riguarda questi ultimi è bene evidenziare nell’area in studio oltre ai rilievi montuosi ve ne è uno di natura argillosa denominato il “Bosco di Trivento”.

Sono di tipo litoide pure le famose Morge per le quali si sta istituendo un apposito Parco che sono emerse per morfoselezione all’interno di bacini pelitici come la “morgia di Monsignore” infissa, per così dire, nell’alveo del torrente Rivo. Siamo in uno dei 3 (ritorna questo numero di frequente a Trivento) Siti di Importanza Comunitaria presenti nel perimetro comunale; gli altri 2 sono il Trigno e il Bosco il quale fa parte di un complesso montuoso abbastanza ampio. È da sottolineare che i 3 SIC rappresentano situazioni ecologiche molto diverse fra loro e ciò mette in luce la biodiversità dell’agro triventino.

Non è questa, però, la peculiarità principale la quale è piuttosto l’instabilità idrogeologica, vera piaga della zona. Più che di frana si può parlare di un autentico sistema franoso per il vallone di Maiella in cui i singoli fenomeni di dissesto non sono più distinguibili perchè i diversi colamenti che interessano tutto il versante sembrano essersi fusi fra loro; a non consentire il riconoscimento delle evidenze morfologiche dei movimenti franosi quali le nicchie di distacco e i cumuli delle varie colate sono stati, poi, gli imponenti lavori di consolidamento eseguiti negli ultimi 2 decenni.

Per quanto riguarda la valle del torrente Rio, o meglio il fondovalle, a causa dell’alluvione del gennaio 2003 vi è stato un accumulo di terra franata che l’ha occupata danneggiando alcune costruzioni. Vi sono pochi luoghi stabili nello spazio rurale i quali sono puntualmente occupati da alcune delle numerose frazioni del comune come, ad esempio, Colle Florio e Fonte del Cerro, mentre altre, la principale per popolosità è Codacchi, sono in situazioni meno sicure. Codacchi negli anni passati, anche a causa di una scarsa dotazione infrastrutturale, è stata quasi l’emblema dei ritardi che si registrano nella regione Molise.

Vi si sono insediate progressivamente centinaia di persone dedite alle attività forestali, tra le quali la fabbricazione del carbone, provenienti dalla Campania che si sono occupate del taglio di una fascia boschiva comunale delimitata dal tracciato viario rettilineo, la «strada dei lotti», che conduce a Querciapiana (nel nome ricorda la trasformazione in appezzamenti agricoli con assegnazione del terreno ai contadini del bosco preesistente). Le case degli abitanti di questa contrada ricadono sul demanio tratturale e il tratturo che proviene da Fonte Le Frassi appare ben leggibile un po’ più sopra, a Morgia Campanaro, in contrasto con la distesa boscosa che attraversa.

Borgate sono presenti pure nella piana del Trigno, tra le quali vi è la Penna, dove si sono installati per la vicinanza con la Trignina ristoranti rinomati ed impianti industriali nel P.I.P. di Piana d’Ischia. Vi è pure un’antica centrale idroelettrica che serviva anche per fornire energia al Premiato Pastificio Scarano, un esempio interessante di archeologia industriale collocato nell’abitato. Tra i segni culturali oltre al tratturo Celano-Foggia vi è la chiesetta di Maiella, una sorta di rifugio eremitico del movimento dei «fraticelli», nella quale i fedeli si recano in processione l’8 settembre, il giorno della festa della Madonna.

Trivento sembra isolata per il passaggio del Trigno un tempo con portate molto più copiose tanto da costituire, per la difficoltà a valicarlo nei periodi di piena, confine regionale e per la presenza dal lato opposto di m. Lungo alto all’incirca 1.000 metri (975 per l’esattezza): nonostante tali difficoltà questo centro minore è riuscito per 2.000 anni, sia in qualità di Municipio romano sia di sede episcopale, a fungere da riferimento per un vasto comprensorio che si estende pure in Abruzzo (avendo inglobato la Diocesi quella di Alfedena nel medioevo).

Francesco Manfredi Selvaggi40 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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