Santini elettorali/E così Di Maio divenne Dio Maio

di maio

di Giuseppe Tabasso

Sceso in Molise per conquistare “la prima regione a 5 stelle”, i giornali locali non hanno fatto mancare a Luigi Di Maio cronache piuttosto inebriate per tanta insperata esposizione mediatica nazionale.

Su <primonumero.it> il leader grillino è descritto “ragazzo napoletano, impeccabile in completo blu e camicia immacolata” (la cravatta d’ordinanza la indossa in occasioni meno populiste) e alcuni reportage raccontano di un popolo in visibilio quando promette tagli di vitalizi, senza i quali l’Italia è ormai destinata al declino morale ed economico. Il clima è da concerto di Vasco Rossi, un tripudio di corale esaltazione per cotanta presenza, manca solo chi s’inginocchi a baciargli le mani ma quello che spira è un odore di santità da “Uomo della Provvidenza”.

Andrea Greco è comprensibilmente allo zenith, sente di avere già in tasca il primo premio della lotteria di Aprile, non minaccia di aprire il Parlamentino regionale come una scatola di tonno, ma il Dibba che è in lui gli fa “scardinare con le parole un sistema molisano usurato da piazzisti della democrazia”, gentaglia che ignora la clickocrazia diretta. Poi a Isernia l’aspirante governatore si lascia andare a un’allarmante supposizione sulla partecipazione del popolo: “Potevamo vedere molti di più. Ma non tutti se lo possono permettere, di farsi vedere qui”. Che non è proprio un inno al coraggio civile degli isernini.

Ed eccoci all’implorazione finale, una supplica accorata e teatrale (Andrea calpestava scene da quando aveva 4 anni): «Vi chiedo di volerci bene perché gli attacchi contro di noi sono così bassi che puntano a distruggerci, ma noi dimostreremo come tutti insieme riusciremo a liberarci di loro». Si sa che il “volemose bene” in politica non funziona, ma Greco è un sentimentale e lo dimostra in chiusura quando, con commovente tenerezza, rivolge a Di Maio un pensiero inatteso e soave al limite di un coming out omosessuale: “Credimi: la sera, quando mi metto a letto, giuro che ti penso”. Scrive il cronista che quest’uscita “ha scatenato una risata collettiva”, più che naturale lì dov’è nato un genio come Jacovitti, spiace però che questa reazione abbia un po’ mortificato il senso più alto della discesa del leader in terra di Molise: la beatificazione di Di Maio in Dio Maio.

Giuseppe Tabasso33 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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