Nuovo Governo/Se i Vaffa Boys cambiano stile anche a livello locale

primiani

testata sblog tabassoMentre era ancora in corso il voto sulla piattaforma Rousseau, il consigliere regionale 5Stelle Angelo Primiani ha voluto far sapere di aver votato Sì alla nascita del nuovo Governo.  La vera notizia era che avesse votato NO, ma va bene così.
Poi ne ha spiegato così le ragioni: “Innanzi tutto, una forza politica responsabile che ha ottenuto 1/3 della fiducia degli italiani, doveva farsi carico dei problemi urgenti che attanagliano il Paese”. Peccato però che Primiani sorvoli su quel terzo di fiducia dimezzatosi proprio perché i problemi urgenti attanagliavano in peggio il Paese.

Poi aggiunge: “Andando a votare getteremmo il Paese nel baratro”. Siamo più che d’accordo se per “baratro” s’intende un Governo di guidato da un personaggio come Salvini che si è presa la metà di quel terzo di fiducia acquisito dai 5Stelle gettandoli nel baratro di una marginalizzazione dalla quale lo ha salvato l’odiato PD.
Primiani si dice poi “convinto che ci sono i margini e le persone giuste per lavorare su un programma comune di governo, in grado di affrontare le sfide epocali che ci aspettano, al di là delle numerose politiche scellerate portate avanti dal PD.

Ora, a prescindere che in materia di “politiche scellerate” anche il M5S ha parecchi peccati da farsi perdonare, come dimenticare quel biglietto vincente della lotteria elettorale smarrito in spiaggia da un obnubilato Matteo Salvini? E’ per quel provvidenziale colpo di sole se sul Movimento 5 Stelle non è calata una notte di San Lorenzo. Il consigliere Primiani conta quel che conta, però le parole contano e quell’accenno alle “politiche scellerate portate avanti dal PD”, non gli è certo scappato per turbare l’iniziale clima di luna di miele giallorossa, tuttavia rivela una sostanziale incapacità di scrollarsi di dosso il DNA dei Vaffa Boys. Come uno che convolasse a nozze solo perché lo stipendio della sposa gli serve per sbarcare il lunario, come se l’alleato fosse un donatore di sangue momentaneamente ospite di Palazzo Chigi per necessità di sopravvivenza.

Ad ogni modo la battuta dal sen fuggita a Primiani è stata utile a farci capire la difficoltà di ristabilire un clima di decantazione e la urgente necessità di una vera intesa, diversa cioè dalle oscene “salvo intesa” del Governo di cui ci siamo liberati in continua guerra civile. Siamo dunque all’inizio di una ricomposizione difficile e senza alternative non solo a livello nazionale ma locale. La posta in gioco è un ritorno della Destra più Destra che si può e di questo deve esserne consapevole soprattutto chi si professa né di destra né di sinistra. Una responsabilità enorme in una regione depressa e in declino di valori.

Giuseppe Tabasso117 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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