Case a caso

casa rurale

È quanto succede in alcuni tratti dell’agro molisano dove si ha una proliferazione di abitazioni rurali che non segue alcun disegno pianificatorio.

Il proliferare di case in campagna è causa di tanti problemi. Il primo che è stato oggetto di una procedura d’infrazione comunitaria riguardante i comuni di Campobasso e di Isernia dove il fenomeno è maggiore è quello della depurazione delle acque. Le abitazioni isolate non consentono la realizzazione di una rete fognaria, bensì obbligano all’installazione di dispositivi individuali, tipo le fosse settiche con dispersione dei reflui che residuano al trattamento nel terreno. La diffusione insediativa provoca danni tanto alla comunità nel suo insieme quanto a coloro che abitano nelle residenze sparse, oltre che per l’ambiente. Per la collettività si tratta di addossarsi spese per le infrastrutture, dalle strade alle fogne, dalle linee elettriche all’illuminazione viaria, e per i servizi, dalla raccolta dei rifiuti allo scuola bus.

Per i privati i costi sono legati al doversi spostare, per raggiungere i servizi cittadini e, quando è il caso, i luoghi di lavoro con l’auto propria. A questo proposito è da evidenziare che i disagi negli spostamenti si incrementano per le categorie sociali più deboli diventando addirittura fattore di esclusione, dalla fruizione delle attrezzature urbane per chi non guida come i bambini, gli anziani e i disabili i quali sommati tra di loro costituiscono circa la metà della popolazione. L’elemento prezzo del carburante potrebbe indurre i poveri a limitare i movimenti. Il settore dei trasporti, per quanto riguarda le ricadute sull’ecosistema, è tra le principali cause di inquinamento atmosferico. Sempre a proposito delle conseguenze sulla qualità dell’aria è da dire che i fabbricati staccati dagli altri portano a consumare molta energia per il riscaldamento dell’alloggio anche se, in verità, è negli spazi liberi che è possibile realizzare impianti fotovoltaici i quali andrebbero a compensazione dello spreco energetico.

Per chi vive in edifici situati nell’agro rurale una preoccupazione legittima è quella della difesa dai furti per cui occorre dotarsi di sistemi antintrusione se non di costose recinzioni. Il vivere nel territorio agricolo non consente lo sviluppo di relazioni sociali in mancanza del vicinato e ciò è penalizzante specie per i single. Dal punto di vista ambientale c’è la questione del consumo di suolo, una priorità nelle agende dei governi a livello planetario, che significa riduzione delle superfici coltivabili. All’eccezione appena posta si potrebbe obiettare che in larghe zone del Molise si registra la ritrazione dell’agricoltura da una quota significativa di appezzamenti un tempo coltivati: non si tiene conto, occorre obiettare, che l’eliminazione dello strato pedologico per tirar su una struttura edilizia è qualcosa di irreversibile, mentre si spera che il settore primario possa riprendersi prima o poi. Accanto al fatto che costruire equivale a sottrarre aree per le colture vi è un’altra conseguenza che è l’impermeabilizzazione del terreno, nociva in quanto riducendo la sua permeabilità non è più in grado di assorbire l’acqua piovana.

Nei vari Piani per la Difesa del Suolo presenti nella nostra regione l’allargamento della crosta edificata e asfaltata è vista come una minaccia sia per l’aumento del rischio inondabilità che per quello a frana. Sotto l’aspetto ecologico la trasformazione degli ambiti agricoli, specie quelli dove si pratica un’agricoltura tradizionale, significa una perdita di naturalità che è tanto più grave se tali ambiti sono posti fra due Siti di Importanza Comunitaria (che da noi sono più di ottanta divisi fra i vari comprensori sub-regionali) essendo in grado di svolgere il ruolo di aree di connessione della rete ecologica europea, una sorta di “corridoio ecologico” di tipo areale e non lineare.  Tra i valori ambientali che la dispersione di residenze nell’ambito agreste compromette vi è, di certo, pure il paesaggio. Si vengono ad alterare i connotati dell’organizzazione agraria del passato ancora leggibile in alcuni tratti del nostro territorio. L’agricoltura tipica ben si associa con quadri paesistici integri, senza l’intrusione di manufatti edilizi. Le architetture moderne si pongono in contrasto con le antiche dimore contadine vicine e, ancora di più, con le grandi sedi delle aziende mezzadrili ottocentesche. Se si riconosce che il paesaggio è uno dei principali fattori di sviluppo sui quali puntano le istituzioni locali si può comprendere quali effetti negativi producano le case sparse di recente edificazione. Il più interessante dei paesaggi molisani è quello collinare e proprio qui si registra il maggior quantitativo di abitazioni a sé stanti.

E, del resto, questa è una tendenza storica come dimostra l’assenza di episodi insediativi nelle zone extraurbane nell’alto Molise che è montagnoso e nel basso Molise che è pianeggiante. La collina è il luogo privilegiato per abitare da sempre, dove si incrementa la tendenza a realizzare costruzioni isolate perché vi sono le condizioni migliori di clima, di soleggiamento e, insieme, di panoramicità. La punta più elevata di diffusione di residenze in campagna è rappresentata da Campobasso in cui si è reso necessario predisporre un piano di recupero per «gli insediamenti abusivi» nelle aree rientranti nella apposita «perimetrazione» secondo la normativa regionale conseguente al Condono edilizio. Una delle questioni maggiormente preoccupanti è quella della viabilità che serve queste fasce edificate, davvero estese vivendovi migliaia di cittadini. Le strade interpoderali e vicinali non hanno una sezione adeguata , in ogni pezzo, per garantire il passaggio contemporaneo di due mezzi che viaggiano in direzione opposta e ciò è davvero pericoloso se ad incontrarsi sono un’ambulanza o un camion dei vigili del fuoco e nell’altro verso un’automobile privata.

Durante le emergenze tale situazione può risultare molto rischiosa. In altri termini, la viabilità occorre che sia pensata pure in termini di “via di fuga”, valutando la presenza di percorsi alternativi, magari perché vi è una ridondanza di tracciati viari (salvo scartando quelli che risultano vulnerabili per la presenza di un ponte non adeguato dal punto di vista sismico, se la calamità è il terremoto). Si riscontra, ad ogni modo, che nel Molise non vi sono “lottizzazioni abusive”, con un frazionamento dell’appezzamento, cioè, finalizzato alla formazione di lotti edificabili. Gli insediamenti abusivi sono il frutto di una serie di assensi rilasciati per la costruzione di volumi dichiarati agricoli che vengono poi sanati in vani residenziali. Pure paesaggisticamente ciò stona poiché il “segno” deve essere corrispondente alla “funzione” detto diversamente  il “significato” al “significante” se si vuole un’opera architettonica ben fatta come sostenevano nel 1700 i trattatisti Lodoli, Langier, Silvatico.

Francesco Manfredi Selvaggi75 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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