Day after comunali/Come il PD salvò l’onore nazionale del M5S

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nell'articoloÈ stata una bellissima vittoria quella riportata da Roberto Gravina al quale rivolgiamo un sincero augurio di buon lavoro e anche per aver respinto con forti perdite l’armata brancaleghista.

È apprezzabile l’onestà della sua prima dichiarazione: “Credo che una parte del centrosinistra mi abbia votato, ma penso che l’abbia fatto anche una parte del centrodestra”. OK, però i suoi spropositati voti fanno credere che più di “una parte” della sinistra lo abbia votato ed escluderei che l’Altra Parte sia stata scossa dall’accorato “Mai con l’estrema destra leghista” lanciato da Pier Paolo Giannubilo.

Da ora in poi comunque il neo sindaco di Campobasso si troverà in una imbarazzante situazione. Da un lato dovrà vedersela con un’opposizione con la quale ha un rapporto di concubinaggio nazionale; dall’altro una opposizione di sinistra cui sa di dovere la conquista di Palazzo San Giorgio.

A caldo l’on. Federico ha dichiarato in proposito: “Noi siamo post-ideologici, né di destra né di sinistra”. Troppo facile e troppo comodo. Rimane il fatto che per vincere si sono contrapposti alla destra e lucrato in silenzio l’endorsement della sinistra. Un capolavoro politico? Può darsi, peccato però che i risultati di domenica dimostrano che il giochetto non funziona più a livello nazionale e che ora si ripresenta il classico scenario bipolare, destra vs sinistra, con tanti saluti alla post-ideologia.

A sua volta Andrea Greco, giustamente super gasato, ha dichiarato che i voti non appartengono a un partito e che il PD non è il proprietario di quelli ricevuti da Gravina. Però all’indomani della sua mancata elezione alle regionali, attribuì la sconfitta al fatto che il M5S si presenta da solo. Pensate se avesse avuto, come Gravina, una lista fantasma con voti di proprietà PD: oggi sarebbe al posto di Toma.

Greco ha poi detto di aver chiamato Di Maio per ricordargli la promessa che, in caso di vittoria, sarebbe venuto a Campobasso per la sfilata dei Misteri. Ottimo come richiamo turistico e come controffensiva grillina al cattolicesimo elettorale di Salvini. La Madunina contro San Gennaro. Rosario contro sangue liquefatto.

E Termoli? Forse basterebbe un titolo: Il tunnel del suicidio. (Ma che ci voleva a indire un salvifico referendum?)

Giuseppe Tabasso110 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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