Ospedale sostenibile a metà

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di Francesco Manfredi-Selvaggi

La metà che può facilmente diventare sostenibile è lo spazio esterno mentre è più difficile rendere compatibile del tutto ambientalmente la struttura architettonica.

L’epoca, gli anni 80, quando vennero costruiti i nosocomi molisani è ormai lontana. Le concezioni, sia di natura distributiva degli spazi, sia relativa alle dotazioni tecnologiche (che influiscono, peraltro, con la prima), sia delle funzioni sanitarie (in quanto le esigenze in materia di salute sono cambiate), sia riguardanti il rapporto con l’ambiente sono cambiate. Ci soffermiamo su queste ultime precisando, innanzitutto, che prima era poco sentito il tema ambientale. Oggi che, invece, le questioni ecologiche sono al centro, doverosamente, dell’attenzione bisogna provare a mitigare gli effetti sull’ecosistema di queste strutture, le quali sono le più grandi, per dimensioni fisiche e per numero di persone che le frequentano, tra quelle presenti nelle nostre città.

Gli impatti che esse hanno su acqua, aria, suolo, natura sono notevoli e uno dei principali impegni per i gestori della sanità pubblica sarà quello di tentare di mitigarli. Mitigarli semplicemente perché per eliminarli, se non completamente, almeno, in maniera decisa, occorrerebbe sostituirli con nuovi manufatti; ciò potrebbe essere giustificato sia da ragioni di stabilità di fronte ai terremoti sia per renderli compatibili con le condizioni naturali.

Altrove ci si sta avviando verso una seconda generazione di ospedali, obiettivo che dovremmo cominciare a porci anche noi. Per il momento, però, date le ristrettezze finanziarie non sembra credibile che in tempi brevi si possa giungere all’edificazione, al posto di quelli esistenti, di altri organismi architettonici. Vi è, comunque, qualcosa che si può iniziare a fare che riguarda l’ambito di pertinenza di tali entità. Secondo i principi dell’architettura sostenibile è necessario impiegare una pavimentazione permeabile per le superfici destinate a parcheggio.

A servizio degli istituti ospedalieri vi deve essere una estesa area destinata alla sosta dei veicoli che solitamente è differenziata per categorie di utenti, dai visitatori agli addetti, oltre che gli stalli da lasciare per i mezzi di servizio. In relazione agli spazi per lo stazionamento delle auto è bene pure che essi, altrimenti banali sotto l’aspetto percettivo, vengano articolati in comparti per differenziare le destinazioni d’uso di cui si è detto, mediante siepi e la vegetazione dovrà essere impiantata anche al contorno, in particolare specie arboree capaci di mascherarli.

Da considerare, poi, che le piante, quelle arbustive innanzitutto, catturano le polveri e i gas emessi dai motori, oltre a costituire barriere antirumore. È opportuno realizzare canalette per la raccolta delle acque piovane che a contatto con le automobili trascinano con sé la sporcizia depositata sulle carrozzerie e gli oli incombusti che cadono a terra. Esse vanno convogliate negli impianti di trattamento di «prima pioggia». In tale sistema di purificazione delle acque pluviali, andrebbero fatte riversare pure quelle che vengono raccolte dalle grondaie provenienti dai tetti degli edifici, anch’esse acque “sporche”.

La rete dei canali, o le opere di drenaggio, andrebbe dimensionata pure per poter ospitare i quantitativi d’acqua precipitata al suolo a seguito di eventi meteorici estremi al fine di prevenire alluvioni e ciò costituisce un pericolo maggiore per zone di pianura come quella in cui sorge il nosocomio di Termoli; in alternativa si potrebbe optare per la creazione di pozze di decantazione dove far confluire le acque in eccesso le quali così arrestano la loro corsa per poi venir rilasciate lentamente una volta terminata la fase più intensa della precipitazione atmosferica (si ricorda che le acque stagnanti sono un pericolo perché attirano le zanzare).

Il parcheggio si presta, nello stesso tempo, a diventare un campo fotovoltaico prevedendo pensiline con pannelli solari a copertura dei posti auto e ciò produrrebbe un contributo al risparmio energetico del complesso sanitario il quale potrebbe, così, compensare i suoi alti consumi almeno in parte con energia autoprodotta. Si è fatto un accenno al verde il quale è opportuno che trovi collocazione non solo nel parcheggio, ma anche in appositi luoghi deputati alla ricreazione all’aperto dei pazienti; prima, vedasi il San Camillo a Roma, tanti ospedali avevano i giardini all’interno dei quali le persone in cura potevano trascorrere del tempo.

È necessario che essi abbiano qualità di tipo paesaggistico da ammirarsi anche dalle finestre delle stanze di degenza. Sistemazioni vegetali, dunque, con carattere in qualche modo terapeutico. Le vedute del Bosco Faete dall’ospedale Cardarelli così come la visione delle montagne che circondano Isernia dal nosocomio di quella città sono, sicuramente, delle visioni distensive. Inoltre, le piante con le loro foglie mitigano la calura estiva rendendo sopportabile il clima nella fascia litoranea, quella in cui ricade l’ospedale di Termoli.

Le essenze arboree, gli arbusti e la vegetazione dovranno essere poco idroesigenti per contenere i consumi di risorsa idrica, la quale è un valore primario, per l’irrigazione, che peraltro comporta una consistente spesa come si può constatare presso l’ospedale di Larino completamente circondato da un prato. L’acqua recuperata dal sistema di raccolta che si è prefigurato sopra potrebbe servire per irrigare, cosa non consentita dalle norme in vigore solamente quando le colture sono ad uso commestibile. Ulteriore impiego di tale risorsa idrica è quello dell’alimentazione dell’impianto antincendio.

Un’ulteriore azione mirata al contenimento del consumo di energia è quella della revisione dell’illuminazione esterna sostituendo le lampade ad incandescenza con quelle a led, per cominciare. La regolare spazzatura dei piazzali e dei percorsi asfaltati e il corretto smaltimento dei rifiuti raccolti sono, di certo, un contributo importante per la sostenibilità dell’apparato ospedaliero.

È auspicabile, infine, tentare la formazione di un orto da ubicarsi in prossimità dei locali cucina da concimare con il compost ottenuto dagli avanzi di cibo non riutilizzabile e dei resti del depezzamento della frutta e della verdura con beneficio sia sotto l’aspetto della riduzione dei rifiuti prodotti, avendo eliminato la frazione organica, sia da quello dell’ottenimento di prodotti alimentari a Km. 0 da inserire nelle diete degli assistiti o nel menù del ristorante in cui si prepara il pranzo per i visitatori o della mensa del personale. Sono piccoli passi, lo si ammette, per rendere l’ospedale sostenibile.

Francesco Manfredi Selvaggi131 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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