La teoria dei piedi sul prato

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Liana Marino al «Giardino dei ciliegi» di Montemitro

Qualche volta il Molise stupisce. E dà speranza. La grazia e l’eleganza di una cantautrice molisana, che proprio di queste due virtù – la grazia e l’eleganza – fa i punti fondamentali della sua poetica, hanno reso gradevole e profonda una serata d’agosto di un Molise, contaminato dalla cultura croata, contemporaneo nell’attenzione alle nuove e necessarie visioni del mondo.

Liana Marino, one woman show, chitarra e voce, ha raccontato un mondo di piccole cose e di piccole emozioni. Piccole perché appartenenti alla vita delle persone normali, che vivono e combattono in un mondo che si allontana sempre più da quella bellezza che dovrebbe salvarci.

Amori finiti, luoghi amati, momenti del passato recuperati e salvati dall’oblio, sguardi conosciuti da poco e presto abbandonati… un catalogo di oggetti che emozionano e che diventano necessari per chi vuole riavvicinarsi, anche solo per il tempo breve di un concerto, alla purezza. Queste le cose raccontate con «grazia ed eleganza».

La chitarra di Liana Marino ha lavorato per sistemare le melodie della voce su un piano, armonico e ritmico, sofisticato e importante, difficile e ricercato. Così che quanto proposto dai testi è riuscito sempre a trovare il tappeto adeguato su cui adagiarsi per poi arrivare, in modo efficace, all’ascoltatore. La voce, intonatissima ed emozionante, con echi di Grazia Di Michele se è proprio necessario un paragone, è sempre riuscita originale.

La cantautrice molisana, dunque, è sembrata davvero matura e capace di affrontare da sola qualsiasi tipo di pubblico. E il pubblico del «Giardino dei ciliegi» di Montemitro è stato attento e silenzioso, desideroso di ascoltare ancora, anche oltre la fine del concerto.

La magia di Liana Marino – ecco la teoria dei piedi sul prato – ha liberato le sue vibrazioni in uno spazio eccezionale. «Il giardino dei ciliegi» di Montemitro è una fattoria sociale che permette il contatto con la natura a tutti, anche a chi ha difficoltà di deambulazione. E lo fa con un’attenzione ai nuovi problemi del mondo che si ricollega senza alcuno sforzo alla tradizione del territorio che viviamo. L’apericena che ha preceduto il concerto era servito sul prato, con tavoli e sedie di legno e tovaglie di stoffa; il cibo biologico, perché antico, era servito in piatti di porcellana; il vino bevuto dal vetro.

Insomma, mancava la plastica, il cemento, il monouso. Finalmente un Molise vero, attento alla forma e al contenuto. Semplice e ricercato. Come tutte le cose belle.

Giovanni Petta13 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017) e «Cinque»; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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