Appunti d’estate(1)/Dall’Italia dei fumetti a quella di “Temptation Island”

testata sblog tabassoA fine luglio ho seguito su Mediaset le puntate finali di “Temptation Island”, un format televisivo che registra alti share in tutto il mondo. E’ un “reality” che punta sulla caducità dei rapporti di coppia e consiste nello scoppiare sei coppie per riaccoppiarle con provvisori partner single con lo scopo di inscenare e mettere a dura prova di fedeltà delle relazioni considerate solide.

Succede così che la lussureggiante Temptation (Fornication) Island si trasforma in una lussuriosa Isola dell’Adulterio Reciproco in un gioco di seduzioni tra Cornuti Consapevoli e finale resa di conti tra lacrime, accuse, rinfacci di colpe e di c’eravamo tanto amati. Ovviamente c’è un conduttore che offre i suoni uffici alle sei Lei e ai sei Lui tra versamenti di lacrime, di “scurdammece o’ passato”, di “non ce la faccio!”, di addii e di viali del tramonto. Un c’est la vie con un bilancio finale di cinque coppie scoppiate, una sola ricucita.  Alla fine si ha l’impressione che quell’isola delle tentazioni e delle frustrazioni con tanto di contratti d’amore strappati, sia la perfetta metafora del non-Governo giallo-verde, con Conte che media tra i contraenti Salvini & Di Maio e con lo share al completo in attesa di sapere chi pronuncerà l’addio e il “c’eravamo tanto odiati”.
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In fondo questi “irreality” di successo sono una lussuosa versione TV dei “fumetti” che furoreggiarono nella seconda metà del ‘900 tra il pubblico femminile, quelli che uno dei suoi inventori chiamava “romanzi d’amore in fotogrammi”. Però con differenze da brivido nei contenuti, per non dire dei cast se si pensa che a raffigurare una “Signora delle camelie” venne chiamata Virna Lisi e che una copertina del settimanale “Sogno” con Sofia Lazzari (futura Loren) fu esposta al Musuem of Modern Art di New York.

Ricordo bene quegli anni per aver sbarcato un po’ di lunario come collaboratore esterno prima di “Sogno” e poi di “Grand Hotel” (il settimanale che la mondina Silvana Mangano aveva in mano in una sequenza di “Riso amaro”). Scrivevo pezzetti di cronaca varia e li consegnavo a mano in redazione a un delizioso collega che – non ci crederete – era Dario Argento. I miei erano pezzetti semplici per lettrici semplici ma proprio per questo mi risultavano più complicati per il dovere di adeguarsi a un pubblico ingenuo ma non stupido. Bisogna aggiungere che l’enorme successo di un’editoria così popolare (più di un milione di copie a settimana), preoccupava molto il mondo cattolico e la sinistra che vedeva nel fotoromanzo un modo di sviare i lettori dai problemi reali, indirizzandoli verso un mondo fittizio e americaneggiante.

Su come riuscire a raggiungere quel pubblico poco alfabetizzato che comprendeva donne e militanti di partito, nel PCI si accesero molti dibattiti, con interventi di Togliatti e di Berlinguer. Sul settimanale “Noi donne” le polemiche furono particolarmente vivaci e alla fine si pensò di arginare il pericolo ricorrendo al lancio di fotoromanzi “politici” nei quali l’intento educativo prevaleva su quello sentimentale. Una materia come si vede di straordinario interesse, tuttora attualissima alla quale ho accennato con estrema approssimazione. Consiglio perciò caldamente la lettura di un recente e avvincente volume (Il fotoromanzo. Metamorfosi delle storie lacrimevoli (Meltemi, 2019) in cui l’autrice, Silvana Turzio, vede tra l’altro nel “fumetto” un genere anche politico di controinformazione.

Giuseppe Tabasso182 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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